Ritratto di un migrante europeo passato per un call center in Portogallo

Successe all’improvviso, da un giorno all’altro, ora quel posto era vuoto e nessuno sapeva il perché. E il vuoto che aveva lasciato non fu colmato per molto tempo. Era alto, smilzo, con occhiali piccoli e un viso allungato.

Aveva delle scarpe nere da cabarettista anche se si faticava ad attribuirgli l’estrosità di quel genere di artista. Spesso se ne stava seduto al suo posto senza parlare un granché: il lavoro e la timidezza assorbivano ogni velleità di vita sociale. Sebbene non interagisse con i colleghi che lo circondavano, una leggenda terrificante girava sul suo conto.

Nessuno mai accertò la veridicità. L’unico che ne era a conoscenza era il suo Team Leader ed essendo un professionista, non svelò mai nulla sul suo conto. Nei corridoi la voce girava svelta: pareva lo chiamassero Mr. Detractor e quel soprannome incuteva enorme rispetto. Certo è che veniva difficile crederlo vista la mansuetudine dei suoi modi.

Ma era realmente meritato?

Lavorava in una una grande multinazionale per cui il giudizio degli utilizzatori è di importanza fondamentale.

Un giudizio negativo impattava sui risultati e sui premi della squadra ed ovviamente del Team Leader. Il giudizio negativo è ciò che in gergo tecnico si suole chiamare detractor. Molte volte i Team Leader sembrano persone estremamente specializzate ed abili quando invece sono solo dei lacché alla mercé degli OM (acronimo che sta per operation manager) e tutti sono obbligati a macinare numeri e performances affinché il cliente non chiuda il contratto.

Mr. Detractor sul luogo di lavoro era un esempio di civiltà, educazione e correttezza, che taluni scambiavano erroneamente con indolenza. Probabilmente tutto ciò era un retaggio delle sue precedenti esperienze lavorative in nazioni anglosassoni.

Sapeva perfettamente che la sua impresa esternalizzava il servizio per un’altra (ciò vuol dire che parte del denaro pagato dal cliente per il lavoro di un agente resta nelle mani dell’impresa che esternalizza, una sorta di caporale che procura il lavoro e si trattiene una parcella) ma non sembrava farci troppo attenzione, confermando la sua supposta indolenza. Nondimeno non si lasciava frullare dalle telefonate di lamentele quotidiane: spesso persone che richiedono un rimborso piuttosto che un versamento in ritardo. In compenso, il salario ridicolo al cospetto degli affitti in ascesa libera lo tormentava.

Una volta Adriano si trovò a dover effettuare una chiamata in italiano per conto suo: non esitò ad offrirgli il suo aiuto perché tempo addietro lui stesso non aveva esitato a prendersi un dossier scomodo riguardo un caso, essenzialmente un pacco, con survey negativo garantito. Adriano quella volta rimase stupito dalla sua generosità, veramente insolita in ufficio. In questo caso si trattava di una nuova prenotazione improvvisa effettuata da un’anziana francese molto pretenziosa e un po’ imbranata. La nuova prenotazione era stata effettuata in fretta e furia ma la casa aveva qualcosa che l’utente non gradiva.

Dal momento che era poco pratica, aveva commesso un errore abbastanza grave. Ad Adriano gli toccava dover contattare la proprietaria per spiegargli il disguido e accordare il rimborso alla viaggiatrice francese.

Mr. Detractor meritava un aiuto concreto. Malgrado l’ottimismo, la dovizia di motivazioni addotte alla causa non sortiscono risultati.

La proprietaria è un’avida esperta della piattaforma: è irremovibile, i soldi vuole tenerseli tutti, fino all’ultimo centesimo. Poco dopo aver terminato la chiamata Adriano si avvicina al collega e gli comunica la mala novella: “Questa qui non sgancia nemmeno un euro. Dice che la signora delle pulizie si è già mobilitata e che deve pagarla”.

Al che Mr. Detractor sorride, ma Adriano non capisce perché fino a quando non gli comunica le sue intenzioni:

«non vuole rimborsare? Non c’è problema, ci penso io… la doccia non funziona!». Risoluto e determinato cancella la prenotazione.

La proprietaria richiama furiosa, lui riceve qualche messaggio minaccioso dai colleghi italiani fino a quando il dossier non sparisce nel nulla rubatogli da un altro collega. Eloquente fu l’espressione di Mr. Detractor che sembrava volesse dire ‘sti cazzi, un detractor in meno; senza che il timore di perdere il lavoro lo sfiorasse minimamente.

C’era un tempo in cui esagerava con l’alcol: quando si sbronzava faceva mostra di un istinto da predatore; una volta si avvicinò ad una ragazza sorridente dicendogli: «quando avrai finito con Adriano me lo dici?».

Chi avrebbe detto che dentro quel fisico da mezzo maratoneta nascondesse un istinto da predatore così acuto. Certo, più che un lupo si sarebbe detto una iena.

Ma Adriano non poteva avercela con lui sebbene avesse osato fare una proposta tanto indecente alla sua ragazza, in fin dei conti lavorava in un call center e qualche neurone sicuramente lo aveva fritto.

In serata, al momento dei saluti, la scenetta era spesso la medesima: «french kiss!? Why not!?». diceva alle ragazze più carine con un’espressione a metà tra il sempliciotto e il cane bastonato. Impossibile avere anche solo un riscontro positivo data l’entità dell’imbarazzo che si generava ogni volta.

Alla cena di Natale del Team organizzata da quella stessa ragazza, vivace e intraprendente, ci fu uno scambio di regali e lui ricevette un album di Fado, il genere di musica tradizionale portoghese. Quando vide il regalo, accennò un sorriso mentre sottovoce chiedeva al suo vicino: «what’s that?».

Adriano notò la scena e gli disse: «secondo me, se vai all FNAC te lo cambiano». Ed è qui che ricevette una grande lezione di civiltà: «no ma è un regalo. Mi va bene così». Il materialismo non fa più presa su di un uomo che ha già vissuto in Francia, Inghilterra, Irlanda, Polonia, Portogallo.

Talvolta voleva elogiare i tramonti fantastici che si possono ammirare dai tanti ponti della città di Porto.

In giornate serene, quando il sole sparisce lungo la linea dell’orizzonte che si profila sull’Oceano, i colori sono stupendi e lo spettacolo mozzafiato. Dal 8° piano dell’ufficio se ne vede uno particolarmente suggestivo.

Poi però, nel suo giorno libero, il clima continentale dell’Oceano Atlantico gli tendeva il tranello e la pioggia tediava la sua intera giornata. Sembrava che nella sua azienda le promozioni arrivassero in maniera conforme alla cerchia di amicizie che contornava la direzione. Ma le parole di conforto per lui non mancavano mai, incluse le speranze di una futura, fantomatica promozione. La tacita proposta a farsi spremere e frullare in cambio di fantomatiche promozioni arrivava sempre al momento del meeting con il Team Manager.

Lui le accettava di buon grado. In cambio si prendeva detractor a palate e nulla sarebbe cambiato nel suo atteggiamento. Salvo il fatto che non si sarebbe fatto frullare da telefonate, lamentele e consuete richieste di rimborsi da gente affamata di denaro.

Ora Mr. Detractor è emigrato in Romania. Ha scelto un altro paese europeo. Sospettiamo ne abbia fin sopra i capelli di società competitive e fin troppo puritane. Per una persona del suo livello di civiltà non sarà certo un problema integrarsi. «Hey Man, wanna a beer?». E qui da noi resterà il ricordo di una persona cordiale, discreta, schiva, vorace suo malgrado di detractor. Good luck buddy.

di Italo Profice

 

Temporaneamente in Portogallo, Italo Profice è cresciuto a Perugia ed è  originario di Palinuro, là dove già gli antichi greci ne rimasero incantati. Scrive per per www.riflesso.info e per www.lagrinta.fr
Nel tempo libero fa l’odontoiatra.

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Italo Profice a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

 

 

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