La Pura Poesia è vivere a Lisbona. Mentre il mondo è in fiamme qui si sta ancora bene. Liberi, spensierati tra giochi senza frontiere, sparpagliati lungo il bordo ovest della torta di mele della nonna chiamata Europa. La West Coast del Benessere. La nuova Parigi. La Florida per i pensionati europei.

Si, continuate giornali di tutto il mondo a titolare articoli pomposi su Lisbona, io godo ne faccio parte,sono una pietra della calçada, sono un garofano rosso sangue, sono un emigrato fortunato.

Trasferirsi a vivere in una capitale europea che negli anni entra nel mirino del trendy e della moda è una soddisfazione immensa. A casa c’era crisi? Qui “hanno trovato il petrolio”. La guardano tutti, la cercano tutti, la mettono negli inserti del National Geographic, ha ispirato il nuovo album di Madonna (l’unica Regina che riconosco su questa terra, si fotta la vecchia di Buckingham Palace) e diventa un’interessante alternativa per chi è stanco di Londra e di Berlino.

Bene, nuovi professionisti in arrivo nella truppa di avventurieri e valenti, a prescindere dai rispettivi curriculum e dai carichi pendenti.

Lisbona è lavoro, opportunità, esperienze fuori dal tempo, legami e intrecci che passano per ogni angolo del globo, flussi umani e creativi, connessioni, scontri, fusioni, intuizioni fresche e attuali, visioni sulle prossime direzioni da prendere, l’importante è che i Francesi, i Russi e i Cinesi ci vengano a spendere.

Sapete chi spende e chi compra di più in Portogallo?

Gli A.F.R.I.C.A.

Americani, Francesi, Russi, Inglesi, Cinesi e Angolani.

Gl’Americani vengono in Europa per capire cosa vuol dire “antico e con una Storia” e per imparare a mangiare.

Gl’Inglesi invadono l’Algarve secondo flussi vacanzieri, gli Angolani mantengono aperti decine di negozi in centro grazie al loro shopping e altre manovre finanziarie consolidate da tempo, i Francesi si comprano tutto: Martim Moniz, Feira da Ladra, fanno a gara con i Russi a chi si compra più fette di Lisbona.

Un Luso-Monopoli dove i Cinesi non sono gli unici che fanno quel cazzo che vogliono, ma chi si gode la Poesia Pura è solo chi sa ascoltare, osservare e respirare Lisbona e qui alzo la mano anch’io.

La chiamano Lissabon o Lisboom, regina del turismo, terza al mondo per sicurezza, quarta città al mondo per bellezza, quinta di reggiseno, canta Fado, griglia sardine, costa poco, non la capirai mai davvero, ma non c’è niente da capire, goditela! Meravigliosamente multiculturale, apertura totale, per fare festa non aspetta che sia Carnevale, perfetta per fare il romantico in qualsiasi uscita, diurna o serale. Se non sei vegetariano diventi un bifanaro seriale. Nonostante i difetti è sempre molto più che speciale.

Chissenefrega della politica, ormai dipendente dai rating delle agenzie finanziarie, chissenefrega del futuro, qui è un costante presente, qui non c’è nessuna fretta di arrivare a fine mese.

Qui in Portogallo è come l’ultimo punto in spiaggia dove batte il Sole, si sta tutti vicini e si approfitta di quest’ultimo raggio di luce calda che ci accarezza con tanto amore.

Mais Amor por favor!

Questo puoi leggere sui muri di Lisbona. Ancora, dammene ancora e ancora. Stanco di che? Un bel bitoque e torni in prima linea, sul ring do dia a dia, tra montanti, ganci e shots diretti, una cinquina di imperiais e vai al tappeto dopo dieci rampe di scale, trenta fermate coi mezzi, sette colline per sette, serrature difficili da aprire peggio di certi medioevali reggi-tette, pensare in tre lingue, scopare con due, avere sempre una gran voglia di miradouro e birrette.

E poi c’è la Storia, fin dai Romani e tante altre belle cose fatte da Architetti Italiani. E la Quinta da Regaleira!

Coi Portoghesi ci sono tanti legami, ne sanno qualcosa i Napoletani.

A proposito di Napoletani, Antonio che fa? Mi ero perso ad osservare l’orizzonte infuocarsi al tramonto, passando dalla cucina mi ricordo che bisogna cenare, uscire, la serata al Mocambo, portare un testo da declamare.

Altro giro, il rosso alentejano è arrivato a fine corsa, si stappa la seconda, cin cin, la coinquilina francese esce, kiss kiss, altro origami con le cartine, bum bum, acqua a bollire, sale, pasta e poi basta solo condire.

Antonio cade in benessere e non esce più, bello zavorrato dal cibo e rilassato sul divano, non riesce neanche ad allungare il braccio per passarmi l’accendino.

Lo insulto per mezzo minuto ma so che oggi non uscirà piú, sta cotto a puntino.

I Franceschi si avviano già dovendo montare degli strumenti e microfoni,

“Ci vediamo al Mocambo” furono le nostre ultime parole. Mi faccio un bis di caffè vietcong e via.

All’epoca dei fatti non avevo ancora lo smartphone, tu pensa che privilegiato! NON NE AVEVO BISOGNO! Vivevo con un vecchio ZTC da 19,90€ e andava tutto bene. Ero un’altra persona…

Scusate, mi fermo per piangere in ginocchio, maledetta schiavitù, poi mi riempio di nuovo il piatto con un gomitolo di pasta in bianco oleosa e torno a scrivere.

Insomma, non avevo lo smartphone quindi vado a naso e atrás alle indicazioni di Francesco per il Mocambo, la notte di Poesia e Musica, Alfama, a piedi, magari incontro Madonna al Tejo Bar.

No, c’incontro Alessandra, un’amica artista, manco lo conosce il Mocambo ma le spiego che ci tengo ad andarci prima che finisca la serata. Sbircio dalla porta aperta del Tejo Bar, no, non c’è Madonna, porca la. Continuo fino alla fine della Rua dos Remedios, capisco che il Bar Mocambo non sta dove avevo immaginato io, gioco il jolly: vado al primo bar e chiedo di un altro bar, ho una faccia da culo e posso, no fear, ecco una luce, gente, vita, sì é un bar. Poi vedo meglio Lei, altro che il bar; una alta, capelloni super funk a palla, tipo quel cono con la palla di cioccolato croccante che nasconde il “ma che figata essere cresciuto negli anni ‘80”, capelli a microfono, un cespuglio da fumetto, un viso stupendo, labbroni, fisico da “come minimo gioca nella nazionale di pallavolo”, schiaffi da “ti stendo come una pizza”, ma va come minimo fa nuoto o cavalca dromedari, ma che bona, glielo faccio notare con uno sguardo tipo “esisti solo tu in questo deserto” ed entro nel bar per capire “ma sto cazzo di Mocambo lo conoscete? Onde fica?” Capisco, ricalcolo, vado.

Una parte di flusso sanguigno ribelle esce dal partito di governo e confluisce verso il gruppo misto. S’insinua un desiderio vecchio come il primo mestiere della Storia. Il mare tra il dire e il fare. Una vocina in testa cerca di dissuadermi: “vai a conoscerla!” No, devo andare all’evento, tra un pò finisce.

“Vai a conoscerla!” La guardo di nuovo mentre mi allontano dal bar, piuttosto torno dopo.

Arrivo al Mocambo, sono tutti davanti, la serata è appena finita, sono alle sigarette e chiacchiere varie. Dato che tutto il pubblico che era presente è comunque raggruppato qui fuori, declamo la mia storia sull’Isola di Plastica e una chitarra amica mi accompagna, dal Bacalhoeiro, dal 2012, a Largo da Rosa, nel 2017, al 2019 anche, e sì, conta anche il 2019 essendo il presente, anche se il presente è solo il rumore delle dita sui tasti, é Sara Tavares in “So Sabi” da una pagina YouTube ed è anche oggi, anche se fino ad oggi è stato sempre futuro.

ATÉ HOJE FUI SEMPRE FUTURO

Se sai dove sta questa scritta a Lisbona puoi, forse, entrare tra i Lisbon Lovers. Scherzo, chi sono io per dirlo? A parte essere l’Imperatore di Lisbona, tornando felice a casa dopo una bella serata, carico di speranza o spensierato come i cespugli che crescono sui tetti, come i miei ultimi capelli ribelli, sapendo perfettamente dove accoltellare Babilonia per farla crollare in un colpo solo, ma solo sono di fatto tanto piccolo e insignificante da non poter fare niente, a parte godermi questa vita, sorprendendomi e facendomi sorprendere, portandomi a vari estremi, pisciando sulle colonne d’Ercole prima di incominciare un lungo viaggio, ricordandomi cosa ci insegnavano sulla Costellazione di Orione anche senza doverci andare, un pò come eviteresti d’imbottigliarti in tangenziale sapendo che bordello c’è sul raccordo anulare. Piuttosto tento un atterraggio Lunare.

Torno indietro e vedo se almeno Lei la riesco a ribeccare.

Che Lei si che è Musa, Poesia, Prosa ed Editrice, è tutto.

Del mio cuore Lei è la parte piú felice,

per fortuna non é una volgare meretrice,

ma è una fantastica ed epica araba fenice.

Bello avere del tempo libero per cazzeggiare, ad ogni costo. Lisbona è una cittá ideale come cornice dove gestire il proprio fuori-tempo. “Sarà ricordata come l’epoca della tecnologia, ma per me è soltanto l’occasione per vivere la vita mia…” Jova.

Ti aspetto per scriverne di nuove.

Sto seduto in un giardino incantato in cima a Lisbona

e non è una fantasia, é Pura Poesia.

C’é scritto anche sui muri.

di Simone Faresin 

 

4 Storie in 4 ore  è un esperimento letterario di Simone Faresin in collaborazione con Sosteniamo Pereira. Le storie sono una “mistura” tra realtà e fatti ispirati da opere come “Strange Days” e “Essere John Malkovich” raccontando cosa accade in un’insospettabile notte Lisboeta tra le ore 20 e Mezzanotte. Simone Faresin ha iniziato la sua collaborazione con Sosteniamo Pereira pubblicando racconti in “Cose dell’altro Tropico” rubrica dove narra della sua esperienza di 2 anni in Mozambico. 4 Storie in 4 ore è stato scritto tra Lisbona, Maputo, Beira e Porto (e ultimamente anche Cacilhas),

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