4 Storie in 4 ore. Mezzanotte in. Pura Poesia. Prima parte

Sapore di caffè in bocca. Esco dal bar mentre continuo ad ascoltare l’armoniosa “Reserva pra dois” di Branko e Mayra Andrade risuonare nell’aria fino a confondersi con il rumore degli autobus in partenza.

Il barco sta per attraccare ma non ho nessuna fretta, vado al molo a godermi la vista di Lisbona con uno spettacolo di nuvole gigantesche in volo sopra la città e sopra la foce del Tejo. Alcune grigie e minacciose danzano con altre bianche spumose contendendosi il cielo azzurro, si avviluppano tra loro e in pochi passi di danza passano da Sintra a Montijo lasciando il sole tornare a sprazzi per interrompere una leggera pioggerella che sembrava minacciare già la giornata.

La luce torna a far brillare il Panteão Nacional, São Vicente e la chiesa di Santo Estevão, anche un punto imprecisato a Graça inizia a splendere come un diamante. Scorro con gli occhi tutta Lisbona verso sinistra cercando la cappella di Estrela, corro poi lungo il ponte 25 Abril e mi rituffo nel Tejo, accorgendomi che il fiume è diventato verde a strisce, strisce di un verde bottiglia e verde smeraldo, mi sposto per fotografarlo meglio.

Un gruppo di barche a vela scorre rapido approfittando del vento che incalza da Ovest; io maledico questo freddo impertinente che cerca sempre di intrufolarsi in ogni spazio scoperto tra la giacca e il collo, avvolge i polsi e mi fa sbandierare i pantaloni come fossero una manica a vento.

Il cespuglio di capelli che ho in testa è tutto scombinato come i miei pensieri. Filmo lo show di colori che Cacilhas offre dal suo faro rosso, condivido su WhatsApp e poi corro al riparo prima che il vento mi stropicci come un sacchetto di plastica impigliato, altrimenti chissà fin dove era giá arrivato, trasportato in un soffio, dimenticato da chi l’aveva usato. Io invece sono uno che è ritornato, forse riciclato, e si vede anche che sono un po’ spiegazzato, consumato, ma sempre sul green ed eco-friendly, almeno su questo non son cambiato.

Osservo preso bene il paesaggio che avevo tanto desiderato rivedere. Mentre ero in Mozambico ho avuto vari momenti di saudade in cui ho rimpianto la libertà di Lisbona, mi rivedevo in piedi al miradouro di Graça mentre dominavo la città con lo sguardo, felice e spensierato. La vista dal rooftop di Lapa e le mille situazioni vissute in quell’Olimpo.

Il dolce fancazzeggio pomeridiano passeggiando al Bairro. L’ozio a Nossa Senhora do Monte aspettando lo show del tramonto, “Sunset Club”, parcheggiato su di un muretto come un gatto sul tetto, come una barchetta ormeggiata al porto. Placido, Ponzio e quasi pelato. A volte ho rimpianto non potermi confondere con la folla e non essere minimamente considerato. Grazie a Dio sono ancora qui a godermela. Mentre m’imbarco un arcobaleno spunta da un nuvolone grigio brontolone unendo Sant’Apolonia fino a Barreiro con un ponte magico, congiunge le due sponde meglio del Vasco da Gama e con ben sette corsie colorate. Delle bambine esultano felici appena la nonna indica loro “o arco íris!”

In pausa per il cambio di linea a Baixa-Chiado penso che devo assolutamente scrivere qualcosa intitolato “Reboleira”. Adoro questa parola, la nuova stazione della linea blu che ho scoperto appena tornato a Lisbona dal Mozambico. “Reboleira!” M’ispira una notte scatenata di sesso e danza, casini, risse, roba da Saloon alla Spaghetti Western, sapore in bocca di whisky.

«Reboleira, uma noite no campo, perto de uma fogueira, danças e sexo até levantar a poeira». Vabbé la smetto.

Un’amica mi commenta il video su whatsapp con la danza tra le nubi tipo yin e yang sul Tejo verde.
«Navega, descobre tesouros, mas não tires do fundo do mar, o lugar deles é lá…». Fernando Pessoa.
Le rispondo con: «Poesia! Grande Ferdy!».
Lei incalza con: «Gosto do final… “Circunda-te de rosas, ama, bebe e cala. O mais é nada.” Bjs… Bom final de semana».

Io, senza parole: emoticon.

Circondarmi di rose, penso subito alla traduzione in donne, meravigliosi fiori, petali delicati, vi amo e vi amo, guanciotte da baciare, seni, dettagli rosa, si aprono le porte, flusso dentro e fuori, sali e siediti, circondato da estranei, tre fermate e scendo.

Arrivo nella Luciano Cordeiro di Montezemolo, a casa di Foggy e Antonio dove sono ospitato in questi primi giorni del grande ritorno nel mio regno di luce e benessere Lisboeta. “LX Empire” devo scriverci una serie televisiva con questo titolo. Incontro Francesco Itinerante, sta improvvisando qualcosa con Foggy nella stanza studio, gira un rosso alentejano, torno subito col bicchiere in mano. Si brinda, si parla di progetti. Francesco mi parla del suo blog “CollettivoSelva”. M’invita a partecipare alla serata di Poesia e Musica a Casa Mocambo.

«Casa Mocambo? Quando?».
«Stasera, dai vieni!».
«Dove cazzo sta Casa Mocambo?».
«Na Rua di Sant’Antonio».

Rimango sorpreso dalla risposta, nella mia mappa mentale non riesco a trovare la rua. Bevo per ricordare, nada, non funziona. Penso di risolverla con una googolata ma vengo distratto da Antonio. Ci piazziamo sul suo terrazzo con vista, il miradouro privè e ce la chiacchieriamo di gusto. Sapore di vino in bocca, ossigenato dalle risate e poi arso dalle tante sigarette rollate. Gli racconto cose dell’altro tropico e a proposito di un altro tropico, mi fa assaggiare un caffè vietnamita che gli ha portato suo padre. Fantastico già solo all’olfatto, corposo e con un retrogusto di nocciola, buonissimo, ci facciamo una moka per quattro. Inizio a pensare a quale testo posso portare alla serata a Casa Mocambo. Sarà un reading accompagnato da una jam session. Bella lì e andiamo a conoscere un posto nuovo.

Acquolina in bocca. Mi cade lo sguardo sul bicchierone riciclabile che ho tenuto dalla serata di ieri in Mouraria, mi ricordo della sorpresa nel leggere il messaggio di sensibilizzazione stampato sul bicchierone. Parla dell’isola di plastica, il “Plastic Vortex” che si è esteso nel Pacifico in un’area grande dieci volte il Portogallo. Aiuta a riciclare anche tu. Eh… Aiutami tu a pretendere che in Parlamento siano fatte nuove leggi che controllino questo malsano sistema consumistico legalizzato che trascina il mondo in un loop infernale. Mi ha colpito il messaggio sul bicchiere riciclabile, in positivo. Nel 2012 al mio primo evento a Lisbona all’associazione “Bacalhoeiro” approfittai per parlare dell’isola di plastica e per passare un messaggio: “Non abboccate!” O texto “Recusar o anzol” per dissuadere le persone (nel giorno delle menzogne, o dia das mentiras) dal credere alle pubblicità, a quello che dice la televisione, ai politici, alle offerte delle banche e delle finanziarie, una fitta e fottuta rete di tassi d’interesse, debiti su debiti e una società che da i numeri. Un consumismo sfrenato senza senso. Non alimentiamolo, soffochiamolo. Salviamoci!

“Stop that train!”

Vedere che 5 anni dopo un’associazione importante come Renovar Mouraria sensibilizza il pubblico sul tema della plastica e fa l’esempio del “Plastic Vortex” mi da forza e dimostra che qualcosa si sta muovendo per cambiare. Certo, lenti peggio di una tartaruga ma meglio che niente.

Che vinca il Bene contro il Male cieco e ignorante. Che vinca la nostra indignazione ed un richiamo alla nostra Costituzione contro le “Lobby della plastica” o qualsiasi altra multinazionale ingorda ed arrogante. Dobbiamo frenare questo sistema che produce senza avere un’eco-logica. Nella Primavera 2012, in un pomeriggio na Rua da Palmeira, con una dorada da 3 euro creai un video artistico per sensibilizzare sul problema della plastica negli oceani. “Frito como um peixe” titolo anche dell’evento.

Video muto come un pesce, ideato come visual durante un evento con musica

Rievocare i primi passi mossi a Lisbona mi carica e mi da la forza per continuare questo percorso lungo il quale a volte sembro un viandante errante senza meta e a volte un messaggero con una carta ed una missione molto chiara. Son ritornato da poco e son nuovamente in pista. Si, è la serata giusta per scaldarsi con vino, passioni e idee. Decido di portarmi il bicchiere per raccontare questa storia dell’isola di plastica e del mio primo evento, al primo di Aprile del 2012. E poi posso leggere il testo “Un paese tagliato a fette” che è in italiano e in portoghese.

Mi connetto e cerco i link per rileggermi i testi e prepararmi per la serata.

Continua…

di Simone Faresin 

 

4 Storie in 4 ore  è un esperimento letterario di Simone Faresin in collaborazione con Sosteniamo Pereira. Le storie sono una “mistura” tra realtà e fatti ispirati da opere come “Strange Days” e “Essere John Malkovich” raccontando cosa accade in un’insospettabile notte Lisboeta tra le ore 20 e Mezzanotte. Simone Faresin ha iniziato la sua collaborazione con Sosteniamo Pereira pubblicando racconti in “Cose dell’altro Tropico” rubrica dove narra della sua esperienza di 2 anni in Mozambico. 4 Storie in 4 ore è stato scritto tra Lisbona, Maputo, Beira e Porto.

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Simone Faresin a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...