Scendo lungo la Rua Barão. Barão, Barone, il mago Barone! Il primo prestigiatore conosciuto nella mia vita, il Sig. Barone, amico di famiglia e ricordo bene anche sua figlia.

La prima mora con gli occhi azzurri che avessi visto. Scuole Elementari, “lividi vinilici” nella memoria. Le notifiche di WhatsApp mi distraggono riportandomi dagli anni ’80 al 2019. Chi mi vuole?

I gruppi di WhatsApp mi hanno davvero stufato, quasi ogni minuto qualcuno aggiunge qualcosa e causa lavoro non posso neanche silenziarli tutti. Devo sapere, devo essere collegato, devo essere rintracciabile. Spesso vorrei solo poter uscire senza avere il telefono, altre volte vorrei scagliarlo contro un muro o gettarlo nel Tejo.

Ma non posso. Una catena senza la catena.

E per colpa di Bolsonaro hanno anche messo il limite ai destinatari per ogni messaggio. Abusano delle reti sociali per le campagne elettorali e poi vengono a limitare noi singoli utenti, privandoci delle ali virtuali e dei messaggi con decine di destinatari.

Ci sguazzavo, organizzando ogni mese un evento o un’esposizione mandavo inviti a go-go. Anche solo momenti poetici e di “presa bene” per mantenere alto il morale a tutti i “fra”.

Lo stato di WhatsApp ormai è una produzione costante, cinema in 30 secondi, facendo cheirar Lisboa agli amici connessi in tutto il globo.

Tutti così vicini, tutti così sfuggenti.

Incredibile quanto possiamo comunicare più facilmente ma non risolviamo comunque quasi niente. Anzi, a volte ci s’incasina ancor più facilmente. Un messaggio o una parola interpretata male oppure quando capisci che stai solo scrivendo ad un deficiente. Mannaggia a te e a cosa ti passava per la mente. Inutile cercare d’insistere, non fare il mittente! A proposito, ma il cliente?

Controllo l’ora: il check-in con i clienti è tra dieci minuti, sempre se riescono a trovare parcheggio. Questa zona alle spalle della Sé è solo per i residenti. Apro l’App dei check-in con gli orari e i contatti dei clienti che arrivano a pioggia da ogni parte di mondo per godersi anche loro questa poesia di Lisbona. L’appartamento, Sé Penthouse, è uno dei più belli proposti dalla Smile House, l’impresa per cui lavoro.

4º piano, ampio, tutto rinnovato, lucido e laccato. Su due livelli, camera da letto matrimoniale nel sottotetto rustico, molto romantico, c’ho passato delle bellissime serate nella bassa stagione quando rimaneva finalmente libero anche per tre giorni di fila. Adesso a malapena il tempo di lasciar finire lo staff delle pulizie e già entra un nuovo gruppo armato di trolley. Che traffico. Uà, l’altra sera mentre aspettavo una coppia col volo in ritardo accendo la tv per controllare che funzioni e che film stava passando? Traffic. Spettacolo. Peccato siano arrivati prima del finale. Questi di oggi invece? Su WhatsApp ancora zero risposte.

Apro nel dettaglio la prenotazione. Mr Logan S. 4 persone. Logan, mi ricorda il nome di un personaggio famoso, non ricordo se di un fumetto o di un film.

Altre notifiche, che palle. Sono collegato a tre gruppi di pulizia e al gruppo dei check-in dove ogni ritardo, ogni tovaglietta dimenticata dalle ragazze delle pulizie, ogni asse del cesso fuori posto, ogni gomitolo di polvere scovato dietro al comodino, ogni cane del vicino che caga troppo, ogni chiave persa, ogni cliente non ancora uscito di casa, ogni errore della lavanderia, significa una notifica ed una discussione. Moltiplicato per 24 appartamenti. Botte e risposte su tutto. Ogni giorno. WhatsApp mi piace solo per poter “inciuciare” con maestria, tessere la tela come un ragno ma per poi trombare come un riccio.

Come sono eco-friendly porca trota.

Sta’ rete è fixe per condividere video romantici e per far sapere a tutti dove sarà il prossimo evento o dj set troppo figo da non perdere.

Tutto il resto è una pallosa notifica da cancellare. Uso le conversazioni tipo agenda, lasciando quelle importanti in cima alla lista in modo da vederle ogni giorno e ricordarmi cosa fare. Entra un nuovo messaggio, è Mr Logan: dice che sono all’aeroporto e prendono un taxi tra poco. Logan, Logan S. S.Logan, ah, Slogan. E magari ha un’agenzia pubblicitaria.

Ne ho inventati di slogan fino ad oggi, mi sarebbe piaciuto lavorare creando pubblicità. Le idee non mi mancano.

“La Cultura è come la Vitamina C, non può mancare”. Oppure: “Creatività in movimento.” O il “Sunset Club” e tutti i messaggi relativi al benessere psico-fisico che puoi raggiungere frequentando il Secret Garden Lx.

“Un’oasi urbana di relax e benessere in coppa a Lisbona, uè uè!” Anni di eventi ed occasioni a cui dare un titolo o uno slogan. Sono il prodotto di trent’anni di televisione, ho il marketing nel sangue. Il programma radio “ultima ora” per “un’immersione nella realtà contemporanea” o l’evento itinerante “Pro-Logo” nelle piazzette del centro storico della mia città natale, poi migrato anche fino alle sponde del Lago Maggiore ad Arona.

Lisboa remédio para a alma titolo dell’esposizione fotografica fatta na Rua dos Remédios in Alfama. Voglio realizzarne un’altra, a sério, se sei bravo/a con la fotografia mandami una mail: mdmlisbon@gmail.com “Olha pra mim!”
“Un manifesto per l’arte” con la Galleria Famiglia Margini a Milano, quando Grace, un’amica gallerista, si candidò in politica per le comunali solo per poter avere diritto ad affiggere manifesti per la città ed i manifesti erano opere d’arte. “So what future?”

A rua é o palco, o palco é a rua ciclo di interventi musicali e teatrali on the road.

Santos súbito! per un ironico evento a Santos. Ma questa è di Alex, un amico con cui dovrei solo creare slogan per lavoro. A breve lanciamo un tour davvero alternativo: “Spa-ghetto. Spaghetto nel ghetto” dettagli sempre a mdmlisbon@gmail.com e a proposito di pasta e di slogan, un applauso a Pasta fria que alegria! sia per l’idea che per il logo.

Amici, deliziosi amici.

Le 100 tasche di Lisbona, ciclo di 50 interviste/50 personaggi interessanti che “vuotano il sacco” e si svuotano le tasche in una bella conversa/intervista mentre ci si strafoga in una tasca tipica portoghese. 100 tra la costellazione di sozzoni e cucine tipiche presenti nella capitale. Progetto non ancora realizzato, mi serve uno sponsor, sério.

“Il corto, il medio e il lungo.” Amare il Cinema al punto da diventare un criminale pur di realizzare un soggetto.

Storia ancora solo su carta. Maledizione, sponsor, sponsor!

Frito como um peixe, ricette moderne per appetiti culturali, il mio evento debutto a Lisbona, il 1º Aprile 2012, “pesce d’Aprile” o Dia das mentiras qui in Portogallo. L’ho realizzato anche a Maputo lavorando con la Cultura e con un vero rivoluzionario: Azagaia

Il 1º d’Aprile per me è il mio primo dell’anno, il giorno più importante anche del mio compleanno. Un giorno ideale per parlare di verità, dato che in tutti gl’altri giorni si sentono proferire solo menzogne, dalla tv, dai giornali, dalle radio, dai tipi eleganti in giacca e cravatta in diretta dai palazzi importanti. Adesso ricordo perché non ho mai cercato davvero di lavorare con la pubblicità: perché falsa e puttana. Preoccupata a far abboccare altri boccaloni.

“Non abboccate!” Attenti all’amo. Reclamo il fatto che ti ricordi più réclame pubblicitarie piuttosto che poesie e frasi sagge.

Prestigiatori, maghi, creativi, votati al consumo e al prodotto.

Ho studiato Storia dell’Arte: mi son chiesto tante volte cosa avrebbero rappresentato gli artisti nel passato se non avessero avuto l’imposizione di rappresentare esclusivamente storie della Chiesa e dei Santi. E se oggi i grandi pubblicitari si schierassero con Green Peace, il WWF o qualsiasi altra ente pro-ambiente e pro-salviamoci il culo da questo sistema auto-distruttivo, quanta più attenzione ci sarebbe sui temi comuni?

Se il meglio delle nostre idee e capacità fosse votato al bene comune, quanto più rapidamente riusciremmo davvero a progredire verso un’evoluzione eco-logica? +Eco e +Logica!

Perché non blocchiamo tutto e non pretendiamo che chi “ci rappresenta” in Parlamento sventoli questa come bandiera al vento?

In ogni proclama e in ogni decreto che si rappresenti un vero cambiamento! Fino a farne una ragione, con dignità e onore, in ogni città e in ogni regione. Hanno mescolato tanta di quella saggezza e poesia per pubblicizzare un copertone o un pezzo di plastica che non ci si capisce più niente, grandi parole perdono senso e valore, si generalizza e si produce mediocrità come se fosse normale o naturale.

La natura ha sempre fatto una selezione, “la vita non accetta prove”.

Noi produciamo tantissime cose inutili e spendiamo risorse, tempo ed energie per farlo, in nome di un profitto che è il codice binario del male più assurdo e cieco che sia mai stato creato. Gli Dei sono morti, forse anche ammazzati da noi e se esiste ancora qualche sopravvissuto di certo non ci vuole bene o non ci vuole vicino. Siamo pericolosi tanto quanto una tigre, ma la tigre non brucia le foreste e non bombarda dei poveracci per rubargli il petrolio da sotto ai piedi. Lo slogan “non abbiamo un pianeta B” recentemente usato dalla sinistra in campagna elettorale m’ha colpito, sincero. Da un lato mi fa piacere che cose a cui pensavo da anni diventino manifesto e facciano contesto. Ma dall’altro lato sento puzza di bruciato. Se anche i politici usano quest’allarmismo è perché siamo alla frutta o siamo all’opposto di tutto.

Io ho puntato sul “non esiste un posto migliore di questo per me nell’universo”. È la mia religione, quasi tanto quanto il caffè alla mattina.

No bello, non generalizzare.
Io sono italiano, questo è un rituale,
questa è religione e ci metto pure meno di un’ora.
C’è gente che va in chiesa la domenica mattina,
io mi accontento di un caffè.
E Dio c’è, con me al bar, giuro.
Fino all’ultima goccia.

Fuori onda. Puoi scaricare l’i-book da calboni-edicoes.pt, a sério.

E adesso dove te lo infilo un messaggio rivoluzionario? Dove posso parlarti apertamente e liberamente di una gran voglia di cambiare tutto in meglio, dove? Di certo non al check-in mentre illustro le qualità della casa e la posizione strategica vicina al cuore d’Alfama e ai caratteristici ristoranti di Fado. Dove il personale prima ti serve il piatto e poi canta a perdifiato. Applausi, il conto, a casa a controllare cos’hai filmato e fotografato. Al massimo un commento su tripadvisor, aspettando poi impaziente se te l’hanno davvero pubblicato.

Bom, basta chiacchiere, il cliente è arrivato.

Ultimo accesso tra 3, 2, 1… .

Nota bene: attualmente l’autore del testo ha volutamente abbandonato l’uso dello smartphone, predicando l’importanza di tornare a vivere il momento/carpe diem/guardarsi intorno/piuttosto leggete libri/se usate tinder non vale/old school/you don’t need an app, wake up!

“Fine” come aggettivo.

di Simone Faresin 

 

Da qualche parte ho letto che finché un uomo ha una storia da raccontare ha un’opportunità in più di sopravvivere. Carico il mio vecchio revolver, ho solo 4 colpi. Rullo di tamburo, pronto in un click. Sono un cacciatore d’immagini e un cacciatore di storie; storie dal sottobosco, da un altro tropico e storie da grandi megalopoli. Seguo le tracce fresche di un’umanità mammifera che sopravvive in una società sempre più insettifera. Troverò la regina che dalle cavità della terra comanda questo caos frenetico, l’ultimo colpo è per Lei.

4 Colpi è un progetto letterario di Simone Faresin in collaborazione con Sosteniamo Pereira. 

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