Il Portogallo un passo alla volta: reportage di un viaggio lusitano

di Valerio Moggia 

Un libro su un viaggio in Portogallo dopo quanto già scritto da Saramago potrebbe essere uno sforzo inutile, penserete voi. Eppure mai come oggi il Portogallo merita di essere (ri)raccontato, ora che è diventato nuova meta e utopia per i delusi della Vecchia Europa, in cerca di lavoro o di condizioni di vita più vantaggiose.

Con queste premesse è nata l’idea di un viaggio di scoperta che ha occupato l’intero mese d’agosto, e che è ora giunto alla sua fase più delicata: trasportare l’esperienza direttamente vissuta in una cronaca affidabile su carta, di cui questo articolo rappresenta una sorta di capitolo zero.

Quando Alessandro Gaudiano e il sottoscritto – che di quest’avventura sono stati protagonisti e del futuro reportage saranno autori – iniziarono a discutere del Portogallo e della moderna mitologia che lo avvolge, il pensiero di andare sul campo a scoprire quanto ci fosse di vero arrivò di rapida conseguenza. Ma ciò che cercavamo era la possibilità di osservare un paese che fosse qualcosa d’altro rispetto al barocco e al manuelino di Lisbona, ai pasteis de nata mangiati in faccia al Pedrão dos Descobrimentos a Belém, alla brillante spiaggia di Setúbal, all’affascinante confine occidentale di Cabo da Roca, al clima incerto che lambisce Porto. «Qual è il modo migliore e più economico di vedere il Portogallo fuori dalle mete turistiche?» ci siamo domandati; «Attraversiamolo a piedi!» fu la risposta.

Partendo dalla capitale lusitana, il poco frequentato cammino portoghese verso Santiago di Compostela percorre tutta la nazione fino alle rive del Minho, prima di valicare i confini galiziani. La maggior parte dei moderni pellegrini preferisce optare per il più fresco e affascinante tratto finale che inizia a Porto, e che segue due differenti percorsi: taglia a metà il paese, correndo tra colline ed eleganti ville signorili, oppure prende la via della costa, tra spiagge e scogliere abbracciate all’Atlantico. Due tipi di paesaggio, però, che hanno ben poco a che vedere con la strada che separa Porto da Lisbona, fatta di spietate pianure e villaggi in totale stato d’abbandono, interrotta occasionalmente dagli affascinanti scorci cittadini che possono essere colti a Tomar o a Coimbra.

Muovendoci lentamente da un punto all’altro, le sfuggenti cartoline di solito catturate ai finestrini del treno o dell’autobus si sono trasformate in scenari da attraversare al loro stesso passo. Abbiamo condiviso la strada, per brevi tratti, con anziane signore che alle prime luci dell’alba raggiungevano il lavatoio comunale cariche di panni bisunti, e condiviso la colazione con uomini di mezza età nei café – tutti contrassegnati dal triangolo rosso della marca Delta sui tendoni bianco sporco – noi con l’unico caffè bevibile che abbia mai trovato fuori dall’Italia, e loro con un gonfio bicchiere di Porto rosso freddo. I paesi spesso senza servizi, con strade ancora in acciottolato, dove quasi tutto si paga in centesimi, condividono la stessa aria dei centri turistici in grande crescita. Basta abbandonare per un istante le vie principali solcate dal flusso umano di Lisbona per ritrovarsi in vicoli occupati da camion carichi di detriti tirati giù da case fatiscenti, che coi soldi del turismo si stanno mettendo in linea con lo stile della capitale europea.

E così, gettando la vista sulla skyline di Porto dalla terrazza della cattedrale del Sé, accanto alle stupende antiche torri campanare appaiono le innumerevoli gru dei cantieri.

I manifesti con cui il Partido Comunista – che qui è al governo – riempie città e paesi raccontano di lotte per i diritti civili, per il lavoro e la sanità, e nei più sperduti e arretrati paesi dell’entroterra capita di trovare, volantini che invitano i pre-adolescenti a iscriversi all’accademia del Benfica o dello Sporting, e diventare i nuovi Cristiano Ronaldo: sospeso tra speranze e gentrificazione, il Portogallo ha un modo di presentarsi che lascia sbigottiti e che va accettato, per poter essere poi compreso.

Il nostro libro non ha ancora un titolo né un editore, ha a malapena una forma e, come un neolaureato, tanti sogni e aspirazioni. Ha però una pagina Facebook (accessorio imprescindibile, oggigiorno), aggiornata con immagini, articoli, e contenuti vari sulla prosecuzione dei lavori:

A piedi per il Portogallo: Cronaca di un viaggio è dove potete continuare a seguire il progetto, contattarci e, se avete viaggiato con noi o ci avete incrociato per un istante, raccontare la vostra parte della storia.

Valerio Moggia è nato a Novara nel 1989, ha scritto per testate locali e online, e collaborato a festival di cinema di Milano come Docucity, I’ve Seen Films e Milano Film Festival; collabora inoltre con la web-radio Riplive.it, e nel 2014 ha preso parte alla realizzazione di un documentario on the road sul Cammino Francese per Santiago, “Ad ogni passo sei arrivato” (che potete vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=9Sq9SeMNNNE). Che ci crediate o meno, fa il giornalista.

Profilo Riplive.it: http://www.riplive.it/authors/val

Profilo Medium: https://medium.com/@ValerioMoggia

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Valerio Moggia a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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