di Elvis Zoppolato

“Mamma ho perso l’aereo” – esattamente così comincia il mio amore per la cultura portoghese. Due anni fa, mentre studiavo a Lisbona, mi ritrovai qualche giorno prima di Natale a combinarne una delle mie, come si suol dire. Ero al negozio di liquori dell’aeroporto mentre la voce dell’altoparlante chiamava il mio nome per dirmi che ero in ritardo. Io ovviamente ero troppo impegnato a parlare con la commessa del negozio per raccapezzarmi di ciò che stava succedendo. Il tema era importante, si stava discutendo su quale fosse il miglior vino di Porto da portare a mio padre per Natale. Mica posso presentarmi a mani vuote! Peccato che a casa non ci sia mai arrivato. Ero al bar dell’aeroporto quando il gate ha chiusto definitivamente. Convinto di avere ancora una quindicina di minuti prima che l’aereo partisse, decido di prendermela comoda, caffettino, copia del Publico (giornale portoghese più popolare) sotto gli occhi, e orgogliosissimo delle mie due bottiglie di Vinho do Porto (approfittando dell’offerta natalizia ne presi due al prezzo di una). Perfettamente in tempo, cinque minuti prima della partenza, mi accingo a salire sull’aereo.

Gate chiuso – gaffe collossale: il gate chiude mezz’ora prima della partenza dell’aereo. Il mio inconscio ha voluto che quel giorno io mi dimenticassi di questo dettaglio. Tragedia famigliare. “Ciao mamma, ho perso l’aereo. Non torno questo Natale”.
Da quel giorno però è cambiato tutto.

Scrivo subito a Rui, uno dei miei migliori amici, “ci sono anche io il 26 a vedere Eyes Wide Shut!” “Ma non dovevi prendere l’areo?” “Ehm…” Rui capisce subito che sono un inetto incurabile, e mi scrive senza farsi troppo pregare: “senti una cosa, non puoi passare il giorno di Natale da solo. Lo passerai con la mia famiglia”.

È per questo che oggi mi ritrovo qua a raccontare questa storia.

Due anni dopo la sua famiglia, sapendo che mi trovavo nei paraggi, ha deciso di rinvitarmi a passare il Natale da loro. Questa volta però oltre alla cena della vigilia, pure il pranzo di Natale. Rui e suoi parenti abitano ad Almada, la città che sta sul versante opposto del fiume. Lisbona è une di quelle poche città in cui muoversi non è un dramma; non solo, in certe circostanze, può essere addirittura un esperienza entusiasmante.

In altre città, ormai completamente sacrificate al turismo di massa, probabilmente certi mezzi di trasporto sarebbero già diventati delle giostre, il cui prezzo per poter salire e farvi un giro sarebbe altissimo. A Lisbona, per fortuna, il traghetto è ancora il traghetto, e serve per portare le persone dall’altra parte del Tago. Il viaggio – una decina di minuti circa – è stupendo.

Arrivando alla Margem Sul (il margine Sud, ovvero il litorale opposto) questo è il panorama che si può ammirare, una convivenza piuttosto singolare tra estetica decadente e spirito religioso, il tutto circondato dalla bellezza del fiume. In primo piano i palazzi diroccati tipici dei quartieri vecchi di Lisbona ed Almada, lassù in cima, invece, il Cristo Rei.

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Dopo essere arrivato con circa un’ora di ritardo, cerco goffamente di salvarmi in calcio d’angolo: “ehi, é o atraso português!” – “hei, è il ritardo portoghese!”. Non funziona, ma vabbè. Nessuno dice niente. Tutti i parenti di Rui mi accolgono con estremo calore, ci siamo già visti ieri sera ed è stato toccante rincontrarsi due anni dopo per passare il Natale assieme. Non c’è imbarazzo né estraneità, sembra quasi la mia seconda famiglia.

Mi fanno sentire a casa, ma questa è una sensazione che già conosco, non mi è nuova. La provo tutti i giorni passeggiando per la strade di Lisbona. C’è qualcosa qui che non c’è altrove: è il senso dell’ospitalità. I famigliari di Rui scherzando dicono “siamo entrambi latini, ci piace parlare tanto e mangiare bene”. Non è solo questo. Non lo dico a loro ma lo scrivo qua: è il rispetto profondo per la persona ciò che davvero definisce l’ospitalità portoghese. È una cosa che ho percepito quando vivevo qua – è una cosa che riconfermo ora che mi ritrovo a passarci le vacanze di Natale. So già che qualche persona dal gusto intellettualoide starà pensando “i soliti luoghi comuni, le solite generalizzazioni”.

Eppure in molti casi sono proprio i luoghi comuni e le generalizzazioni ciò che definiscono l’essenza di un posto, non le eccezioni rare ed iperboliche. È l’atteggiamento della moltitudine, perché fortunatamente viviamo in un mondo di persone e non di sapienti.

Il pranzo è semplicemente fantastico. Riso con anatra come primo e arrosto di capretto come secondo, patate e insalata per accompagnamento, e l’immancabile mousse al cioccolato di António (il padre di Rui) di cui sono tutti estremamente orgogliosi (soprattutto António stesso): “non te lo dico solo perché è mio padre, ma è davvero la miglior mousse al cioccolato che ho mai mangiato”, “è davvero fantastica, la migliore in assoluto”.

Ieri suo padre non c’era. Oggi appena arrivo, dopo due anni che non mi vede, la prima cosa che mi dice è questa: “allora Elvis, mi hanno detto che ti è piaciuta molto la mia mousse al cioccolato. È vero?” È vero. Confermo ai lettori: è davvero la migliore.

Dopo pranzo, dico agli altri che mi sarebbe piaciuto andare a vedere il Cristo Rei prima di tornare a Lisbona. António, che poi scopro essere appassionato di fotografia, si offre subito per accompagnarmi. Salutiamo il resto dei banchettanti, e io, Rui e António andiamo a vedere il Cristo Rei. Si trova in uno dei punto più alti della città.

Questa è la statua nella sua interezza:

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La statua, ispirata a quella del Cristo Redentore che si trova a Rio de Janeiro, venne fatta costruire dal dittatore portoghese António de Oliveira Salazar e fu inaugurata il 17 maggio 1959.

Fu realizzata dagli architetti António Lino e Francisco Franco de Sousa; il primo si occupò della base, la cui forma simile a una porta è alta 75 metri, il secondo invece della statua raffigurante il Cristo re, alto 28 metri.

Il monumento di Cristo Rei fu edificato per l’adempimento di un voto formulato dall’episcopato portoghese a Fatima il 20 aprile 1940.

La richiesta era che Dio che emancipasse il Portogallo dalla partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale.

Il presidente del Consiglio Salazar, dal momento che non voleva violare l’alleanza col Regno Unito – alleanza che perdurava sin dal lontano secolo XIV – decise di mantenere la neutralità, evitando così che il popolo portoghese partecipasse degli orrori della Seconda Guerra mondiale.

 

Oggi è il compleanno di Cristo. Il Natale celebra la sua nascita, una della figure più profonde dell’intera storia dell’umanità. Il suo messaggio evangelico non deve essere confuso con le vicende drammatiche legate all’istituzionalizzazione dottrinaria della sua predicazione. La sua figura non deve essere confusa col potere temporale che a tale figura dice di richiamarsi. La religione è una cosa profonda, che noi moderni ridicolizziamo a cuor leggero come facciamo con tutte le cose che in generale danno senso alla vita.

Per celebrare l’anniversario di Cristo, Io Rui e Antonio decidiamo di salire in cima al monumento. Da qui la vista è stupenda.

Ho le lacrime agli occhi da tutta la bellezza che mi circonda. L’ebbrezza estetica comincia a trasfigurare il mio spirito.

Non so da che parte guardare. Sono attimi stupendi. È estasi pure. Le parole non bastano, le foto neppure. Ciononostante, provo a rendervi partecipe di quello che ho potuto ammirare quest’oggi. Lasciandomi il Cristo alle spalle, vedo questo. Alla mia destra, Almada:

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Di fronte a me, verso destra, Lisbona:

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Alla mia sinistra, il ponte che collega le due città, il Ponte 25 de Abril:

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Questo panorama è davvero una delle cose più belle che ci siano. Mi chiedo come sarebbe andato il mio Natale oggi, se due anni fa non avessi perso l’aereo. Di sicuro, non sarei stato così vicino a Cristo. Di sicuro, posso dire di essere davvero felice di aver passato il Natale con Rui e la sua famiglia. Di sicuro, posso dire che la mousse al cioccolato di António è la migliore in assoluto.

Il senso di questa festa è la gioia della condivisione, la gioia dello scambio, la gioia dell’incontro. Di fronte all’attuale decadenza dei costumi e al perverso imbarbarimento dei sentimenti politici, forse non è mai stato così importante come lo è oggi il senso ultimo del Natale.

Concludo lasciando le ultime parole a Papa Giovanni Paolo II, il cui messaggio è stato scolpito per l’eternità ai piedi del Cristo Rei:

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“Che meraviglia è questo re che rinuncia a tutti i segni di potere, agli strumenti di dominio e desidera regnare solamente con la forza della verità e dell’amore” (Giovanni Paolo II).

Buon Natale a tutti.
Bom Natal a todos.

 

Almada, 25 dicembre 2018

 

FB_IMG_1545576003288Elvis Zoppolato, 26 anni (1992)

Laureato in filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureando magistrale in filosofia all’Università degli Studi di Bologna, studente di giornalismo presso la Scuola Belleville di Milano.

 

 

 

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