Quattro chiacchiere in un bar portoghese

Rua Miguel Bombarda è la strada delle gallerie d’arte, dei negozi di design e decorazioni di interni ed è conosciuta sulla guide come Porto Art District, ossia il distretto artistico di Porto.

In questa strada è possibile frequentare bar e ristoranti concettualmente più sofisticati. È possibile incorrere in negozi di tatuaggi oltre che in barberie, rigorosamente con il simbolo dei baffi stilizzati su fondo rosso-blu. Vi sono inoltre spazi per il co-working e studi per i creativi del fashion.

Nel fine settimana i vernissage e le inaugurazioni di esposizioni sono all’ordine del giorno; in queste occasioni sono comuni anche esibizioni musicali dal vivo, performance visive, talvolta visionarie.

All’angolo con la strada perpendicolare c’è un caffè a conduzione familiare che da mezzodì alle 13:30 si riempie sempre di persone. Tra i suoi avventori possiamo annoverare soprattutto muratori, manovali, imbianchini e conducenti di muletto ma anche carpentieri, saldatori, falegnami; all’occorrenza dirigenti del traffico e sbirri.

In questo tipico bar portoghese è possibile gustare alcuni dei piatti più tipici a seconda del menù prescelto dagli osti: sardine alla griglia con riso e fagioli, un misto di carni di maiale incluso l’intestino che prende il nome di rojões, le interiora del pollo meglio conosciute come moelas, trippa a modo di Porto; il tutto sempre accompagnato da riso e/o patate. Sulle patate la scelta è variegata: sebbene la maggioranza delle volte siano fritte, è possibile trovarle bollite o cotte al forno.

In attesa del caffè e con aria afflitta Giustiniano si era aperto: «non so bene se continuare a lavorare dove sto o salire sulla carrinha e guidare verso sud».

Il lavoro dozzinale dal salario gramo in un servizio clienti non gli dava grandi stimoli. Oltretutto se non stava in campana i suoi responsabili lo spremevano come un limone senza sprecare nemmeno un accenno di elogio.

«Ha vinto il concorso per essere postino in Trentino. Quasi quasi sono invidioso di mio fratello», aveva proseguito Giustiniano.

«Vedi che le Poste Italiane sono private già da qualche anno. Non si tratta più di un posto statale», aveva controbattuto Adriano.

«Non importa, per i miei si tratta sempre del miraggio del posto fisso statale».

Il caffè arrivò e Giustiniano lo guardò con fare riflessivo: rigirò la tazzina tra le dita, poi con il cucchiaino bagnò di qualche goccia di caffè il bordo, vi appoggiò le labbra e diede una prima sorsata. Attese ancora qualche secondo, lo odorò e poi in un sol sorso lo ingollò.

«Tu desideri la tranquillità del posto fisso con assenza di responsabilità, in cui tutto quello che ti si richiede è puntualità, cordialità ed efficienza nelle consegne?».

Giustiniano esitò, era come se tre punti di sospensione si fossero profilati davanti agli occhi.
«O forse sei alla ricerca dell’approvazione dei tuoi genitori?», lo incalzò anora Adriano.

Giustiniano fu sul punto di perdere le staffe: «allora, punto primo non ho bisogno dell’approvazione di nessuno, io sono un lupo solitario; punto secondo mio fratello è solo un supplente estivo dei postini in Trentino Alto Adige; punto terzo lui non ha mai letto ‘Post Office’ di Charles Bukowski mentre io sì!».

«Scusa ma questo che c’entra?», rise Adriano.

«Il Posto fisso statale, l’approvazione dei genitori… io non cerco queste sicurezze da pusillanime. Se fosse per loro avrei fatto cinquanta concorsi, novanta domante e duecento ricorsi», disse esagerando.

«Galantuomo, cosa cerchi?».

«La libertà», rispose Giustiniano.

«Ma perché non metti la testa a posto!?», gli rispose ironicamente Adriano.

Il sole splendeva alto ravvivando i colori del giardino del Palácio de Cristal. La discussione meritava di essere approfondita ma era ora di tornare al lavoro.

di Italo Profice

foto di István Tóth (anche in copertina dell’home page)

 

I personaggi e le vicende di questo racconto sono totalmente inventate e frutto dell’immaginazione dell’autore. 

Temporaneamente in Portogallo, Italo Profice è cresciuto a Perugia ed è  originario di Palinuro, là dove già gli antichi greci ne rimasero incantati. Scrive per www.riflesso.info e per www.lagrinta.fr
Nel tempo libero fa l’odontoiatra.

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Italo Profice a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita.

Ogni autore è responsabile del proprio articolo, reportage o racconto. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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