Oggi mi sento così. Diario di un Azulejo – Intervista a Nunzia de Palma

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Gli azulejos – dall’arabo الزليج az-zulaiŷ, ʺpietra lucidataʺ – sono le tipiche piastrelle in ceramica smaltata che rivestono le facciate di molti palazzi portoghesi. Ce ne sono del tipico colore azzurro che caratterizza alcuni grandi dipinti composti da centinaia o migliaia di piastrelle, in molte chiese ad esempio, oppure di molti colori diversi, con motivi geometrici o floreali. Certo è che, per chi arriva per la prima volta a Lisbona, quella degli azulejos è forse la prima, e di sicuro una delle più sorprendenti meraviglie che gli sono offerte. Tanto che la città diventa, per occhi non abituati a tanta brillantezza, un caleidoscopio di colori.

Nunzia De Palma, traduttrice di Ruvo di Puglia, provincia di Bari, da un anno e mezzo a Lisbona, ha associato le immagini degli azulejos raccolte fin dalle sue prima passeggiate nella capitale portoghese, con le sensazioni e i sentimenti di chi si lascia attrarre da colori e forme che a ogni passo catturano lo sguardo. Da questo gioco è nato un libro: Today I feel / Hoje Sinto-me, Diary of an Azulejo / Diário Dum Azulejo, un libro con moltissime fotografie, una curata veste grafica e testi in inglese e portoghese.

 

Ciao Nunzia, nella presentazione del libro scrivi che “ogni straniero che arriva a Lisbona scopre la propria vocazione di ‘azulejofilo'”. Ci racconti quando hai scoperto l’azulejofila che c’è in te?

Subito: a neanche qualche ora dal mio arrivo affrontavo euforicamente tutte le salite di Lisbona fotografando muri e perdendomi in monologanti esclamazioni “Ah!” “Oh!” “Eh!” e compagnia bella. Forse baro un po’ perchè in realtà era la seconda volta che arrivavo a Lisbona per viverci, ma era La volta, quella in cui ti rimbocchi i pantaloni, o le gonne, e affronti tutti i muri e tutti i colori di questa città.

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E com’è nata invece l’idea del libro?

Il gioco azulejofilo, come dicevo, è nato subito. Mi piazzavo di fronte ai muri azujelati chiedendomi: cos’è questo? E quello? Sceglievo le soluzioni meno immediate e postavo la foto dell’azulejo in questione su facebook immaginandomi come una piastella bianca che si descrive ogni giorno – un po’ seriamente, un po’ no – attraverso le foto degli azulejos che incontravo in strada. Ci piazzavo anche alcuni amici, di fronte ai muri: “Mbe – chiedevo – che cos’è?” (Hanno tanta pazienza, i miei amici). E continuavo a postare foto e immaginazioni di immagini. Il gioco mi piaceva, piaceva anche ai miei contatti su facebook, fino a quando un’amica mi ha suggerito di farne un libro.

 

È un azulejo bianco a scrivere il diario, ma un azulejo bianco non esiste, perché senza colore e senza disegni non è più che una semplice piastrella. È possibile leggere questo come una metafora: è solo attraverso le nostre sensazioni e i nostri sentimenti quotidiani, è solo attraverso la luce che ci illumina sempre con tagli diversi che riusciamo a scoprire chi siamo?

Certamente, non a caso ho cominciato a giocare, a cercare sensazioni nei disegni regolari degli azulejos, quando mi sono vista anche io diversa, o meglio in un posto diverso, il che ci diversifica sempre un po’: ci provoca nuove sensazioni, nuove sfide, ci illumina con una nuova luce, come dicevi tu.

 

È difficile immaginare un ipotetico tour degli azulejos, visto che a Lisbona ce ne sono sulle facciate di quasi tutti i palazzi, e che quindi è d’obbligo diventare “camminatori di professione” tra le salite e discese della città. C’è però qualche tappa che suggeriresti, qualche luogo di Lisbona (o del Portogallo) in cui ci sono degli azulejos che trovi particolarmente belli e suggestivi?

Oltre a perdersi volontariamente nelle vie, consiglio assolutamente tre luoghi che ogni azulejofilo dovrebbe inserire nel suo pellegrinaggio:

Il Palacio da Fronteira, ossia quello che credo sia la summa dell’azulejo, il nirvana dell’azujefilo: un palazzo e un giardino ricoperti di storie in forma piastellata che partono dalla mitologia greca per arrivare alla fantascienza delle scimmie che suonano la tromba con il posteriore.

La Quinta dos azulejos a Lumiar, dove se il giardino è fatto di alberi veri, gli animali che lo abitano sono fatti di azulejos.

Le stazioni della metropolitana: paradossalmente, a Lisbona anche sottoterra si possono trovare gli azulejos, e le stazioni della metro sono degne di una visita con perenne bocca aperta (la stazione di Parque è nel mio personalissimo Olimpo blu e bianco).

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Dove è possibile acquistare il tuo libro?

In tutte le librerie portoghesi, sempre dritto, reparto arte, cercare alla voce azulejo.

 

Sei anche una traduttrice letteraria, hai tradotto dal portoghese per Felici Editori Il cane e i caluanda dello scrittore angolano Pepetela. Ci parli un po’ anche dei tuoi progetti futuri per quanto riguarda la traduzione?

Troppa carne al fuoco, potrei risponderti. Ma per rimanere meno nel vago, sto cercando di portare in Italia alcuni fumetti portoghesi, progetto che spero si realizzi entro quest’anno, e alcuni libri per ragazzi, tra cui uno a cui tengo molto si intitola Os livros que devoraram o meu pai di Afonso Cruz, e, sempre per la carne di cui sopra, un fumetto francese e un libro di Sasha Guitry. Viva la gotta!

 

di Luca Onesti

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