«Le città non sono solo le strade, le case e il patrimonio. Le città sono i loro abitanti». Intervista a Marisa Matias

Eurodeputata e candidata alle scorse presidenziali del Portogallo, Marisa Matias siede al Parlamento europeo nello spicchio del Gue/Ngl, la sinistra europea. Il suo partito, Bloco de esquerda, sostiene il governo guidato dal socialista António Costa, un governo anti-austerità che nel 2015 è riuscito a strappare la guida del Paese al ben più filoeuropeo Passos Coelho e che, negli ultimi mesi, raccoglie i complimenti dell’Ue per gli indici finanziari sempre più in ripresa.

In queste settimane, in Portogallo, una Carovana sta attraversando il Paese, e siamo alla vigilia delle elezioni amministrative portoghesi, fissate per il primo ottobre. È anche un un modo per attirare l’attenzione della politica sulla questione dell’abitare che ultimamente ha raggiunto livelli di grave urgenza nei centri e nelle periferie delle città. Il primo ministro António Costa ha parlato della casa come di una «nuova priorità» del governo, rimarcando quanto sia essenziale che le nuove generazioni e la classe media possano aver accesso alla casa a prezzi giusti. Qual è la sua posizione su questo punto?

Nonostante la Costituzione portoghese abbia proclamato il Diritto all’Abitazione, la realtà ci mostra che questo diritto è sempre più lontano dal trovare compimento in Portogallo. La creazione e attribuzione delle abitazioni sociali non è mai stata sufficiente per le necessità reali. I vari piani di rialloggio hanno lasciato indietro innumerevoli famiglie o membri di esse. Allo stesso tempo, nelle grandi città rimanevano inutilizzati moltissimi palazzi, abbandonati o vuoti. Negli ultimi anni la crisi e le risposte “austeritarie” hanno contribuito largamente a peggiorare la situazione, costringendo molte famiglie a dover consegnare le proprie case alle banche. Così è stato anche con la nuova legge degli affitti, che è servita a facilitare gli sfratti e ad aumentare i valori degli affitti. Più di recente, con l’aumento del turismo, l’offerta di case sul mercato è diminuita e i prezzi sono esplosi. Oggi sono poche le persone in grado di pagare i prezzi richiesti per un nuovo affitto, e molte si vedono porre termine al contratto perché i proprietari vogliono avere a disposizione le case per metterle sul mercato dell’affitto turistico. Le persone si vedono espulse dalle città dove hanno sempre vissuto. È questo un problema per cui urge una soluzione e penso sia molto importante che questa iniziativa avvenga prima delle elezioni amministrative perché la risposta alla questione abitativa risulta anche dalle politiche locali che su di essa vengono adottate.

Questa intervista si inserisce in un’inchiesta collettiva, coordinata da Il Salto, sulle questioni dell’abitare in Europa. Da deputata europea, pensa ci siano delle strade percorribili, attraverso la normativa e le istituzioni dell’Ue, per dare compimento al diritto alla casa, come proclamato dall’articolo 65 della Costituzione portoghese?

Il diritto all’abitazione non è esclusivo della Costituzione portoghese. Anche a livello europeo troviamo la proclamazione di questo diritto, nei Trattati, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nella Carta Sociale Europea, e in vari altri documenti strategici europei. Il diritto all’abitazione è un pezzo fondamentale nella politica di coesione sociale. Ciò nonostante, è agli Stati membri che compete definire la propria politica dell’abitazione e salvaguardare questo diritto fondamentale.

Torniamo in Portogallo. Nei quartieri periferici i problemi abitativi sono di vecchia data: il Bairro da Torre a Loures per esempio è rimasto senza luce e senz’acqua per molto tempo, il Bairro 6 de Maio ad Amadora è in fase di demolizione, nel Bairro da Jamaica a Seixal la Edp (la società che gestisce l’energia elettrica in Portogallo) minaccia di tagliare la luce. Il Programma speciale di rialloggio (Per) non viene aggiornato da più di vent’anni con il risultato che molte persone che hanno avuto la casa demolita non hanno però avuto nessun diritto al rialloggio. il rialloggio stesso ha favorito la dispersione delle comunità, la creazione di quartieri di segregazione e discriminazione, i palazzi poi sono stati costruiti con materiali scadenti e manca la manutenzione. Negli ultimi tempi si è parlato dell’importanza di un nuovo Per e di una legge di base per l’abitazione.

Il Per, sin dal momento in cui è stato ultimato, era già non aggiornato. Vent’anni più tardi è obsoleto e non può servire da base né da punto di partenza per alcun piano di rialloggio. C’è effettivamente bisogno di un nuovo programma che tenga conto non solo delle necessità reali nella raccolta e nella valutazione dei dati, ma che sia anche capace di imparare dagli errori fatti in passato nell’ambito del rialloggio. È essenziale che le istituzioni locali siano un agente fondamentale per la concretizzazione del diritto all’abitazione e non, come abbiamo visto purtroppo in molti comuni e in questi quartieri in concreto, il braccio esecutivo dei poteri e della pressione e speculazione immobiliare. In un quadro più generale, mi sembra ovvia la necessità di una legge di base per l’abitazione. Come ho già detto, i problemi dell’abitazione sono tantissimi, e c’è bisogno di una legislazione che indichi il cammino perché il diritto costituzionale all’abitazione sia compiuto.

La monocultura del turismo e la gentrificazione hanno raggiunto i centri delle città di Lisbona e di Porto, portando lucri a grandi gruppi economici ed espellendo gli abitanti dal centro delle città. Come va affrontata l’economia del turismo?

Abbiamo bisogno di regole molto chiare che regolino l’economia del turismo e che le facciano funzionare a favore delle persone che abitano le città e non contro di esse. Le città non sono solo le strade, le case e il patrimonio. Le città sono i loro abitanti e ciò che essi ne fanno. Abbiamo bisogno di regole che permettano agli abitanti e ai turisti di coesistere nello spazio della città. Per molti anni abbiamo assistito al degrado dei palazzi e di conseguenza al degrado dell’aspetto di varie zone della città; in molti casi sono stati gli abitanti che hanno impedito questo degrado e in molti altri sono stati loro stessi che hanno trasformato e migliorato le condizioni di vita di questi quartieri. In molti quartieri la principale risposta sociale è la solidarietà tra vicini. Con l’aumento del turismo abbiamo assistito a una riabilitazione dei palazzi e dei quartieri, perché i proprietari credono che per tutti questi investimenti ci sarà un ritorno per via del turismo. Oggi ci sono “super-proprietari” che sanno che fintanto che non cambieranno le regole relative alla locazione turistica, questa rimane un affare molto più facile e lucrativo che una impresa alberghiera, per esempio. La nuova legge degli affitti è un altro strumento nelle mani dei proprietari che per questa via riescono a sciogliersi dall’onere dei contratti d’affitto destinati all’abitazione e a destinare il proprio spazio in locazione turistica. Tutti cercano il guadagno rapido e facile, che in questo momento questo sembra reso possibile dal turismo. Se non ci saranno leggi che impongono regole e che proteggono gli abitanti, in breve avremo una sorta di città di fantasia.

Henri Lefebvre ha parlato in un libro del 1968 di «diritto alla città». Cos’è il diritto alla città oggi in Portogallo?

Il “diritto alla città” di cui ha parlato Lefebvre non è cambiato. Ed è oggi, in Portogallo o in qualsiasi altra parte del mondo, lo stesso nella sua essenza. È il suo esercizio, o la stessa capacità di esercitarlo, ad essere in causa. Se le persone vengono espulse dalle città dove vogliono vivere, dove si vogliono e che vogliono trasformare, com’è possibile mantenere qualsiasi tipo di idea di identità urbana, di cittadinanza o di appartenenza? Il “diritto alla città” sopravvivrà solo se sarà messo in pratica, se le persone si uniranno intorno a quest’idea e rivendicheranno le proprie città.

di Luca Onesti

Quest’articolo è stato pubblicato su Il Salto, qui  

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