4 storie in 4 ore – Gli appunti di Fredson – Mezzanotte in

«Cosa pensano gli altri? Come vivono? Cosa vedono?
Qualcuno ha dovuto dare delle risposte a queste domande».
Fredson.

Alla seconda bottiglia ho voglia di fumare, guardo Miguel, sorriso stampato in faccia e gli chiedo: «Che dici, bombetta? O dici che le principesse del nord qui si pigliano male se ne rollo una?».«Perchè dovrebbero pigliarsi male? Han vissuto sei mesi qui a Lisbona, è normale». «Boh, non sembrano tipe che fumano, magari poi chissà che pensano di noi. Ma in effetti chissene. Hai un filtro?». Miguel s’illumina di colpo, quasi rovescia il bicchiere, mi punta col dito e, come se stesse ricordando una poesia delle elementari, inizia a recitare: «Cosa pensano gli altri? Come vivono? Cosa vedono?». E senza aspettare una mia risposta continua: «qualcuno ha dovuto dare delle risposte a queste domande. Perchè per avere il potere devi avere il controllo. Anche su quello che pensa la gente. Perche è solo nella mente che le persone sono realmente libere. O pensano di esserlo».

Lo fisso stranito, anche le svedesi ci guardano, stiam parlando in italiano e per loro è divertente. Piace a tutte.

Fisso Miguel. «Che cazzo significa?». Gli chiedo. «Non lo so! Fredson mi ha fatto questo discorso un mese fa, me lo hai fatto ricordare tu adesso, quando hai detto: quello che pensano gli altri».Rimango un attimo stupito, poi eclisso con un «Si fotta Fredson».

Sedici ore dopo mi sveglio sul divano letto di Miguel, sono a casa sua. Voglia di caffè. E devo pisciare. Grande serata con le svedesi, si son poi aggregati gli amici angolani che appena hanno visto le principesse bionde non han capito più niente. Bellissime e simpaticissime, ci guardavano tutti come fossimo i padroni del mondo, vai in giro con 4 bionde mozzafiato e sei un dio in terra, se mi presentavo solo con Miguel saremmo stati due pezzenti qualunque da rimbalzare alla porta.

Tzè, il potere della figa. Ho il bracciale del Lux ancora al polso, aver ballato per ore è stato meglio di una giornata in palestra, sto in formissima. Per andare in bagno passo davanti alla finestra della sala che da su Lisbona, la ossevo un istante. Ti adoro, sei bellissima!

«Buongiorno meraviglia!». E le mando dei baci. Miguel appare sulla soglia della sua stanza, sembra un sacchetto accartocciato che tenta darsi contegno. Mi guarda stupito: «cazzo fai? Mandi i bacini a Lisbona?».«

«Sì, la amo!». Ma lui svalorizza il mio sentimento con un gesto della mano che invita ad andare al bagno anche se non c’è bisogno.

Poco dopo siam seduti in silenzio in sala a ruminare biscotti e a farci la seconda dose di caffè. Fisso la porta chiusa che ho davanti.

«È la stanza di Fredson?».Miguel annuisce. «Posso?».

Mi alzo curioso, mi eccita la situazione, mi calo nei panni di un investigatore, afferro la maniglia usando la maglietta per non lasciare impronte e apro. Bella stanza spaziosa, scrivania a sinistra sotto alla finestra; scarpe, valigie e un cesto lungo la parete in fondo e armadio e letto ad una piazza e mezza a destra, pantofole da vecchio ai piedi del letto. Pareti bianche, neanche un poster o una foto appesa, che triste. Stessi mobili color castagno di Miguel ma la coperta del letto è più bella, con fantasie colorate stile sudamericano.

Mi ricorda lo stile di Missoni. Uno zaino blu sul letto. Tanti libri e cd ordinati, niente fuori posto, sulla scrivania giornali, riviste, tappetino mouse, un’agenda arancione che richiama la mia attenzione e un badge a fianco. Finalmente scopro che faccia ha Fredson. Mai visto prima, credo. Mulatto chiaro, capello riccio e dei curiosi occhiali grandi e tondi che sembrano sopravvissuti all’800. Fredson Almeida. Il badge riporta solo “Dipartimento V” e nessun’altra scritta, dietro c’è solo la striscia nera tipo bancomat. Apro lo zaino e tiro fuori uno strano visore e una sfera tipo palla da baseball ma fatta con non so quale materiale plastico. Sul fondo dello zaino c’è un classico block notes con la copertina sgualcita.

Sfoglio per vedere se tra le pagine c’è qualcosa; sono piene di scritte, sembra un racconto lunghissimo. Noto che non c’è un computer nella stanza ma sulla scrivania c’è il tappetino per il mouse. Quindi manca qualcosa.

Per un secondo penso che in questa faccenda non posso fidarmi al 100% di Miguel, soprattutto visto che ha urgente bisogno di recuperare dei soldi. Ho solo voglia di giocare un pò al detective ma dopo pranzo devo tornarmene a casa, ci manca solo che spreco tempo ed energie per uno di cui neanche conoscevo l’esistenza. Fredson, dove cavolo sei finito?

«Mr. me ne vado senza pagare e senza avvisare ha lasciato qui i suoi giocattoli». Miguel si affaccia sulla soglia, caffè in mano, seminando briciole di biscotto mi dice: «quello non è un giocattolo, è materiale di lavoro, roba del governo». Sorseggia con calma, dopo la seratona di ieri è decisamente più rilassato, eh, il potere della figa. «Meglio che non tocchi niente Simo».

Ormai troppo curioso di capirne qualcosa continuo: «non sai come funziona? Glielo hai mai visto usare?». 
«No, ma è un visore, basta indossarlo, credo funzioni con il bluetooth. Forse ci sono anche delle cuffie e un microfono che si attaccano da qualche parte…». Vedendo la sfera Miguel si avvicina incuriosito. «E questa cos’è?». 
«Fa parte del kit ». Rispondo io convinto.

«Mai vista. Una volta ha indossato il visore per farmi vedere come lavora, un turno di quattro ore sdraiato su una poltrona a vedere filmati».  Corrugo la fronte: «quattro ore? Il suo lavoro è vedersi un film di quattro ore ogni giorno?». «Credo di sì Simo, in sette mesi mi ha accennato qualcosa solo in tre occasioni, era sempre molto orgoglioso del suo lavoro ma ti giuro che non ho la più pallida idea di cosa faccia realmente. Potrebbero essere i filmati realizzati dai dei droni spia…». Rimango sorpreso dalla fantasia di Miguel, si è proprio svegliato bene oggi.

La sfera è consistente come una palla da biliardo, ha un codice a barre e una sequenza di numeri incisi a laser da un lato e un piccolo bottone che affonda per mezzo centimetro. Anche Miguel la osserva e la soppesa con la mano libera.

«C’è ancora caffè?». Senza guardarmi mi risponde che c’è l’ultimo goccio ma possiamo fare un’altra caffettiera. Ottimo, voglio andare a fondo a questa faccenda oggi stesso, una volta uscito da qui non voglio neanche saperne più niente di questa storia di Fredson. Miguel cerca di leggere il codice inciso sul fianco della sfera, è una sequenza alfanumerica: SF261214/6º/527.
«SF, Simo sono le tue iniziali!»Sorrido alla stupida coincidenza.
«Sì, Scuderie Ferrari».

Miguel mi osserva come aspettando qualcosa, ho la sensazione che lui sa cosa sia il visore e a cosa serva, la curiosità per la sfera sembra gli sia già svanita. Secondo me Miguel ha già ispezionato lo zaino ed il suo contenuto ma si vergogna a dirlo. O chissà.

Studio l’apparecchiatura. Lascio scorrere le dita lungo il liscio design del visore, ha una linea accattivante che anche i prodotti della Bose invidierebbero. Inodore, non sembra neanche usato. Il visore s’indossa facilmente, ci sono delle piccole sfere equidistanti sul bordo del visore, non fanno male, sembrano massaggiare un’area specifica del cranio e sulle tempie. Regolo bene gli occhialoni come fosse una maschera da sub, con la schiena scavo nel cuscino una buona posizione per potermi rilassare, aspetto di vedere accendersi il segnale blu che certifica la connessione tra la sfera ed il visore, respiro, tentenno un istante, click.

Continua…

4 Storie in 4 ore  è un esperimento letterario di Simone Faresin in collaborazione con Sosteniamo Pereira. Le storie sono una “mistura” tra realtà e fatti ispirati da opere come “Strange Days” e “Essere John Malkovich” raccontando cosa accade in un’insospettabile notte Lisboeta tra le ore 20 e Mezzanotte.S imone Faresin ha iniziato la sua collaborazione con Sosteniamo Pereira pubblicando racconti in “Cose dell’altro Tropico” rubrica dove narra della sua esperienza di 2 anni in Mozambico. 4 Storie in 4 ore è stato scritto tra Lisbona, Maputo, Beira e Porto.

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Simone Faresin a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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