In Mozambico aumenta il narcotraffico

La marijuana è una droga prevalentemente prodotta in Mozambico. L’uso della marijuana ha profonde radici storiche ed è entrato nella cultura del paese

Kampala (Uganda) Da  15 anni vari paesi dell’Africa orientale fungono da punto di smistamento della cocaina colombiana. L’epicentro è la Guinea Bissau ormai trasformato in un vero e proprio NarcoState. Dal 2010 il fenomeno viene registrato anche in Mozambico, considerato una delle  nuove frontiere africane dei narcotrafficanti. Le sue porose frontiere, l’estesa fascia costiera e la buona stabilità politico economica rendono il paese un alternativa per le vie della droga internazionali. La mancanza di dati precisi rende difficile quantificare l’attuale gravità del fenomeno che è in continuo aumento considerando il boom di arresti e confisca di partite di droga che si registra dal 2012.

Le principali sostanze narcotiche che passano per il Mozambico sono eroina hashish, mandrax, cocaina e marijuana.

Le prime tre sostanze provengono da Pakistan, India e Afganistan giungendo nei principali porti mozambicani nascoste tra le merci importate. Il network di narcotrafficanti asiatici ha creato alcuni punti di smistamento dove la droga viene impacchettata in dosi singole e spedita in Sud Africa, Stati Uniti ed Europa.

La cocaina è monopolio di cartelli mafiosi colombiani e brasiliani che utilizzano dei mediatori mozambicani, sud africani, nigeriani e tanzaniani. Il paese è utilizzato come punto di transito per i mercati europei e asiatici. Circa il 30% della cocaina che transita per il Mozambico entra nel circuito nazionale. Mischiata con la stricnina viene venduta a prezzi popolari per le strade delle città, bar, discoteche e in case private. La cocaina tagliata sta diventando un nuovo problema sociale e sanitario nei principali centri urbani strettamente collegato alla povertà. Parte della cocaina, di migliore qualità, riversata sul mercato locale è destinata al consumo dei turisti europei.

La marijuana è una droga prevalentemente prodotta in Mozambico. L’uso della marijuana ha profonde radici storiche ed è entrato nella cultura del paese. Normalmente le piantagioni hanno modeste dimensioni e sono gestite su base familiare, rappresentando la principale fonte di guadagno per molti contadini. La comunità pakistana, generalmente basata nelle province nord ha industrializzato la produzione di marijuana canalizzando gran parte della produzione locale per l’esportazione in Europa.

La domanda ha creato un input maggiore tra i contadini di queste province che stanno progressivamente abbinando la coltivazione di marijuana a quella di cereali, frutta e verdura. In alcuni casi la marijuana sostituisce completamente le attività agricole tradizionali. L’aumento della produzione locale è presupposto dall’aumento della marijuana intercettata e confiscata dalla polizia: 31,6 tonnellate cubiche nel 2011.La produzione locale viene abbinata alla marijuana importata dall’Asia che serve ad integrare le rigide quote di esportazione che il cartello pakistano deve rispettare mensilmente.

“Il Mozambico pur essendo toccato dal fenomeno, gioca un ruolo minore nel network della grande distribuzione mondiale di narcotici. Difficilmente il paese diverrà un NarcoState. Nessuno è realmente interessato dai cartelli internazionali della droga al Governo di Maputo. Si sta conoscendo un vero e proprio boom economico che sta facendo uscire il paese dalla crisi dettata dai lunghi anni di guerra civile. Vi sono concrete possibilità che il Mozambico emerga come uno dei principali motori economici della regione assieme a Sud Africa e Angola. Di conseguenza il Governo non ha intenzione di seguire la sorte della Guinea Bissau”, spiega Joseph Hanlon un professore della facoltà di sviluppo economico della Open University.

Uno dei principali indicatori che il governo non considera l’ipotesi di basare il suo sviluppo sui narcotici è il numero di arresti e confische di partite di droga. Secondo Charles Goredema, consulente africano di crimini economici i successi registrati dalla polizia sono un segnale incoraggiante. “Indicano l’esistenza di una forte resistenza della autorità mozambicane a trasformare il paese in uno dei principali punti di smistamento della droga in Africa”.

Il Mozambico é uno dei principali partner dei programmi di lotta al traffico di narcotici gestiti dal Interpol e ha siglato accordi di collaborazione con la polizia e i servizi segreti sudafricani. L’impegno del governo nella lotta contro il traffico internazionale della droga registra alcune difficoltà a causa della mancanza di risorse e della corruzione. I ricercatori Neil Carrier e Gernot Klantschnig nel loro saggio Africa and the War on Drugs denunciano un progressivo aumento della collaborazione tra i cartelli mafiosi sudamericani e asiatici e autorità del governo e polizia. I principali cartelli operanti nel paese avrebbero ottenuto una parziale protezione politica cooptando nel business autorità governative e comandanti di polizia.

Vari sono stati gli arresti di agenti di polizia addetti alla sorveglianza delle frontiere, porti e aeroporti accusati di complicità con le organizzazioni mafiose colombiane, brasiliane ed asiatiche. Al contrario fino ad ora non si registrano serie complicità delle alte cariche al governo. Il sodalizio politica e narcotrafficanti viene registrato tra le autorità amministrative regionali spesso coinvolte nel commercio di eroina permettendo la nascita di società fantasma destinate alla copertura del traffico e dividendo i profitti derivati dalle vendite.

Si registra anche la nascita di baroni della droga mozambicani come Mohamed Bachir Suleman. Il suo nome nel 2010 è stato inserito nella lista dei trafficanti di droga internazionali redatta dagli  Stati Uniti. Secondo il FBI Suleman sarebbe a capo di una complessa industria di narcotraffico e riciclaggio di denaro da lui creata in Mozambico. Un decreto dell’Amministrazione Obama impedisce alle ditte americane di intrattenere rapporti d’affari con Suleman.

Le autorità di Maputo hanno promesso di aprire una serie indagine sulle attività di questo famoso imprenditore proprietario di diverse imprese che spaziano dalle discoteche ai ristoranti, toccando anche i settori edile e finanziario.

A data odierna Suleman rimane un uomo libero e nessuna indagine è stata aperta nei suo confronti. Suleman è considerato un eroe dalla popolazione di Maputo grazie alle sue opere di beneficenza, vive in una villa nella strada dove è ubicata la residenza presidenziale ed è uno dei principali finanziatori del partito al potere: Frelimo.

 

di Fulvio Beltrami

 

Originario del Nord Italia, sposato con un’africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell’Africa e dell’Asia. Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro e curo un blog (Frammenti Africani) su ReteLuna. Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un’accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Fulvio Beltrami a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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