4 storie in 4 ore – Gli appunti di Fredson – Mezzanotte in. Parte II

«Cosa pensano gli altri? Come vivono? Cosa vedono?
Qualcuno ha dovuto dare delle risposte a queste domande».
Fredson.

O Sarracino

Mi ritrovo sul tetto della chiesa di Penha da França, riconosco subito la vista. Vento fresco in faccia, vertigine, chi ha filmato tutto questo come cavolo è arrivato sul tetto? Com’é possibile sentirsi davvero qui? Come fanno?L’osservatore si sposta dal lato opposto fino a stare in equilibrio sul cornicione, movimenti così fluidi che sembra di volare a tratti, non vedo il resto del corpo e non lo sento, è come se solo la testa sia presente e il corpo… è come in un sogno, ma certo. Ma quanto devo essere piccolo per riuscire a stare sul cornicione? L’attenzione è tutta per il giovane che sta arrivando a piedi. Il ragazzo con la maglietta giallo canarino arriva al momento giusto, il miradouro di Penha da França è deserto e soffia un vento a favore.

Ha disegnato sulla maglietta la faccia di Osama Bin Laden e la scritta sopra: O Sarracino. Adesso che si sta avvicinando lo osservo meglio; l’ho già visto, viene qui spesso a fumare da solo e a scrutare il panorama come faccio io. Saranno mesi che non vado a Penha da França.

Ma io che cazzo ci faccio sul tetto della chiesa? O meglio, chi ha filmato stava sul tetto della chiesa. Aspetta che Sarracino passi proprio sotto alla facciata prima di lanciarsi in un tuffo nel vuoto. Ma che? Questa non me l’aspettavo, botta d’adrenalina subito. Mi sento cadere dal cornicione a peso morto, lo sguardo fisso concentrato sulla testa del ragazzo con la maglietta d’O Sarracino, la planata è rapida e ben direzionata, non mi sento più sdraiato sul divano nel salotto di Miguel ma ad un passo dalla morte, sto a duecento, il rumore del vento si trasforma in disturbato segnale radio che aumenta di volume, punto al suo orecchio sinistro, arrivo un po’ troppo veloce e finisco incastrato in un groviglio di edera, contro un muro di mattoni rossi, intorno si muove tutto, una voce nuova dentro di me riempe il cielo di Lisbona e la vista del panorama da Penha da França appare nitida come non lo era mai stata.

Per un istante mi guardo i piedi, sto camminando, sono dentro al tipo della maglietta gialla, ecco perchè traballa tutto, ma allora che posto è questo? Una proiezione della mente di Sarracino? Un muro di mattoni rossi e un cespuglio d’edera? Cerco di guardarmi intorno ma è tutto sfocato, intravedo solo una rete verde dove il muro di mattoni fa angolo, e c’è un passaggio in basso, aperto a forza nella rete, da per un uomo, oltre intravedo uno stretto sentiero nell’erba che corre lungo le pareti di due grossi edifici adiacenti.

L’immagine dagli occhi di Sarracino appare e copre tutto come uno schermo principale che cala dall’alto, sembra grande quanto un intero cinema. Mi sento galleggiare, appare una proiezione più piccola oltre alla vista del paesaggio, immagini rapidissime si susseguono in una sfera trasparente, le mani spariscono dal campo visivo, non le sento ma riappaiono con qualcosa tra le dita, un biglietto da visita.

La nuova voce rapisce la mia attenzione, è come se fosse dappertutto, scandita bene fino a risuonare in ogni angolo del corpo, quale corpo?

Suo o mio? Nostro, è il nostro corpo. «Devo smetterla di usare i biglietti da visita per fare filtri. Questo di chi è fammi vedere: Susana Campos, oi mon amour, desculpa lá ma non ho altro, psicologa e gran gnocca aggiungerei io con lo stesso font. Non la ricontatterò mai più, chissà se la rivedrò, è un’amica di coso, come si chiama? Di… Porca troia non mi viene il nome, cavolo di lapsus, Dines! Ecco, Dines. Che personaggio, come quando ci provò con me e la mia ex invitandoci ad un’orgetta a casa sua, sfatti ed in fungo, guidati da uno sciamano vero, cazzo che tipo! Che serata al party, il big party, cazzo che casa, dieci stanze e bagni enormi tipo hotel, ma forse era una casa chiusa prima, per avere il bagno degli uomini con il pisciatoio a parete doveva essere molto frequentata, magari era tutto il palazzo ad essere un puttanificio… Big flat, big party, la devo scrivere la storia di quella serata… Susana a danzare, bello, ho dormito là sul divano in soffitta. Bella festa.

E la volta che mi son trombato Vanessa nella doccia, le due coinquiline di Raffa mi hanno poi sgamato in pieno quando siamo usciti in due, che spettacolo, sta mania di scopare nei bagni delle case degli amici alle loro feste…»

Casa, case altrui, gente, gente in casa… Nella sfera passano immagini più lente, riesco a metterle a fuoco, sono in sintonia con i suoi pensieri, ho tutto l’archivio a disposizione. Non capisco se posso addirittura scegliere io a cosa pensare. Sarracino pensa rapido, passa da un argomento all’altro. Ripensa ai coinquilini finlandesi che non pagano, la voglia di aggredirli nel sonno e pestarli a sangue, farli pentire di aver pensato di fottersi proprio lui che li ha accolti in quella casa sfigata. Maledice l’aver cambiato casa per gli attriti tra un certo Blake e una certa Mara, ma pensa anche che è destino, conseguenza del suo pessimo modo di gestire le cose. Pensa anche ai momenti belli vissuti, la serenità del sabato mattina con il fado a suonare dalla feira allestita nella piazza, le fumate sul tetto, le cene, gli amici ospitati, le feste in casa, le donne…

«Altro che psicologa mi serve un avvocato a cui chiedere consiglio su come fare, la Polizia mi farebbe troppe domande, poi se succede per caso qualcosa mi sgamano al volo. Gli spaccherei davvero la testa a martellate, figlio di puttana, come diceva Blake quando era incazzato con Mara? Parassita! Lurido parassita, fottuto parassita! Cazzo che tipo.» Sarracino qui ha un problema serio con due finlandesi che non gli pagano l’affitto e che gli stanno occupando due stanze nella casa a Praça da Alegria. La conosco quella piazza! Ma non capisco qual’è il palazzo di Sarracino. Alegria stà minchia.»

Continua…

4 Storie in 4 ore  è un esperimento letterario di Simone Faresin in collaborazione con Sosteniamo Pereira. Le storie sono una “mistura” tra realtà e fatti ispirati da opere come “Strange Days” e “Essere John Malkovich” raccontando cosa accade in un’insospettabile notte Lisboeta tra le ore 20 e Mezzanotte.S imone Faresin ha iniziato la sua collaborazione con Sosteniamo Pereira pubblicando racconti in “Cose dell’altro Tropico” rubrica dove narra della sua esperienza di 2 anni in Mozambico. 4 Storie in 4 ore è stato scritto tra Lisbona, Maputo, Beira e Porto.

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Simone Faresin a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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