di Daniele Coltrinari

Ogni volta è la stessa storia, quando vado via il gatto dei vicini di sopra entra inesorabilmente in casa mia, non è stato però l’unico ad apprezzare fin da subito quest’appartamento. «È una catapecchia, però a questo prezzo e in questo quartiere, sarà introvabile tra poco tempo. Prendiamola!».

Un salotto con una grande finestra, due stanze da letto senza finestre, una cucina piccola con una finestrella minuscola che da sulle scale interne del palazzo.

Poi il bagno, anzi il mini bagno con una porta scorrevole, se la chiudi sei isolato nei tuoi pensieri e nei tuoi bisogni, se l’apri, il fornello dove cucini è davanti a te ed è appena uscito il caffè che avevi messo sul fuoco cinque minuti prima.

Quando ho trovato anni fa quest’appartamento insieme al mio amico Marco, la proprietaria era indecisa se affittarlo o no a degli stranieri, il mio futuro coinquilino riuscì a convincerla, non si arrendeva mai davanti a nulla e spesso otteneva quello che voleva. Per anni abbiamo condiviso una casa situata al terzo piano di un vecchio edificio di inizio ‘900, a due passi dal Panteão Nacional.

«Sarà impossibile vivere per noi comuni mortali qui tra qualche anno».

Aveva quasi ragione Marco, lui poi se ne andò a Istanbul, portato lì da un amore conosciuto a Lisbona, prima i che i prezzi degli affitti e degli immobili aumentassero in maniera vertiginosa. Oggi trovare una casa in città e a prezzi “normali” sta diventando impossibile, si lucra più possibile sui turisti, la maggioranza degli appartamenti in affitto sono per brevi periodi.

Acquistare un immobile in centro, invece, è una prerogativa delle star internazionali del cinema, della musica e del Jet set in generale, basti citare la pop star Madonna, avvistata più volte nei vicoli del mio quartiere.

Like a Lisbon, insomma.

Aveva quasi ragione perché io invece resistevo, per una botta di culo che non capivo e che non so quanto sarebbe durata, la proprietaria non mi annunciava mai un aumento dell’affitto, magari per mandarmi via, ristrutturare l’appartamento e riaffittarlo ai turisti.

Vivevo ora da solo, in una “catapecchia” e in un quartiere ultra turistico.

Poco dopo il mio rientro in casa, il gatto miagolando mi saluta ed esce dalla finestrella della cucina dove era entrato, ha svolto il suo compito, controllare l’appartamento in mia assenza. Ora salirà le scale interne di questo palazzo a sei piani e si fermerà al quarto, uno sopra il mio, ha sentito aprire la porta dei miei vicini, una famiglia portoghese composta da un uomo e una donna, marito e moglie, tutte e due intorno ai cinquanta anni e un figlio sui venti che di pomeriggio fuma erba in balcone. Per fortuna oggi non ci sono partite di calcio, anticipi, posticipi, coppe europee o nazionali, quando gioca il Benfica è impossibile riposare, tutti si mettono a strillare nel palazzo, tutti sono tifosi della gloriosa squadra della città, quasi due ore di totale barulho come dicono da questi parti.

Sono stanco e voglio dormire, ogni volta che torno dall’Italia rimango sempre destabilizzato, Lisbona, così meravigliosamente lenta ma solo in apparenza.. cerco di addormentarmi sul vecchio divano in casa, meno di un’ora fa sono atterrato all’aeroporto di Portela, a meno di 10 km dalla città, comodissimo, finché non ne costruiranno uno nuovo che lo sostituirà o che magari sarà destinato esclusivamente ai voli internazionali.

Da Portela è facilissimo e velocissimo arrivare in città, almeno per me, prendo la metro, tre fermate e scendo, quindi treno dalla Stazione Oriente e in meno di dieci minuti, se azzecco le coincidenze, sono a Santa Apolónia, a meno di 500 metri da casa mia, anche se poi dovrò affrontare il breve tragitto tutto in salita.

Estação de Lisboa-Santa Apolónia, stazione ferroviaria e metro dove partono i principali treni internazionali a lunga distanza verso l’estero, come le linee Lisbona- Parigi e Lisbona-Madrid e quelle nazionali ad alta velocità verso il nord e il sud del Portogallo. Oggi nei pressi della stazione non ci sono più mendicati e barboni, sono stati cacciati via, per loro non è più possibile stare qui, Santa Apolónia non è ora solo un luogo dove prendere il treno o la metro, adesso è anche un hotel a cinque stelle.

Ero a conoscenza di questo progetto ma vedere i lavori terminati è stato comunque un colpo al cuore.

Nei piani superiori e negli edifici adiacenti, sempre di proprietà del Comboios de Portugal, si trovano ben centoventi camere, un investimento da oltre 12 milioni di euro e una concessione comunale ai proprietari dell’Hotel per 35 anni con rinnovo opzionale alla scadenza, la strategia è chiara, aumentare al massimo l’offerta di Lisbona, la più importante metà turistica in Portogallo.

Nel piazzale antistante la stazione, dove i taxi aspettano gli stranieri in vacanza
per scorrazzarli da una parte all’altra della città, c’è ancora, inaugurato nel 2010 e realizzato da un giovane artista locale, un gruppo scultoreo raffigurante un uomo e la sua famiglia con la valigia, un omaggio agli emigranti portoghesi che partivano da qui verso altri paesi per lavoro.

Oggi i portoghesi, soprattutto giovani, continuano a emigrare all’estero e chi rimane vive spesso fuori città, la capitale ora è zona esclusiva per i vacanzieri di tutto il mondo e per chi si è potuto comprare un appartamento, se non addirittura uno o più palazzi, a prezzi da capogiro.

«Ogni volta che vengo a trovarti vedo dei ragazzini che giocano di fronte la chiesa di Santa Engrácia, infischiandosene dei turisti!».

Simone non sa proprio avvertirti per telefono, lui ti piomba all’improvviso e ti citofona, sperando di trovati. «E si, Simone – gli dissi mentre lui era concentrato a rullarsi una galinha, una sigaretta truccata, così la chiamava.. poco dopo averlo fatto fatto entrare in casa – io li vedo quasi ogni giorno che scalciano il pallone, incuranti dei turisti, nel piazzale di fronte all’entrata della Chiesa di Santa Engrácia, sorta del XVII secolo, convertita nel Panteão Nacional nel 1916 e famosa per la sua imponente cupola, che si può vedere fino alla periferia est della città.

È un luogo magico e simbolico, ospita cenotafi di eroi e protagonisti della storia portoghese, da Vasco da Gama, ad Amália Rodrigues e tanti altri ancora!».

E allora eccoli lì, questi ragazzini che sognano di diventare Cristiano Ronaldo, all’ombra del Panteão, dove all’interno si trova anche il cenotafio di Eusébio Da Silva Ferreira, detto Eusébio, fino ad adesso il più grande calciatore mozambicano della storia, quando però il Mozambico era una colonia portoghese. Ho visto una volta un bambino dribblare tutti i suoi avversari, calciare con forza inaudita il pallone e colpire in faccia un vacanziere, goal e occhiali da sole del turista colpito che volano in aria, mentre il trolley se ne va per conto suo fuori controllo.

Simone accende la galinha e mi chiede se favorisco, meglio di no, ci manca solo sballarmi ora, il fumo che respiro passivamente però mi da comunque alla testa e dopo nemmeno cinque minuti, mentre lui mi parla di eventi e di feste da organizzare  mi torna in mente che un antico edificio di fronte al Panteão è in ristrutturazione, a breve sarà terminato e diventerà un palazzo extra lusso.

Alface, lattuga, arriva dall’arabo alHaSa ed è servita per coniare l’espressione alfacinha, il soprannome con cui sono stati battezzati gli abitanti di Lisbona.

Ecco, forse ci penseranno gli alfacinhas più giovani a fermare la turistificazione in corso e a fare la rivoluzione, giocando a pallone sulla piazza antistante all’entrata del Panteão Nacional, abbattendo i turisti uno a uno con le loro giocate alla Ronaldo e con la benedizione di Eusébio.

«Cazzo, sono già le quattro scappo al lavoro, ho il turno pomeridiano, vabbè che è giovedì e non mi è capitato il fine settimana, però è sempre una gran rottura di coglioni! Ci vediamo questi giorni, bella lì», fa Simone mentre tira l’ultima boccata prima di andare via lasciando quasi metà galinha dentro il posacenere.

Daniele Coltrinari ha pubblicato C’era una Volta in Portogallo (Tuga Edizioni, 2016), 40 anni dopo la Rivoluzione dei Garofani (Raggiaschi Editore, 2014) ed è coautore di Lisbon Storie (2016) il primo documentario indipendente sugli italiani che vivono e lavorano da anni a Lisbona.