Alla fine hanno deciso di governare da soli con un governo di minoranza, negoziando ogni provvedimento e dovendo trovare maggioranze, anche variabili, ogni volta in parlamento.

Intorno alla mezzanotte dello scorso 6 ottobre, a urne ormai chiuse già da diverse ore e con i risultati certi, António Costa si presentò in una sala affollatissima dell’Altis Hotel a Lisbona, situato nei dintorni di Avenida da Libertade. Costa era felice, il PS aveva vinto le elezioni.

Da quando si vota dopo la fine della dittatura salazarista, lo stato maggiore del PS, il partito socialista portoghese, si riunisce all’Altis a ogni consultazione, è una consuetudine dovuta al fatto che il fondatore di questa catena di alberghi, Fernando Martins, è stato anche una figura importante per decenni dei socialisti lusitani.

Con il 36, 34% si affermava prima forza politica, ottenendo 108 deputati (conteggiando anche i due eletti nei collegi esteri) ma senza raggiungere la maggioranza assoluta, fissata a 116 sui 230 seggi totali, per formare un governo monocolore.

Si percepiva così una piccola amarezza nella platea per non aver ottenuto quello che i sondaggi di qualche settimana prima indicavano, una vittoria schiacciante, quando i socialisti erano dati intorno al 40%.

Costa quella notte all’Altis Hotel aprì subito a una Geringonça bis, quell’accordo programmatico che vide nella scorsa legislatura governare i socialisti con l’appoggio esterno del BE (Bloco de Esquerda) e della CDU (coalizione formata dai comunisti e dai verdi) avanzando l’ipotesi di allargare questa formula includendo anche il PAN (Pessoas-Animais-Natureza) partito ecologista che passava da un deputato della scorsa legislatura a quattro dopo le nuove elezioni (nel 2015 ottenne l’1,39% mentre il 6 ottobre scorso raggiungeva il 3,32%) e a Livre, partito nato anni fa da una scissione con il BE e che per la prima volta con l’1,09% portava una propria rappresentanza all’interno dell’ Assembleia da República.

Ma la storia di queste settimane ha portato a un esito diverso, i socialisti governeranno i prossimi quattro anni da soli, negoziando ogni provvedimento e dovendo trovare maggioranze, anche variabili, ogni volta in parlamento.

I comunisti e i verdi si sono sfilati subito da una Geringonça bis, la loro coalizione, la CDU, dopo il 6,33% e i 12 deputati ottenuti (alle elezioni del 2015 presero l’8,25% portando in parlamento 17 deputati) hanno deciso di puntare alle “piazze”, governare, invece, seppur con un appoggio esterno, non gli ha fatto bene elettoralmente.

Li vedremo sicuramente nei prossimi mesi a fianco dei sindacati, rispetto agli ultimi anni dove sono stati più “timidi” e in alcune occasioni in difficoltà tra l’appoggio esterno al governo e le lotte sindacali da parte di una loro fetta di elettorato.

Pochi giorni dopo anche il Pan e Livre hanno deciso di non far parte di una nuova Geringonça, lasciando così da solo il BE (si conferma terzo partito del paese con il 9,52% (quattro anni prima raggiunsero il 10,19%) mantenendo i loro 19 seggi della scorsa legislatura, unici partner per una possibile intesa con il PS.

A quel punto il direttivo socialista decideva che la cosa migliore fosse andare da soli (in Portogallo è possibile formare un governo di minoranza, basta che i partiti di opposizione si astengono o escono dall’aula durante la votazione), evitando vincoli programmatici e negoziando in parlamento, come già detto, ogni provvedimento. Perché?

Il dibattito pubblico in Portogallo negli ultimi anni si è concentrato fortemente su temi come la redistribuzione del reddito, gli investimenti nello stato sociale, la lotta alla precarietà e il maggior finanziamento del Serviço Nacional de Saúde, ovvero della sanità pubblica. Di questo dibattito constante ne ha sofferto sicuramente il centro destra che ha perso molti voti, se nel 2015 la coalizione Portugal à Frente (formata dal PSD, il partito social democratico, e dal CDS, il partito popolare) prese il 38,50% ottenendo 107 seggi, alle ultime elezioni il PSD è arrivato al 27,76% (79 seggi conquistati), mentre il CDS ha deluso con il suo 4,22% (5 seggi conquistati).

Seppur convintamente all’opposizione, i partiti di centro destra potrebbero essere interessati in futuro ad appoggiare alcuni dei provvedimenti dei socialisti, se il PS dovesse presentare proposte di legge tendenzialmente più neo liberiste.

C’è preoccupazione in Portogallo per una possibile nuova crisi economica e la crescita meno elevata nei prossimi anni; è in questo quadro che le divergenze tra il PS e il BE si sono rivelate il giorno dopo le elezioni: se il Bloco de Esquerda propone una revisione delle leggi sul mercato del lavoro approvate durante gli anni della Troika, per i socialisti è necessario puntare a delle misure che possano rilanciare il potere d’acquisto dei portoghesi.

Se nella scorsa legislatura si è messo fine ad alcune delle misure più violente imposte negli anni dell’austerità come i tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici, ai sussidi e alle pensioni e il salario minimo è stato più volte aumentato, non si è investito invece in settori come la sanità e l’istruzione e la ricerca. C’è poi un grande problema rispetto al tema dell’abitazione, in particolar modo a Lisbona e Porto, le due maggiori città del paese, dove i prezzi degli immobili e degli affitti aumentano costantemente.

Il mercato immobiliare portoghese è tra quelli che più sono cresciuti in Europa negli ultimi anni, questo ha avuto degli effetti negativi su tante persone che sono state costrette a spostarsi in periferia perché se il salario medio nazionale è poco più di 900 euro, gli affitti in città sono ormai mediamente ben sopra i 600 euro. Tutto questo è stato possibile per via della liberalizzazione del mercato degli affitti approvata negli anni dell’austerità, un turismo in continua crescita e a molti investimenti immobiliari internazionali, favoriti da una serie di statuti fiscali agevolati per chi trasferisce la residenza in Portogallo.

Il Banco de Portugal ha già avvisato che si sta formando una nuova bolla immobiliare, senza ancora riuscire a prevedere quando scoppierà, cosa intende fare il governo socialista in merito? La posizione di António Costa è già nota da tempo: lasciare la liberalizzazione del mercato ma allo stesso tempo una delle priorità del governo sarebbe stata proprio il diritto all’abitazione. Se alcune misure sono state già approvate nella scorsa legislatura per intervenire nelle situazioni estreme di chi non aveva una casa, non sono stati messi ancora i soldi necessari per avviare un piano che possa risolvere definitivamente la situazione.

Una delle proposte del BE in campagna elettorale è stata quella di finanziare da parte dello stato nei prossimi cinque anni 100mila immobili distribuiti su tutto il territorio nazionale e con degli affitti accessibili per i meno abbienti, forse è anche per questo che l’accordo tra il PS e il BE non è stato possibile?

di Daniele Coltrinari

 

Quest’articolo è stato pubblicato originariamente su Il Salto con il titolo In Portogallo (non) ha vinto la sinistra. Socialisti verso un governo di minoranza

 

Daniele Coltrinari ha pubblicato C’era una Volta in Portogallo (Tuga Edizioni, 2016), 40 anni dopo la Rivoluzione dei Garofani (Raggiaschi Editore, 2014) ed è coautore di Lisbon Storie (2016) il primo documentario indipendente sugli italiani che vivono e lavorano da anni a Lisbona.