La sveglia non aveva suonato e aveva dovuto alzarsi di soprassalto dal letto. Un tempo si sarebbe recato in ufficio saltando sulla sua bicicletta e pedalando a rotta di collo.

Quel giorno non sapeva nemmeno a che ora avrebbe dovuto essere al suo posto di lavoro. Era uno squallido e deprimente lunedì dal cielo grigio sebbene fossimo all’inizio dell’estate. Decisamente la giornata non era iniziata con lo spirito giusto.

Ad aggravare la situazione ci si era messo anche Adriano che non rispondeva ai messaggi. Giustiniano doveva sapere a che ora doveva andare a lavorare ma la risposta non arrivava. Adriano si era perso nel torbido tunnel delle scommesse sul tennis: era lì davanti allo schermo intento a visionare pronostici, cronologie degli scontri diretti, dati anagrafici, tipo di superficie dei campi e condizione fisica dei tennisti.

E lo si vedeva concentrato, finanche alienato, intento a prendere una decisione sul montante da scommettere.

Giustiniano piombò improvvisamente come un falco pellegrino e lo trovò intento a confrontarsi con la sua dissolutezza: «una cosa ti ho chiesto, cribbio… una sola!».

Adriano cadde dalle nuvole: «stavo per scriverti, sono desolato ma il tempo mi è volato come una poiana della foresta nera».

La poiana è un predatore opportunista di abilità relativamente modeste che caccia piccoli roditori come il toporagno, il coniglio selvatico, la lepre; quando si avventa su carcasse, si spinge fino a rettili ed invertebrati. Se il tempo vola in maniera così insidiosa non è buon segno: l’ambiguo tunnel delle scommesse porta a queste bizzarre involuzioni.

«Dai ci vediamo più tardi per un caffè con nata», lo perdonò Giustiniano.
«Dai, ti offro una meia-de-leite», rincarò sarcastico Adriano.

Giustiniano rise senza voltarsi e se ne andò cercando qualche stimolo, perché la realtà era che le motivazioni languivano tremendamente.

Incorse in Filostrato, il benefattore, intento in un’intensa sessione di riprogrammazione neuro-linguistica al suo vicino di scrivania.

«Mi sento un po’ demotivato», disse Giustiniano, «ma niente che una tazza di caffè non possa risolvere», aggiunse con comprovato ottimismo.

«Scusami, ma stiamo affrontando un argomento di importanza fondamentale: come smettere di procrastinare».

Macedonio ha bisogno di me, ma vai tranquillo che ti raggiungo appena ho terminato questo concetto iniziale».

Giustiniano fissò Macedonio qualche secondo ed ebbe l’impressione che si stesse bevendo le parole di Filostrato come un allocco. Poi si avviò verso la sala della ricreazione. Era già il secondo diniego che ingoiava a forza. Mentre usciva dall’ufficio per prendersi questo meritato caffè guardò la sua postazione di lavoro ed un rigurgito acido gli salì in gola.

Mentre sorseggiava quel caffè dozzinale rimembrò la sera prima, quando era uscito per una bevuta in compagnia di Nicodemo e Filostrato.

Aveva avuto un’insolita voglia di brandy in un locale più riservato, senza quel continuo chiacchiericcio insistente da birreria: «usciamo di qui, ho voglia di riposare le orecchie».

Filostrato non tollerò l’egoismo e si focalizzò sul principio vizioso che aveva generato quella richiesta bislacca. Se si fossero trovati realmente in un locale più riservato, avrebbe offerto gratuitamente una riprogrammazione neuro-linguistica anche a Giustiniano.

«Vedi che Nicodemo è solo al bancone e ha già ordinato da bere. Ti accompagnerei e mi prenderei un Vinho do Porto, ma non è il caso di lasciarlo solo come un barbagianni», aveva detto Filostrato.

Il barbagianni è un rapace notturno solitario, dal volo oscillante.

Giustiniano non aveva mancato di notare la testa leggermente inclinata lateralmente e all’indietro: Filostrato si compiaceva dei suoi deltoidi e ne faceva mostra come il nibbio bruno mostra la sua splendida coda grazie alla quale vola e plana con disinvoltura. Del resto, almeno tre volte a settimana si ritagliava un momento per tre serie da dieci sollevamenti con 100kg sulla panca.

Giustiniano si trattenne dal rispondere a Filostrato e fece un sorriso stirato a Nicodemo che dal bancone li osservava.

Si trattava di momenti concitati che occultavano una sofferenza malcelata. Ma cosa c’era che turbava i pensieri di Giustiniano?

Mentre continuava a sorseggiare il suo caffè, in un un momento di lucidità, scrutando l’orizzonte che si delineava oltre lo splendido giardino del Palácio de Cristal, intravide la soluzione: si sarebbe recato nel dipartimento delle risorse umane e avrebbe dato le dimissioni, con grande tranquillità.

E in un lampo si riappropriò di tutta la serenità smarrita.

Le emozioni con le passioni impediscono all’essere umano una condotta razionale. Tuttavia, talvolta, il raziocinio si libera della coltre opaca che si genera dalla sinergia di queste ed offre visioni e visuali terse. E in uno di quei momenti in cui la tensione alla vita si allenta, Giustiniano, con una cinica valutazione, prese la sua decisione.

E fu come una liberazione.

La notizia delle dimissioni circolò rapidamente tra gli emicicli dell’ufficio e aveva già ricevuto i primi commenti contrastanti dei colleghi increduli: «allora, quando ci sarà il comunicato ufficiale», disse Adriano.

«Finché non vedo la lettera di addio ufficiale non me la bevo», disse Filostrato.

«Per me sta svalvolando, non ne ha il coraggio fin tanto che non scova un’alternativa lavorativa concreta», disse Nicodemo mentre scrutava di soppiatto dietro di sé. Era appena stata assunta una collega originaria degli Urali con un recente passato da modella.

Alta 1.80cm, occhi azzurri, mora, al lavoro si vedeva spesso con un paio di converse rosse, un felpa XL senza marca e dei jeans strappati in uno stile che era a metà tra il gipsy chic e l’hipster decontratto.

«Cosa cerchi?», lo riprese Adriano, «ti vedo abbastanza concentrato».

«Stavo guardando Agrippina e non riesco a togliermi dalla testa che sia una modella low cost».

«Ma smettila, mi sembri il viaggiatore che apprezza gli Airbnb di lusso e poi va a fotografare le molliche di pane sotto al frigo solo per avere lo sconto», lo riprese Adriano.

Filostrato che per questo aveva occhio tirò fuori una foto di Agrippina tutta in tiro e riappacificò gli animi.

«È sempre un piacere parlare di figa con voi, cari compari», intervenne ganzo Giustiniano «ma ho un foglio da firmare all’ufficio risorse umane».

E poche ore dopo arrivò il comunicato ufficiale, redatto con semplicità dissacrante:

Hi colleagues!

As it happens for many of us, and very frequently indeed, it comes also for me the time for goodbyes.

I appreciate working beside many of you: we argued, sometimes we fought, but I hope I’ve left something valuable to any of you.
A big hug especially to my formers and to all the people I started with, more than 2 years and half ago.

In case something (or someone) is left or missing, you are free to reach anytime to my personal email giustinianoilgiusto@gmail.com and remind me the good time we spent together.

I will stay in Porto for a while.

A big ciao to you-all!”

Un ciaone in piena regola che lasciò basita più di qualche persona.

Di giustezza. Al momento dei saluti, durante questo ultimo giorno, aveva un libro sotto il braccio.

Adriano si avvicinò per adocchiare il titolo, si aspettava qualcosa tipo Coloqui con sé stesso dell’imperatore romano Marco Aurelio.

Fu costretto invece a soffocare un sghignazzata per non guastare il momento solenne: si trattava di Factotum di Charles Bukowski.

Non disse nulla, in fondo, pensò, a suo modo era un esempio tanto di stoicismo quanto di cinismo. Henry Chinaski, alter ego dell’autore, non viveva forse in accordo con la natura?

Non accettava forse con relativismo il corso degli eventi? Non affrontava con ironia e cinismo l’opprimente realtà?

Ed è così che concluse questo periodo della sua vita, con una nuova stoica consapevolezza. Un altro se ne apriva senza troppe certezze.

Di certo avrebbe affrontato la vita come un vero stoico, magari alternando qualche impresa cinica a momenti più riflessivi, conditi di buoni propositi ma sempre un po’ disillusi.

Good luck buddy.

di Italo Profice (foto di István Tóth)

I personaggi e le vicende di questo racconto sono totalmente inventate e frutto dell’immaginazione dell’autore. 

Temporaneamente in Portogallo, Italo Profice è cresciuto a Perugia ed è  originario di Palinuro, là dove già gli antichi greci ne rimasero incantati. Scrive per www.riflesso.info e per www.lagrinta.fr
Nel tempo libero fa l’odontoiatra.

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