Comunali a Lisbona: bocciate le politiche di Austerity

António Costa, sindaco di Lisbona

Gli esiti delle elezioni comunali di Lisbona dello scorso 30 settembre lanciano un chiaro messaggio, non solo al Portogallo: le politiche di austerity imposte dalla Troika stanno mettendo a dura prova la capacità dei partiti di centro destra di raccogliere consenso e credibilità. Crolla il PSD, il partito alla guida del paese, il quale si è caratterizzato per l’accondiscendenza alle logiche d’austerità che stanno attraversando tutta Europa.
I socialdemocratici riescono così a raccogliere solo il 16,59%, a fronte del 38,66 che avevano ottenuto due anni fa alle elezioni politiche. Un dato considerevole, se si pensa che per le amministrative si è votato in tutte le maggiori città portoghesi. Il partito socialista sale così al 36,4% (dal 28,5%); anche il Partito comunista riesce a salire all’11%, come gli indipendenti che salgono al 6,6%.

Il PS ha così mantenuto la capitale, dove António Costa è stato nuovamente riconfermato, e conquistando città come Coimbra, Sintra, Villa Nova de Gaia, e la presidenza dell’associazione nazionale dei Comuni. A Porto, invece, vincono gli indipendenti andando a eleggere il nuovo sindaco Rui Moreira. In sostanza, la coalizione del PSD e CDS raccoglie circa il 20% dei consensi, a fronte del 43,11% delle precedenti amministrative.

Il primo ministro conservatore Passos Coelho ammette l’ovvia sconfitta, ma esclude le dimissioni del governo richieste, visto il tracollo elettorale, dal leader socialista Antonio José Seguro. Per il momento, il PSD si limita, come minimo, ad anticipare il congresso all’inizio del prossimo anno: “La dimissione del governo in questo momento mi sembra un male per il paese. In qualche modo, il governo deve rimediare a questo disastro elettorale”, dice Coelho.

Insomma, tra crisi di governo e stangate elettorali le forze politiche che hanno scelto di tagliare la spesa pubblica, il welfare e hanno deciso anche di ridurre i diritti sul lavoro pagano il prezzo di fronte all’opinione pubblica e alla disoccupazione che cresce giorno per giorno. Non è da sottovalutare che circa un lisbonese su due non sia andato alle urne: un messaggio che ancora una volta, come in molti altri paesi, continua a significare sfiducia nelle istituzioni e nella politica. Ma d’altronde, i segnali che sono emersi da questa tornata elettorale parlano chiaro: è necessario non solo un cambio di governo in Portogallo, ma di un cambio radicale del governo dell’Europa: se sono questi i primi segnali, di certo occorre non sottovalutarli, giacché emergono da uno di quei paesi che sta attraversando da troppo tempo la miseria della crisi economica e dell’austerità.

di Edoardo Raimondi
Nato agli albori degli anni ’90 a Chieti, in Abruzzo, studia all’Università di Pisa, dove ha conseguito la laurea triennale in filosofia con una tesi su Hegel e l’idealismo tedesco.

Ora a Lisbona, scrive dell’attualità politica e universitaria fra Italia e Portogallo collaborando anche con il giornale “Il Becco” www.ilbecco.it

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Edoardo Raimondi a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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