Bangla, premiato alla 12° Festa del cinema italiano a Lisbona

«Torpignattara è un microcosmo, il cui territorio è conteso sostanzialmente da tre gruppi: gli immigrati, gli hipster e gli anziani del quartiere». Con questa divertente introduzione inizia il film “Bangla”, prodotto dalla Fandango e da TimVision, che ha conquistato il premio del pubblico alla 12º Festa del cinema italiano a Lisbona, manifestazione svoltasi dal 5 al 14 aprile 2019.

Quest’articolo è stato pubblicato su Il Salto lo scorso 22 aprile 2019 con il titolo 50% Bangla, 50% Italiano e 100% Torpigna 

Bangla, premiato alla 12° Festa del cinema italiano a Lisbona, racconta i pregiudizi che i ragazzi migranti di seconda generazione devono affrontare nella periferia di Roma. «Torpignattara è un microcosmo, il cui territorio è conteso sostanzialmente da tre gruppi: gli immigrati, gli hipster e gli anziani del quartiere».

Con questa divertente introduzione inizia il film “Bangla”, prodotto dalla Fandango e da TimVision, che ha conquistato il premio del pubblico alla 12º Festa del cinema italiano a Lisbona, manifestazione svoltasi dal 5 al 14 aprile 2019. Il regista, nonché interprete e co-sceneggiatore del film, Phaim Bhuiyan, classe 1995, è un ragazzo di origini bengalesi che racconta in maniera ironica e a tratti esilarante le speranze, le difficoltà e i pregiudizi che devono affrontare i ragazzi italiani di seconda generazione, quelli come lui, i figli degli immigrati, nella periferia romana.

Nel caso specifico a Torpignattara o, per chi ci vive, semplicemente Torpigna.

Bangla è una commedia romantica che gioca con ironia sui pregiudizi: molto divertenti risultano ad esempio le scene di Phaim (o dovremmo dire del suo alter ego) quando interroga l’imam sui dubbi più comuni per un giovane musulmano: come si possono conciliare i precetti dell’Islam, soprattutto quelli riguardanti la sfera amorosa e sessuale, con le tentazioni e le contraddizioni del mondo contemporaneo, per di più molto lontano dall’ambiente culturale e sociale dove sono nati e hanno vissuto i tuoi genitori?

Contrariamente ad altri film di autori ben più noti nel panorama del cinema italiano, visti al Festival di Lisbona, il film, supportato da una fotografia sobria, mai sopra le righe né didascalica, non si prende troppo sul serio. Non c’è grande bellezza esteriore nelle vie di Torpignattara, o forse sì, visto che le pareti dei suoi palazzi si sono riempite di notevoli opere di street art negli ultimi anni. Di sicuro è piena di grande bellezza interiore, e il film tenta di raccontarcene un pezzettino, delle mille storie che nasconde tra le sue strade.

Troppe le trovate geniali di una sceneggiatura spumeggiante, mai banale, scritta a quattro mani con Vanessa Picciarelli, docente allo IED, per poterle riassumere qui. Le lasciamo quindi, come è giusto, alla scoperta dello spettatore, che non dovrà attendere molto. Il film, infatti, uscirà nelle sale il 16 maggio 2019.

Nell’attesa abbiamo fatto qualche domanda al regista.

Questo è il tuo primo lungometraggio, come hai iniziato a fare film?

Ho sempre avuto la passione per il cinema, ho iniziato con un canale youtube, senza però molto successo! Poi, con un amico anche lui di origine bengalese, abbiamo raccontato la nostra quotidianità, come ragazzi di seconda generazione, con un video-documentario trasmesso su Nemo, un programma televisivo di Rai2: “L’amore di seconda generazione”.

Sicuramente la svolta è stata allo IED, dove ho studiato cinema. Ottenere la borsa di studio lì non è stato facile, ma io ho sempre voluto fare il regista e sono andato fino in fondo. Mio padre mi ha sempre detto: “Se vuoi fare una cosa falla, ma falla bene”.

Vedi film in Bengali? C’è qualche film bengali o italiano o qualche stile cinematografico che ti influenza o che ti piace particolarmente?

Il cinema indiano, quello di Bollywood, sicuramente fa parte dei film che ho visto e che si vedevano in famiglia. Mia madre certamente vede anche film bengalesi, ma quelli di Bollywood sono quelli che ho visto di più, anche perché sono di qualità migliore. Di sicuro però sono stato più influenzato dal cinema italiano. Un film che mi ha particolarmente colpito è “Il sorpasso” di Dino Risi. Per “Bangla” ci siamo rifatti ad un umorismo stile “Clerks”. Molte persone che hanno visto il film mi dicono che il mio stile assomiglia a quello di Woody Allen o di Nanni Moretti, non so. Forse per via del fatto che nel film parlo in camera…

Conosci film come “East is East” o “Yalla Yalla”? Affrontano tematiche molto simili a quelle che affronti nel tuo film, ma in altri paesi europei. Hai amici o conoscenti di seconda generazione per esempio nel Regno Unito o in altri paesi?

Me ne hanno parlato, ma non li ho mai visti. In ogni caso conosco varie persone che vivono a Londra e in Inghilterra e hanno gli stessi problemi e aspettative che abbiamo noi ragazzi di seconda generazione qui. Adesso poi c’è una nuova ondata di chi prende la cittadinanza, nella comunità del Bangladesh, e vuole emigrare in Inghilterra. Anche se con la Brexit chissà…

Non ti voglio fare la solita domanda sull’integrazione degli immigrati in Italia, anche perché sei più romano di me, dove dovresti integrarti? Però, da romano figlio di bengalesi, come ti trovi a far convivere queste due realtà, quella dei tuoi genitori, della comunità bengalese, e quella dei tuoi coetanei italiani?

Sicuramente essere di seconda generazione comporta il trovarsi divisi un po’ a metà, cioè io dico sempre che sono 50% italiano e 50% bengalese. Questa è una cosa che ho riscontrato molto con tutti i ragazzi di seconda generazione che conosco, anche all’estero, indipendentemente dal paese. Sono convinto che sia importante mantenere le tradizioni, anche se a volte non è semplice conciliare i precetti dell’islam, per esempio, con la realtà circostante, che è ampiamente secolarizzata. Io sono musulmano e ci credo, ma capisco che a qualche mio coetaneo capiti a volte di trasgredire un po’ le regole quando si tratta di alcol, ecc. E nel film si parla anche di sesso prima del matrimonio… cosa che peraltro è vietata anche dal cristianesimo, per dire! Alcuni giovani bengalesi magari fanno le cose di nascosto per non far arrabbiare i genitori, perché hanno un enorme rispetto per loro: hanno fatto tanti sacrifici per farli crescere in un posto migliore e dargli un futuro e non vogliono dargli un dispiacere.

A proposito, hai la cittadinanza?

Sì, l’ho ottenuta a 18 anni. Ma stendiamo un velo pietoso sulla burocrazia italiana…

Ti piace vivere a Torpignattara? Pregi e difetti del quartiere?

Credo che Torpignattara sia un vero e proprio laboratorio multiculturale e offre molti spunti per raccontare storie. Per il resto ha tutti i problemi che hanno le periferie di una città come Roma.

Due ultime domande: ce l’hai la ragazza?

La ragazza non ce l’ho, ma sono in cerca (ride).

Carlotta (la protagonista femminile del film, ndr) è libera per caso?

È fidanzata…

Giochi a cricket?

No, mi piace più il calcio. Adesso non seguo più come prima, ma sono tifoso della Roma.

In una scena del film si vede Phaim appoggiato a una parete dove è stato dipinto un murales dedicato ad alcuni ragazzi del quartiere scomparsi, nel quale è raffigurato anche Stefano Cucchi, sulla cui vicenda è stato girato il film “Sulla mia pelle” con Alessandro Borghi, proiettato a Lisbona il 13 aprile nell’ambito dello stesso festival. Ma questa è un’altra storia, una di quelle brutte, che non fa ridere per niente.

di Massimiliano Rossi

 

m.rossi“Romano di Roma”, ma lisbonese di adozione, Massimiliano Rossi è traduttore freelancer e insegnante di italiano per stranieri, con una passione per il giornalismo e il cinema.

Per maggiori informazioni: www.proz.com/translator/736160

 

 

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Massimiliano Rossi a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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