Eusébio è il Portogallo

Tre giorni di lutto nazionale. E poi il funerale, ma prima del cimitero, Eusébio, ha realizzato il suo ultimo desiderio:
entrare un’ultima volta nell’Estádio da Luz, lo stadio del suo Benfica. Era il 5 gennaio del 2014 e io mi trovavo a Lisbona, in tribuna stampa, mentre i tifosi davano l’ultimo saluto al loro campione, uno di quelli che nascono una volta ogni due secoli. Il giorno dopo andai alle sue esequie per completare un reportage che volevo realizzare e dopo anni, ancora mi ricordo quel pomeriggio freddo e piovoso. Piove, mentre Eusebio viene sepolto presso il Cemitério do Lumiar.

C’è tanta gente, non so quanta. Devo scattare delle foto. Ma stavolta non lo faccio. Lo so, non è professionale, ma no, stavolta no. Oggi no, oggi piove, oggi viene sepolto e diventa immortale un calciatore, un uomo. José Mourinho ha detto che Eusébio è come Amália Rodrigues, è il Portogallo. A vedere la reazione della gente presente è davvero così. Forse anche di più. C’è pure Rui Costa, l’ex giocatore della Fiorentina e del Milan, ora dirigente del Benfica. Piange, ride piangendo. Provo ad avvicinarlo. Ma per chiedergli cosa? Non ci riesco comunque, troppe persone intorno a lui.

Meglio così, sarà per un’altra volta. Oggi piove. La gente non smette di cantare e osannare il proprio campione, nonostante la pioggia incessante.Un arresto cardio-respiratorio, era malato da tempo, già nel giugno del 2012 era stato ricoverato per diverse settimane in seguito a problemi cerebrovascolari accusati mentre era in Polonia, dove si trovava per seguire la Seleçao, la nazionale Portoghese.

In questi due giorni, quotidiani portoghesi e programmi televisivi, hanno parlato a lungo di questo uomo. Non solo però i soliti coccodrilli, è uscito fuori che Salazar, dittatore del Portogallo dal 1932 al 1968, avrebbe ostacolato un’esperienza all’estero del calciatore nato a Mafalala, quartiere di Lourenço Marques (oggi Maputo, capitale dell’allora colonia portoghese del Mozambico) per non indebolire il Benfica, in modo che la squadra di Lisbona fosse sempre tra le migliori d’Europa. Nel ’66 un quotidiano italiano pubblicò un articolo in cui si annunciava l’uscita di un libro dedicato al calciatore portoghese, Il mio nome è Eusébio, «vorrei un buon contratto all’estero in Spagna o in Italia, per giocare nel Milan, nel Napoli o nell’Atletico Madrid, tutte squadre che mi hanno già fatto delle proposte concrete».

Eusébio insieme ad Amália Rodrigues

La “Pantera Negra”, soprannominato così per le sue movenze feline, entrò giovanissimo nelle file dello Sporting Lourenço Marques, allenato in quell’epoca dall’ex portiere della Nazionale italiana Ugo Amoretti, che lo propose a diversi club italiani. Ma a causa del blocco dei giocatori stranieri imposto dalla Federazione italiana, nessuna operazione andò in porto.Nato nella miseria, arriva al Benfica nel 1960 (giocherà con le “aquile” di Lisbona fino al 1975) dopo essere stato “soffiato” ai cugini dello Sporting Lisbona e quell’anno inizia la sua leggenda, vince 11 scudetti e 5 coppe nazionali, Pallone d’oro nel 1965, due volte la Scarpa d’oro nel 1968 e nel 1973. Ma già nel 1962 è una stella mondiale, il Benfica vince la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva, battendo in finale per 5 a 3 il Real Madrid di Puskas e Di Stefano (suo grande amico) segnando una memorabile doppietta. Arriva terzo con la sua nazionale ai Mondiali inglesi del 1966, dove Eusebio e i suoi compagni persero in semifinale dai futuri Campioni del mondo dell’Inghilterra ma ebbero la meglio sull’Unione Sovietica nella finale per il terzo posto.

Il miglior traguardo fino ad oggi raggiunto dalla Seleçao. Nella stessa manifestazione fu anche il capocannoniere, con 9 reti. Con il Benfica realizzò 291 reti in 313 partite di campionato (con una media di quasi un goal a partita) e 57 in incontri nelle Coppe internazionali. Con la Nazionale, invece, andò in gol 41 volte in 67 incontri disputati. Per sette volte fu il capocannoniere del campionato portoghese e per tre volte il miglior marcatore in Coppa campioni.Su Eusébio, sui suoi gol realizzati e sulle sue partite incredibili disputate con la Nazionale e con il Benfica e sulla sua carriera in generale c’è ancora molto da dire.

Qualcosa avrò dimenticato. Ma è impossibile scordarsi una cosa: Eusébio è il Portogallo, come ha detto Mourinho e allora vale la pena di leggere un articolo sul Portogallo e sulle sue ex colonie: «anche oggi che il rapporto tra il Portogallo e le sue ex colonie sembra essersi rovesciato, il lusotropicalismo, con il luogo comune di una “peculiarità portoghese”, non cessa di frequentare il discorso pubblico. E come potrebbe, del resto, se è vero, come è vero, quel che ha detto José Mourinho: Eusébio é Portugal», scrive Giovanni Damele in Eusébio, Salazar e il tropicalismo lusitano.

di Daniele Coltrinari 

 

Daniele Coltrinari ha pubblicato C’era una Volta in Portogallo (Tuga Edizioni, 2016), 40 anni dopo la Rivoluzione dei Garofani (Raggiaschi Editore, 2014) ed è Coautore di Lisbon Storie (2016) il primo documentario indipendente sugli italiani che vivono e lavorano da anni a Lisbona.

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