Il Fado è di chi lo vive, Lisbona di chi la sente

Ho sentito il Fado per la prima volta, dopo mesi che ero qui a lavorare, eravamo a cena in un ristorante al Bairro alto e ho visto questa donna tra i 50 e i 60 anni, tutta vestita di nero e con i capelli neri lunghissimi, non so perché ma invece di inquietarmi mi affascinava.

Aveva occhi neri profondi e una voce potente che sembrava salire dalle viscere della terra; a fine serata mi alzo e le vado a baciare la mano, quasi come in segno di devozione, ci racconta la storia della sua musica e mentre parla quella storia si fa magia, le donne del Fado sono di nuovo con noi, ed è con noi Maria Severa, una donna che ha vissuto tanti anni fa, faceva la prostituta agli angoli della Mouraria e cantava l’amore che non aveva mai potuto avere, tornano tra noi tutte quelle donne che cantavano il Fado nelle mura delle loro case, lontane ormai dai compagni che si erano imbarcati.

Fu quella sera, tra quelle donne, che ho capito finalmente…

Il Fado è femmina, è una musica da vivere, da quella sera mi sono ripromesso di non sentirlo più nei ristoranti, come fosse un prodotto folkloristico da aggiungere ai listini prezzo, questa città è sempre più a misura di turista, ma l’anima di un popolo non la possono comprare, non devono, non dovrebbe essere compresa nel pacchetto vacanze.

Il Fado è la metafora autentica di questa città, Lisbona somiglia ad una bellissima donna vittima di un matrimonio combinato, una bellissima donna che tutte le notti piange e quell’idea di amore puro la raggiunge ogni notte come fosse una serenata maledetta, può sembrare strano ma io non mi sono innamorato di questa città, forse perché nel mio cuore c’è posto solo per Napoli, ma tutt’ora questa città mi attraversa e non mi lascia indifferente, proprio come il fiume Tago, si, proprio con quella promessa del mare all’orizzonte, non mi scorderò mai le facce degli operai con cui provavo a scambiare qualche battuta seduti fuori ai peggiori bar di Moscavide alle cinque di mattina, quelle facce che se l’avesse viste Pasolini…

Come il vecchio con gli occhi lucidi e la birra calda in mano, ho sempre pensato che sarebbe stato un nonno dolcissimo per i suoi nipotini, oppure lo immagino agli angoli delle strade a vendere sogni a quella gente che tiene il tempo solo per il lavoro e la spesa alla Lidl, Lisbona è malinconica ed io pure, forse è meglio che non me innamoro, ma ora ho negli occhi il glicine degli alberi in festa per la primavera ed è meglio rimandare questa malinconia, anche se continuo a ripensare che avrei voluto conoscerla una decina di anni fa.

Comunque sia me la porto con me e ogni volta che vivrò il Fado sentirò Lisbona, la musica e la poesia sono l’arte di tornare e tornerò ogni volta a baciare la mano della cantante di Fado, ad abbracciare Maria Severa,  ad abbracciare tutta la città.

di Michele Spaventa

 

Michele Spaventa è di Casoria, un popoloso comune alle porte di Napoli, per diverso tempo ha vissuto e lavorato a Lisbona.

«Prima o poi avrò lo slancio giusto, “l’onda perfetta” per tornare a combattere per la mia terra.

Sono un idealista, uno che fino a quando avrà le forze continuerà a cercare l’utopia anche all’inferno».

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Michele Spaventa a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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