4 Storie in 4 ore. Mezzanotte in. Non c’è nulla da Temer

di Simone Faresin

Riti. L’Adamastor e il Brasile contemporaneo.

Finalmente incontro Ritiele “Riti” in pizzeria da Mino. È da un mese e mezzo che voglio intervistarlo. Riti, da buon músico di strada, è dentro a tutti i giri ed é informatissimo sulla lotta sociale in corso per l’Adamastor, la piazza più social di Lisbona, altro che facebook.

Il Miradouro de Santa Catarina è al centro di una lotta tra ricchi impresari stranieri che si sono accaparrati una delle mejo ville storiche in centro a Lisbona, contro una vedova che lotta per mantenere il quiosque del defunto marito, uno dei miei baretti prediletti a Lisbona, specialmente per la vista e lo zoo umano che l’Adamastor offriva. Adesso di questo zoo umano c’è solo la recinzione che soffoca il concetto stesso di miradouro.

Riti suonava lì fisso tutti i giorni, una free-town senza frontiere degenerata da piazzetta in centro a molo del porto tra sbarchi di immigrati più o meno regolari e sbarchi di matti senza cura, tra studenti che si spaccavano da paura e solitari che solo volevano rollarsene una. Inoltre Riti è brasiliano e sono curioso di sentire un suo punto di vista sulla situazione in Brasile. Nota bene: questa discussione risale a inizio settembre 2018, quindi Bolsonaro era solo una minaccia all’orizzonte, c’era ancora Temer e non sembrava ci fosse nulla di più da temere.

Adoro rivedere i fatti a distanza di pochi mesi, ha tutto un altro sapore, s’impara a prevedere meglio cosa potrebbe succedere la prossima volta. Come ce la faranno passare sotto al naso? Per esempio: mentre vivevo a Porto nel 2018 avevo seguito molto attentamente il pre-elezioni in Italia aspettandomi una nuova grande svolta epocale.

La disillusione confermata e certificata che ho adesso mi permette di sapere che, senza il minimo indugio, potrei mettere a ferro e fuoco Parlamento e Senato, con dentro tutti i personaggi che fino ad oggi questo teatrino politico lo hanno interpretato, senza nessun rimpianto. Ho visioni meravigliose a volte delle piazze di Roma gremite di gente che urla “merde! Merde!” ai politici trascinati fuori a schiaffi e parolacce, legati a pali improvvisati, frustati a sangue, cosparsi di benza e mega flame.

Non basterebbe comunque a vendicare i secoli di sopprusi e menzogne. Arriverà questo giorno, altro che festeggiare il mondiale di calcio, “Vendetta Sociale!”. Sciogliendo i mafiosi nell’acido e affogando i corrotti in barili colmi dei loro stessi prodotti tossici.

Calma, è solo un trip, non sto ineggiando ad una crociata moderna, nooo, non c’è nulla da temere. Poi, sfogata la vendetta, finalmente mente lucida per riscrivere e rifare tutto, coi dovuti tempi, tornando a vivere davvero, con o senza connessione; senza più la religione per come la intendiamo oggi, senza più stress e corse ai profitti e senza più container pieni di cianfrusaglie a invadere le nostre vite e i nostri spazi fino ai soffitti.

E a proposito di riprenderci i nostri spazi: Riti, com’è la situazione con l’Adamastor?
Approfitto del suo tempo libero, lui si rolla una sigaretta e inizia a raccontarmi tutto.

La Camera Municipal, il comune, non ha saputo presentare prove che giustificassero la chiusura al pubblico del miradouro, non esisteva ancora un progetto di riqualificazione, la chiusura anticipata non era supportata da una valida spiegazione. Il degrado che si era creato era stato un pretesto per intervenire, ma sembra che in realtà i proprietari del nuovo hotel di lusso che troneggia a Santa Catarina, vogliono impossessarsi anche del quiosque nel miradouro.

La proprietaria del chiosco, una Sharon Stone in versione portoghese, è aggrappata al suo lavoro anche perchè é l’eredità che il defunto marito le ha lasciato, non esiste vendere a questi grassi e gonfi portafogli stranieri che arrivano con la presunzione di poter comprare e fare ciò che vogliono.

Chiudere l’Adamastor è stato un chiaro attacco alla sua attività, della serie “vediamo quanto duri adesso”.

Nonostante la recinzione stemperi il páthos della vista, l’esplanada del chiosco è ancora frequentata. Non ci sono più frotte di genti da ogni parte del mondo ma solo gli spaccini e i passanti. Quello che preoccupa e che sarà tema di una riunione con il Presidente della Camera Municipale (il Sindaco) è il futuro dell’Adamastor, visto che si vocifera di una recinzione fissa a tutelare il fazzoletto di giardino intorno alla scultura e di un possibile accesso ristretto.

Tipo che se vuoi andare all’Adamastor devi stare in lista.

Nooo, vabbè stanno male. Io non mi stupisco neanche, a Porto c’è un miradouro che è proprietá privata di una Marchesa di sta gran ceppa reale di montone e ogni giorno il cancello apre alle 8h e chiude alle 20h. Miradouro da Vitoria. Miradoro privato/Punto panoramico, su Google infatti dopo le 20h te lo da fechado. Ho assistito al fenomeno della Luna rossa da questo privilegiato punto di vista, ottimo per ammirare il Douro che trionfalmente si accinge ad affrontare le ultime curve prima di sfociare nell’Oceano.

L’Oceano, l’Atlantico, quante volte l’ho contemplato dall’Adamastor sognando di arrivare dall’altro lato. E il Tejo? Non l’ho mica dimenticato. Con quei colori al tramonto, quante volte l’ho fotografato.

Se cerchi Adamastor Lisboa lo da ancora Aberto 24 horas. Scatta la “googolata”.L’Adamas’ come lo chiamavo io, rappresenta il significato di “tempestoso” per capire come era, una bufera rabbiosa come una chimera.

Un gigante ribelle contro lo stesso padre Zeus, un Mostrengo per Fernando Pessoa, una forza sovrannaturale messa a guardia del Capo di Buona Speranza per dissuadere i navigatori dal continuare la traversata e dal poter scoprire il caldo paradiso dell’Indico… Cose dell’altro tropico.

(…) “Eu sou aquele oculto e grande cabo
A quem chamais vós outros Tormentório”
Luís de Camões, Os Lusíadas, Canto V

Una tormentata figura mitologica, un tempestoso punto d’incontro tra due oceani, zona di caccia per giganteschi squali che giocano crudelmente con delle foche grassottelle come fossero caramelle. Cabo de Boa Esperança che nome esotico e ottimista. Si pescano pesci spada grossi come gondole. Si arriva poi nell’Indico e verso il Mozambico, il Madagascar e tante isole sorprendenti.

Riti mi stupisce rivelandomi che a capo del movimento a favore dell’Adamastor libero c’è um cara brasiliano, non un portoghese ma un brasiliano. E anche la maggior parte degli iscritti al movimento “per un Adamastor libero” sono stranieri, come se la contestazione non interessasse molto ai nativi del posto, dimostrando che la tribu dell’Adamastor è senza frontiere e globalizzata. Sono in tanti che hanno condiviso qualcosa di intenso e speciale in quel magico punto d’incontro.

E come scrisse Bocage in un sonetto:

Pelos nossos desastres és famoso:
Maldito Adamastor! Maldita fama!

E ho scoperto che un dinosauro ritrovato in Angola porta il nome di Angolatitan Adamastor che significa “titano d’Angola” per la grandezza del dinosauro. Mi ricorda le volte che arrivavo all’Adamastor “a caccia” come un Velociraptor in coppia con Antonio o con Vince’. Riti esce a fumare, scatta la pausa, poi voglio parlare con lui sul Brasile. Da quando è passato tutto in mano a Temer si é delineato un nuovo scenario che è un incubo. Le risorse naturali rischiano di essere divorate ed ogni differenza, invece che essere una qualità della Vita, torna ad essere vista come una forma per segregare ed etichettare alcuni “diversi” dal prototipo “cittadino buono/fedele pecorone nel gregge” che si lascia guidare dal pastore.

Intanto vediamo quando potremo tornare a pascolare all’Adamastor o se rimarrà un piacevolissimo ricordo come tanti altri dettagli spariti in questa grande opera di riqualificazione che sta rimettendo a nuovo Lisbona, proprio come un chirurgo farebbe con una bella tardona.

Continua…

 

4 Storie in 4 ore  è un esperimento letterario di Simone Faresin in collaborazione con Sosteniamo Pereira. Le storie sono una “mistura” tra realtà e fatti ispirati da opere come “Strange Days” e “Essere John Malkovich” raccontando cosa accade in un’insospettabile notte Lisboeta tra le ore 20 e Mezzanotte. Simone Faresin ha iniziato la sua collaborazione con Sosteniamo Pereira pubblicando racconti in “Cose dell’altro Tropico” rubrica dove narra della sua esperienza di 2 anni in Mozambico. 4 Storie in 4 ore è stato scritto tra Lisbona, Maputo, Beira e Porto.

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Simone Faresin a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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