È una di quelle giornate in cui non mi sopporto da solo. Mi sento un corpo con addosso dei vestiti. La motivazione è finita da settimane, finita sotto ai piedi, vuoto e stanco.

Beh, mica tanto vuoto, il desiderio per Lei è l’unica valida ragione di vita, vedere le sue labbra schiuse da un sorriso allegro è l’unico miraggio per il quale vale la pena attraversare questo deserto d’intenzioni che sono io oggi. Non so neanche perché sono sceso alla stazione di Roma. Roma sulla linea verde di Lisbona, non vorrei confonderti.

Certo che sono sempre a Lisbona, dove vuoi che vada? Se non sto lavorando sto lavorando. Maledizione. E adesso, vado in quale direzione? Un delfino spiaggiato. No aspetta, un delfino è più intelligente di me. «E gli stronzi stanno sempre a galla». Si, a Gallarate. No, a Roma! Là sta’ pieno e occupano pure i posti migliori, in Parlamento e al Senato. Ma chi se ne frega, coglione io che non mi sono garantito un posto con loro. A quest’ora stavo a pancia piena e con le palle svuot… evito che una macchina passando in una pozzanghera mi faccia la doccia.

Ricomincia a piovere ma è solo una nuvola passeggera grande quanto l’Africa intera. L’intero quartiere è avvolto in un’ombra, tonalità umide di blu e viola si acquarellano coi grigi seriosi degli edifici, imperturbabili scheletri di ferro e cemento. Caverne. Caverne in cui rintanarsi mentre fuori la natura impazza, standosene nel calore di un’abbraccio, alimentando il fuoco di una passione.

Continuo a pensare a Lei, ai suoi baci, la voglio tra le mani, sentirla godere, mannaggia a me che non ho più il suo numero, che disastro che sono. Devo riuscire a liberarmi da me stesso senza aspettare di morire, devo risolvermi interiormente e avere un bel saldo positivo sul conto.

Mi chiedo se la libertà di cui ho sempre goduto fino ad oggi sia dipesa proprio dagli equilibrismi che ho fatto, lanciandomi in mille avventure anche senza avere una corsia d’emergenza o qualcuno pronto a salvarmi dalle sabbie mobili in mezzo ad una giungla. La giungla è la mia mente e oggi mi ci sono risvegliato dentro completamente disorientato.

Attraverso quartieri di palazzi grandi come scatoloni pieni di vite e di altre giungle intricate. Ci fosse almeno Lei sarebbe già un giardino incantato. Provo a passare ao salão dove lavora, la speranza è l’ultima a morire, le posso lasciare un messaggio scritto, magari lo trova Lei per prima e le farà sicuramente piacere sentirsi desiderata, la voglio, poi sì che potrei nuovamente affrontare la giornata.

Arrivo a Entrecampos, mi piace il monumento nel mezzo della rotonda, epico, ricordando lotte per la sopravvivenza, sacrifici estremi. Gli aerei tagliano fragorosamente il cielo appena sopra le antenne dei palazzi. Intorno c’è tanto spazio ed edifici sempre più grandi, palazzi che inghiottiranno interi continenti. Chissà cosa costruiranno in quella spianata desertica che corre parallela all’Avenida da República fino alla stazione. Riconosco la scritta Teleperformance su uno dei tanti palazzi che sfidano il cielo. Mi rincuoro pensando che almeno da lì son riuscito ad uscire e non devo assolutamente ritornarci.

Non mi ero mai sentito così tanto servo dello stesso sistema che tanto critico, ero un ingranaggio e il peso degli ingranaggi più grandi lo sentivo tutto, tutto a girare intorno a me e alle risposte che davo, dipendeva tutto da me in quel momento. L’assistenza clienti o il famigerato “post vendita” una fase delicata ma comunque marginale, dato che intanto il prodotto era stato venduto, affare fatto.

Qualsiasi inconveniente dopo è solo una bega da risolvere, spulciando la soluzione tra le fitte righe di un contratto.

Non ho un pezzo di carta. Entro in una pasteleria, sbircio il menù, prima o poi dovrò pranzare. Chiedo un caffè, cerco tra i flyer pubblicitari uno che abbia spazio bianco dietro per scrivere un messaggio a Lei.

«Sou Simone, o italiano, perdi o teu numero, o meu agora é 915789985 por favor chama-me! Tanta saudade tua, bjs». Vado al negozio, chiuso. Infilo il messaggio sotto la porta e con un colpo delle dita, come si faceva con le biglie, lo faccio scivolare bene sotto alla porta, riesco nel silenzio della rua a sentirlo addirittura scivolare sul pavimento lucido dell’entrata.

Mi allontano incrociando le dita. Supero altri due quartieri incantato dalle nuvole giganti che sorvolano Lisbona, il cielo s’è aperto, azzurro, promettente, ottimista, «forza Simo hai ancora tutto un pomeriggio e la serata, dai dai dai!”» ma se non mi butto tra le coperte a fare l’amore non son contento. Viziato. Affamato.

Entro convinto alla Camponesa, sembra una di quelle tasche dove si mangia bene. La cameriera è così bella che sento di aver azzeccato finalmente qualcosa oggi. Zuppa di legumi e poi un piatto pata de vaca che potrebbe sfamare tre persone. Godo lentamente ed esco un’ora dopo pieno come il sacco dei regali di Babbo Natale, potrei rotolare. Ottimismo e altre cose positive iniziano a circolare in corpo.

Passeggio per smaltire il cibo lungo le gambe, la cintura è un serpente stritolatore che ha rinunciato all’abbraccio mortale e ha mollato il colpo. Mi basta il benessere a reggere i pantaloni.

Dei manifesti sotto al cavalcavia attirano la mia attenzione. Uno rosso acceso rappresenta un classico detective in impermeabile, cappello elegante, intento ad accendersi un sigaro nella notte alla luci al neon di qualche città americana. “Malibù Ninjas”. A fianco uno arancione con una tartaruga ninja a mangiarsi una fetta di pizza col salame piccante. Mi ricorda Michelangelo, la tartaruga ninja appunto, quella con la maschera arancione. Leonardo blu, Raffaello rossa e Donatello viola. Non capisco che roba sia, c’è solo scritta la gmail: Malibù Ninjas.

Me la segno.

«Ma come ti viene in mente di scrivere ad un indirizzo trovato su un muro?», sta’ voce allarmata che mi suona in testa sembra quella di mia madre, ma non rompere, bisogna dare fiducia agli artisti e ai messaggi che si trovano in giro, spesso una connessione esiste davvero. Se aspetti che qualche verità o evento da svolta arrivi solo tramite il filtro di gente fidata e conosciuta, campa cavallo che l’erba cresce.

Piuttosto: messaggi, simboli, stickers, manifesti, ne ho di idee, dovrei inondare i muri di questa città e di tante altre. Che nuovo manifesto potrei fare? “La carta di Lisbona.” Non sarebbe il primo trattato a portare il nome della città che amo. Lisbona è così pacifica che permette di trovare il tempo e lo spazio per immergersi più a fondo nel proprio interiore e analizzare con più lucidità i problemi che affettano la nostra società. Ci vuole un taglio netto.

Perché fare sconti? Perché non sguainare le vere intenzioni anche sapendo che sono taglienti? La società in cui viviamo, nonostante il trucco e parrucco e il botulino, è ancora molto violenta e primitiva.

E chi scalcia in cima alla piramide non va per il sottile. Ecco perché credo sia utile e necessario rivedere le forme e le geometrie della nostro sistema, decapitare le piramidi e passare a dei trapezi, trapezisti del pensiero e dell’azione, fino a fare quadrato intorno alle nostre comuni e reali necessità: salute, alimentazione, infrastrutture, un governo di buon senso fatto con legalità e uguaglianza.

Con tanta lungimiranza si arriverebbe alle galassie più remote, anche dentro noi stessi, proclamando la libertà di pensiero e fomentando la Meritocrazia ad ogni angolo del pianeta.

Prima, ovviamente, bisogna far pulizia in casa per poter accogliere il nuovo pensiero-ospite che avanza. E accoglierlo sarebbe davvero una grande opportunità, più di una data con una star.

Io un’idea di rivoluzione ce l’ho e se mi ritrovo un microfono puoi star certo che la racconterò e la disperderò nell’etere e nella rete, per farla arrivare ad ogni timpano e neurone che intenda ogni mia intenzione e codifichi ogni mia emozione.

 

 

La carta di Lisbona

La nostra società non ha bisogno di leader. Ha bisogno di persone competenti che facciano il loro dovere senza interferenze, senza troppe cerimonie, sapendo che anche ogni altro paese è allineato su questa visione: il bene comune. Usare il meglio delle nostre capacità per risolvere concretamente i problemi. C’è bisogno di difendere ideali e valori che siano orientati al plurale, verso un bene comune per tutti noi. Tutelare e rispettare l’ambiente che abbiamo, l’agricoltura, la terra, sono ancora indispensabili per garantirci una vita più equilibrata anche perché fino ad oggi questi elementi ci hanno garantito l’esistenza. Squadra vincente non si cambia.

Smettiamola con i veleni, smettiamola di vivere tra i gas di scarico e i resti di un folle consumismo predone. Le imprese fatte in nome del profitto non possono essere più importanti di una Costituzione basata sul sacrificio e la ragione di chi ci ha preceduto. Non possiamo accettare di essere comandati da dei criminali. Persone competenti devo occupare i ruoli cardine per garantire che l’umanità possa crescere e studiare assistita dal meglio delle nostre conoscenze, condividendo e rafforzando la nostra consapevolezza. Siamo davvero sullo stesso sasso che gira in un universo ancora incompreso ma di cui facciamo parte.

A bordo della stessa barca. Facciamo di questo pianeta un’arca di Noè. La pace e la convivenza tra differenti culture è necessaria. Anche quando questo possa significare rispettare delle distanze evitando interferenze. La vita stessa si basa sulle differenze. Chi minaccia questa coesione e chi l’ha tradita per corruzione non potrà mai recuperare questa visione.

Non possiamo più farci limitare dal denaro e dall’ignoranza.

Siamo troppo speciali nel nostro piccolo per sprecare il nostro tempo schiavi di un sistema ripetitivo, poco creativo e arrogante.

Dobbiamo lasciare fiorire più idee e l’unico valore competitivo dev’essere il miglioramento per tutti. Evitare sprechi e vietare la produzione di mediocrità.

Devono essere fatte ed applicate leggi per tutelare un’esistenza degna di essere vissuta e nobile di spirito. Non dobbiamo essere sempre ingannati, non dobbiamo lasciare i nostri simili a morire per le strade, non dobbiamo essere gelosi di condividere soluzioni umane e intelligenti. Dobbiamo metterci più spesso in discussione ed essere coerenti con una visione d’insieme: il profitto non deve più essere la priorità. Filosofia nelle scuole per allenare i cervelli a pensare, per dare valore ad ogni singolo, perché dietro ad un singolo si nasconde un pensiero, una visione, una risposta o una domanda che solleva un intero popolo.

Migliorarci è la più nobile intenzione. Che vengano sradicati gli ostacoli, fino alla radice. Troppe persone hanno sofferto fino ad oggi per una storia opportunista e basata sulla conquista. Liberiamoci dal nostro lato peggiore che è anche il nostro più grande oppressore.

Rifiutiamo di essere complici e svegliamoci in un mondo dove ci si impegna a fare di meglio.

Per quanto possa sembrarti fragile, la tua volontà o una tua idea sono come un faro nell’oscurità. La nostra umanità è il fuoco per confortarsi e difendersi in mezzo al niente.

Per ora uso dei “lividi vinilici” e delle rime senza dottrine ma voglio intercettare un segnale di cambiamento, un importante mutamento, che dovrebbe arrivarci a naso, come l’odore della terra bagnata trasportato dal vento.

 

 

di Simone Faresin 

 

Da qualche parte ho letto che finché un uomo ha una storia da raccontare ha un’opportunità in più di sopravvivere. Carico il mio vecchio revolver, ho solo 4 colpi. Rullo di tamburo, pronto in un click. Sono un cacciatore d’immagini e un cacciatore di storie; storie dal sottobosco, da un altro tropico e storie da grandi megalopoli. Seguo le tracce fresche di un’umanità mammifera che sopravvive in una società sempre più insettifera. Troverò la regina che dalle cavità della terra comanda questo caos frenetico, l’ultimo colpo è per Lei.

4 Colpi è un progetto letterario di Simone Faresin in collaborazione con Sosteniamo Pereira. 

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