Dopo una notte particolarmente rigenerante era uscito per una corsetta: un po’ di aria fresca lo avrebbe destato dall’inoperosità di quella pigra domenica di fine maggio.

Le notti le passava a dormire nel suo furgoncino senza luci né dispositivi elettronici che lo tenessero desto. Si svegliava con la luce del sole e godeva della tranquillità d’animo che lo assaliva. Per una strana congiuntura di coincidenze, la solitudine gli dava il tempo di ripensare al passato e riflettere sui suoi progetti futuri.

Talvolta però i tumulti dei rimpianti lo ridestavano.

Durante uno di questi la mente tornò ad un noioso pomeriggio di metà giugno: si rivide stravolto dalla canicola messinese e senza più alcuna motivazione per portare a termine il corso di laurea triennale in Scienze Politiche, quando decise di lasciare tutto e partire per la Grecia.

Nella sua mente c’era il vago desiderio di ricongiungersi con la tradizione ellenica della sua isola. Mancava solo qualche mese, un esame e la tesi prima di potersi celebrare con le foglie di alloro. Nondimeno il suo grande desiderio di avventura ebbe la meglio e posticipò senza scadenze certe suoi impegni accademici.

Ad Atene si era avvicinato al running di resistenza e si era focalizzato sul miglioramento di quelle qualità che ogni giorno coltivava per essere un uomo oltre che un corridore migliore. Nella piana di Maratona, a poco più di 40 km dalla capitale greca, gli ateniesi si difendevano dall’invasione persiana. Filippide, di professione emerodromo, cioè emissario di politici, corse questa distanza per comunicare la vittoria sofferta. Si narra che gli emerodromi fossero capaci di correre 100 km in otto ore circa: il senso del dovere e la strenue resistenza affascinava enormemente Giustiniano.

Della capitale ebbe modo di conoscere molti aspetti socio-culturali oltre che storici. Credeva che un siciliano non avrebbe faticato molto e invece aveva dovuto ricredersi : l’ambientamento fu ostico e difficoltoso. E presto venne il giorno in cui decise di mettere un punto. Il datore di lavoro gli rinnovava il contratto ogni sei mesi e questo lo turbava; senza che se ne rendesse conto il suo abbonamento telefonico era arrivato al quarto mese insoluto; una discussione accesa con il vicino di casa fu l’atto finale, Giustiniano lo interpretò come un segno infausto.

Chiamò dunque i suoi e diede la buona novella : «Oi papi, la settimana prossima torno a Messina». «O che bella sorpresa. Ti vengo a prendere all’aeroporto» disse il padre.

«Ieri ho discusso col vicino di casa. Stavo leggendo ‘Donne’ di Bukowski quando per l’ennesima volta ho sentito gli schiamazzi dal piano di sotto: stavano giocando a backgammon ed io non riuscivo a concentrarmi sul libro. Al che ho deciso di farglielo notare ma non siamo arrivati ad un accordo. Ed ecco che ho capito che è il momento di levare le tende».

«Che libro è ‘Donne’ di questo tale… Bucolichi o come si chiama? Cosa devi scoprire ancora sull’altro sesso che non ti ho insegnato?»

«Ma lascia stare papà, non è questo il punto. Ad ogni modo si chiama Bukowski e narra con ironia e disillusione storie di vita reale in una società, quella americana della metà del XX° secolo, che non funziona. E lo fa anche attraverso le donne che hanno incrociato la sua strada».

Giustiniano, per semplificarsi la telefonata, omise il rapporto sbroccato e intenso che l’autore, randagio e solitario, aveva con le donne che incrociavano la sua strada.

«Interessante. Bon, ne riparleremo al tuo rientro. Ti faccio preparare una lasagna al forno dalla mamma, con mozzarelle di bufala e capocollo».

La madre infatti era al settimo cielo poiché immaginava che il figlio volesse tornare per terminare ciò che aveva lasciato in sospeso. Ed in effetti Giustiniano aveva buoni propositi al riguardo. Ma la vita è piena di sorprese indesiderate: i professori che avrebbero dovuto sostenerlo per la tesi finale non offrirono il sostegno e la cordialità che Giustiniano si aspettava. Inoltre l’INPS pareva ignorare la richiesta del sussidio di disoccupazione per i mesi che aveva lavorato ad Atene. La Motivazione? Nessuna.

Mentre accadeva tutto ciò la madre cercava di motivarlo: «Giustiniano, il mese prossimo uscirà il bando di concorso pubblico per il personale dirigente della provincia di Messina. L’unica condizione è una laurea triennale».

Giustiniano non rispondeva e continuava a lottare senza esito. Si sentiva un eroe euripideo, di quelli con l’animo travagliato che convive con l’incertezza e la finitezza della sua condizione. E per giunta si sentiva incompreso, ragione per cui decise di ripartire nuovamente, la sacca con la sua fortuna in spalla. I genitori erano relativamente costernati dal momento che supponevano che presto sarebbe tornato all’ovile.

La Germania, questo il luogo scelto da Giustiniano, si rivelò crudele e dopo solo un mese di sperperi cercando una via da percorrere, fuggì in Portogallo. Si disse che sarebbe stata una soluzione temporanea, nel frattempo avrebbe eliminato altre mete nella sua personalissima lista del Sud Europa. In Portogallo avrebbe veleggiato, praticato il surf, campeggiato: una spunta alla volta sorseggiando “maturamente” lo splendore della vita. Che spettacolo!

Ma quanto sarebbe durato tutto questo? Il lavoro lo annoiava terribilmente: malauguratamente nemmeno le conversazioni rilassate con i colleghi sui mattoni russi del XIX° secolo lo distoglievano dal tedio endemico dell’ufficio.

Così tentò di cambiare lavoro e azienda: il colloquio iniziale era stato positivo e gli si era profilato un upgrade salariale ma qualcosa si era inceppato, forse perché aveva esitato. Era una di quelle aziende che con il Portogallo non c’entrano molto: high profile, high standard, high five. Nondimeno scelgono il Portogallo per delocalizzare le funzioni amministrative e risparmiare sensibilmente sugli stipendi dei dipendenti. Ed ecco che le succursali in Italia, in Francia, in Spagna e in tutto il nord Europa si riducono o spariscono del tutto centralizzandosi in Portogallo.

L’azienda in questione stava acquisendo personale ed alcuni suoi ex-colleghi ci si erano trasferiti prima di lui. Giustiniano li ricordava perché spesso e volentieri, nella frustrazione quotidiana, incitavano alla ribellione e alla protesta silente attuata con la negligenza più dissoluta. Nella realtà erano puntualissimi ed offrivano anche ottime prestazioni. Lasciarono quando si resero conto che probabilmente la promozione non sarebbe mai arrivata, nemmeno partecipando alle ridicole pantomime del team ludico per la secrezione di dopamine.

Col tempo se ne rese conto anche Giustiniano ma quando ritentò per la seconda volta in questa impresa high profile perché essa stessa lo aveva ricontattato, con tutta probabilità passò al vaglio dei suoi ex colleghi. La risposta alla sua seconda candidatura arrivò più di un mese dopo e fu negativa. Ma perché un rifiuto del genere in questo modo?

Giustiniano ci si stava arrovellando: sospettava che i suoi ex colleghi avessero formato un covo di vipere che aveva sabotato la sua seconda candidatura. Si prefigurava una vipera che inietta il veleno nella safena, nella poplitea o magari proprio nella giugulare: la sua reputazione era stata fiaccata mortalmente proprio così, nella maniera più indegna.

«Ma che te importa di quei manigoldi. Focalizzati sui nuovi obiettivi, la vita va avanti» empatizzò il benefattore Filostrato. «Keep going, keep going» gli ripeteva, «tu puoi!»

«Ho bisogno di cambiare aria» disse Giustiniano. «Andrò in Andalusia, là dove il sole arroventa la sabbia». Questo lungo viaggio nell’affascinante Spagna del Sud avrebbe aggiunto un’altra spunta alla lista del Sud Europa.

Nel progetto di viaggio iniziale avrebbe voluto passare per Viseu, una città del Portogallo centrale che già conosceva. Durante quella prima e, al momento, unica visita ebbe il piacere di visitare la Catedral, la Igreja da Misericordia, il Painel de Azulejos e la Igreja de Nossa Senhora do Carmo.

Fu un programma abbastanza intenso per una cittadina di dimensioni ridotte come lo è Viseu. Pertanto sul finire del pomeriggio decise di andare a rilassarsi dal barbiere, da Oriali, un brasiliano cordiale e gioviale. Gli confessò che il suo nome era in onore del mediano italiano Lele Oriali campione del mondo con una nazionale che nel medesimo girone bastonò Argentina e Brasile.
Che grinta.

«Ancora non ho deciso quando partire per il Sud della Spagna. Nel frattempo conosci qualche testo che mi prepari al concorso per le Ferrovie dello Stato?» chiese ad Adriano.

Mentre gli rivolgeva la domanda, in vista di un possibile rientro in Sicilia, con il portatile sulle gambe, stava leggendo i commenti nel forum del Reddito di Cittadinanza.

«So che ti piace viaggiare, ma come è possibile che un tribuno della plebe come te ambisca ad un concorso per le Ferrovie dello Stato?» gli chiese Adriano.

«Vedi che non ambisco mica a fare il controllore eh!? Non è detto che mi prendano però nel frattempo ho una scusa per andarmene in biblioteca e tenere i miei genitori più mansueti».

«Ah ho capito» disse Adriano. «Il miraggio del posto fisso statale è un’illusione che abbaglia in Sicilia. In questo caso fai bene, se non altro capirai come funziona il concorso e l’azienda stessa».

«Devi vedere le biblioteche come sono giù a Messina, ci sono giorni in cui si vedono più funzionari impiegati che lettori» disse Giustiniano mentre cercava dritte sul forum del Reddito di Cittadinanza.

Tra una sghignazzata e l’altra il telefono squillò, era il padre: «We Giustiniano come stai?»

«Tutto bene, sono in compagnia di un amico e stavamo pianificando il prossimo fine settimana. E tu come stai?»

«Sto bene grazie. Qui le solite cose. Oggi mentre tornavo a casa ho visto l’annuncio di un edicolante-barista che cede l’attività».

«Ah mi dispiace» disse Giustiniano senza troppa convinzione e sempre con lo sguardo fisso sul portatile. Le telefonate del padre non erano frequenti e, per evitare di essere troppo laconico, aggiunse: «Alla fine vendeva amari, sigarette ed altri vizi di prima necessità a pensionati e perdigiorno. Se chiude vuol dire che siamo messi maluccio, non trovi?»

E il padre: «In realtà chiude perché ha vinto un concorso pubblico alla provincia. Si è sistemato». Ci fu un eloquente silenzio che durò almeno cinque secondi; a romperlo, con lieve titubanza, fu il padre: «Allora come va con il Wind Surf? Ora che l’estate si avvicina le giornate saranno sicuramente più propizie».

«Veramente era un corso di vela e l’ho terminato tre settimane fa» rispose Giustiniano. «Papà scusami ma ti devo lasciare, ci sentiamo più tardi, d’accordo?»

Chiuse la telefonata e disse ad Adriano: «Mi hai dato una bella idea. Inizierò a preparare il concorso traendone un duplice vantaggio: migliorerò in questo genere di prove e acquieterò i turbamenti dei miei genitori, del resto il miraggio del posto fisso in Sicilia abbaglia».

«Sai» disse Adriano, «ho più volte avuto l’impressione che chi vince il concorso per un impiego pubblico sia visto con sprezzante, malcelata invidia. Un impiego pubblico vuol dire quasi sempre poca pressione, molte vacanze e stipendio più che dignitoso assicurato per 14 mesi. Immagino che in Sicilia sia visto coma una via d’uscita da un calvario in cui per tirare avanti bisogna inventare più di qualche espediente».

«Magari passo la prima scrematura, a qual punto investirò anche più energie e risorse nel concorso. Nel frattempo farò il bagnino al lido della Civetta esigendo una paga in nero».

«In nero?» lo interrogò Adriano. «Scusa ma perché rinunciare ad un tuo diritto ed essere un vassallo di questa sistema viziato alla base?»

«Perché lo sfizio del reddito di cittadinanza me lo devo togliere. Sogno di farlo fin da quando mi comunicarono il diniego al sussidio di disoccupazione che io esigevo con merito in virtù della mia esperienza lavorativa ellenista».

Adriano guardò il suo amico Giustiniano e sorrise pensando che in Sicilia avrebbe colmato la nostalgia della sua terra: d’estate sole, mare, un po’ di esercizio fisico e qualche buon libro di Sciascia piuttosto che di Hemingway; d’inverno una nuova esperienza lavorativa aprendosi alla conoscenza di una nuova nazione, ma sempre rivolgendo lo sguardo verso sud.

Fermo restando che una volta terminato il ciclo europeo restava ancora il Sud America. E questa volta sarà un sogno che trasuda America, assecondando l’ineluttabile desiderio del meridione.

di Italo Profice

foto di István Tóth

I personaggi e le vicende di questo racconto sono totalmente inventate e frutto dell’immaginazione dell’autore. 

Temporaneamente in Portogallo, Italo Profice è cresciuto a Perugia ed è  originario di Palinuro, là dove già gli antichi greci ne rimasero incantati. Scrive per www.riflesso.info e per www.lagrinta.fr

Nel tempo libero fa l’odontoiatra.