Lisbona, una carovana per il diritto all’abitare

Nel primo fine settimana di settembre è partita da Lisbona la Caravana pelo direito à habitaçao, formata da associazioni e abitanti che si vedono negato il diritto alla casa. L’idea è quella di percorrere il Portogallo in varie tappe, raccogliendo dati, testimonianze e proposte per fare pressione affinché il governo intraprenda una politica sulla casa che dia pieno adempimento all’articolo 65 della Costituzione portoghese, nel quale è previsto il diritto di tutti ad una abitazione degna e di dimensioni adeguate, in condizioni di comodità, igiene e rispetto dell’intimità e della privacy.

Queste fondamentali condizioni, infatti, e la dignità che vi è connessa, secondo il rapporto che la Relatrice speciale delle Nazioni Unite per un’abitazione adeguata, Leilani Farha, ha presentato a seguito della sua visita nel paese del dicembre 2016, sono molto carenti oggi in Portogallo.

Nello scorso giugno, visto il vertiginoso aumento dei prezzi degli immobili e degli affitti, il primo ministro António Costa ha dichiarato che la nuova priorità del governo è quella di creare politiche pubbliche per rendere accessibile il diritto all’abitazione. Se queste intenzioni, che secondo le sue stesse parole riguardano soprattutto la classe media e le nuove generazioni, si rivolgeranno anche alle classi basse e alla complessa questione dei quartieri informali, lo vedremo nei prossimi mesi. Intanto, con il coordinamento della deputata Helena Roseta, il Parlamento sta lavorando ad una Legge di base, che si andrà ad affiancare a quelle già esistenti sull’educazione, sulla salute, sull’ambiente e sulla cultura.

È con l’obiettivo di intervenire ed esercitare un’influenza in questi processi decisionali, che l’Assemblea degli abitanti di alcuni quartieri autocostruiti e di rialloggio dell’area metropolitana di Lisbona, insieme all’Associazione Habita!, a CHÃO – Oficina de Etnografia Urbana, a Gestual (FA-ULisboa) e a SOS Racismo, ha dato il via a questo progetto itinerante che attraversa le due aree metropolitane più grandi del paese, quella di Lisbona e quella di Porto, ma fa tappa anche nelle città di Beja e di Coimbra, per concludersi, il 30 settembre, che tra l’altro è il giorno prima delle elezioni amministrative, alle Isole Azzorre.

Il Salto ha seguito le prime sei tappe, distribuite nei primi due fine settimana di settembre, di questo viaggio che può fornirci un quadro approfondito dei problemi abitativi di un paese al crocevia tra l’austerità degli scorsi anni e i nuovi propositi del governo di sinistra, in un momento in cui la turistificazione sta rapidamente cambiando il volto di Lisbona e di Porto, mentre, alle porte delle città, c’è ancora chi vive nelle baracche e corre il rischio di vedersele abbattute senza che gli sia garantita un’alternativa.

1° giorno – Bairro 6 de Maio

A Lisbona, a Praça de Espanha, nel punto di incontro prefissato, organizzatori ed attivisti portano lo striscione con la scritta #nossacasanossobairronossaluta (la nostra casa, il nostro quartiere, la nostra lotta), insieme a flyers, manifesti e magliette. La Caravana per ora è un pullman vuoto ma il suo ruolo sarà quello di fare da spola tra i vari quartieri della città, portare da una periferia ad un’altra persone che hanno problemi simili senza esserne a conoscenza. Già da diversi mesi l’Assemblea degli abitanti sta facendo questo importante lavoro di connessione e di informazione reciproca tra i quartieri, ed è riuscita a farsi ricevere dalla commissione parlamentare che si occupa del tema e nel mese di marzo ha scritto una lettera aperta per portare i problemi abitativi all’attenzione delle istituzioni, degli enti a difesa dei diritti umani, così come dei media e dei cittadini. I legami in questo modo si sono andati moltiplicando e si sta iniziando finalmente a organizzare un piano congiunto di lotta e di resistenza. Ruolo della Caravana è anche questo: fare, a questo punto di un processo in atto, da catalizzatore.

Il giro del primo giorno è una panoramica delle periferie della “grande Lisbona”: prima attraversiamo il fiume Tejo, fino al comune di Seixal, per poi tornare indietro e spostarci verso est, in quello di Loures. I confini nella conurbazione si perdono. Senza soluzione di continuità, per esempio, si passa dal quartiere di Benfica, e dallo stadio della omonima famosa squadra di calcio, ancora nel comune di Lisbona, alla composita rete di quartieri di Amadora. In questo comune si può arrivare rapidamente con un treno urbano, o addirittura con la metro, e una “periferia” così vicina al centro fa gola ai costruttori e alle agenzie immobiliari, che in pochi anni stanno moltiplicando i loro lucri, in un momento in cui il mercato immobiliare sta letteralmente esplodendo. L’altra faccia di questa espansione è che proprio Amadora negli ultimi anni ha visto il maggior numero di demolizioni e di sfratti. Il quartiere informale di Santa Filomena, ad esempio, è stato abbattuto completamente negli ultimi tre anni, e la lista dei quartieri abbattuti o in via di abbattimento è lunga. Uno di questi è il 6 de Maio: è per questo che la Caravana oggi passa di qui, a raccogliere testimonianze e a portare il suo supporto a 100 famiglie che si ritrovano a vivere in un tessuto urbano fatto per metà di rovine, di case distrutte accanto ad altre che presto verranno giù.

I quartieri informali o auto costruiti delle aree metropolitana di Lisbona risalgono agli anni ’50 del Novecento, quando molti lavoratori portoghesi arrivarono dalle campagne per lavorare nelle fabbriche e occuparono dapprima con delle baracche e poi con degli edifici in muratura autocostruiti, i terreni incolti o abbandonati negli immediati dintorni della città. Si formarono dei veri e propri quartieri, che presto si sarebbero ingrossati per l’arrivo dell’immigrazione dalle colonie, continuata anche dopo l’indipendenza.

Nel 1993 venne varato il PER (Programa Especial de Realojamento), che prevede il progressivo smantellamento dei quartieri informali, e il rialloggio delle famiglie in appartamenti a costo agevolato. Mai attualizzato attraverso nuovo censimenti, questo programma non tiene conto dei mutamenti nei nuclei familiari e dei nuovi arrivi: secondo alcuni dati forniti dal comune di Amadora, ad esempio, il 35% della popolazione dei quartieri interessati dal programma non rientra nel censimento e dunque “non ha diritto” ad essere rialloggiata.

2° giorno – Bairro da Jamaica

Spettacolo musicale al Bairro da Jamaica

Premiato alla Mostra del cinema di Venezia del 2016 con il premio Orizzonti a Nuno Lopes per la migliore interpretazione maschile, il film “São Jorge” di Marco Martins, racconta la storia di un pugile che per far fronte a crescenti difficoltà economiche si lascia assoldare da una impresa di recupero crediti. L’ambientazione del film è un complesso di palazzi non finiti di diversi piani, non intonacati e con i mattoni rossi a vista, in un generale stato di degrado e sovraffollamento. Si tratta del quartiere di Vale do Chícharos, nel comune di Seixal, sulla sponda opposta, rispetto a Lisbona, del fiume Tago. Quartiere che però, informalmente, ha preso il nome di Jamaica. È proprio qui che arriva la Caravana, che unisce oggi la sua iniziativa a quella del gruppo Consciência negra, impegnato a raccogliere firme per una nuova Legge della nazionalità in Portogallo.

Il quartiere ha avuto origine negli anni ’80, quando una impresa ha lasciato non finite delle costruzioni; queste in seguito sono state acquisite dalla banca Caixa geral dos depositos, che a sua volta le ha vendute all’impresa Urbangol. A inizio anni ’90 diverse famiglie di immigrati, per la maggior parte africani provenienti dalle ex colonie portoghesi (Guinea Bissau e São Tomé soprattutto), hanno occupato il complesso, completando e continuando a costruire degli annessi in mattoni, facendo autonomamente gli allacci ad acqua ed elettricità e un sistema di scarichi improvvisato. Attualmente vivono al Jamaica 215 famiglie, in cattive condizioni abitative per via delle infiltrazioni, dei cattivi materiali usati per costruire e per il sovraffollamento. La Edp, la società che gestisce l’elettricità in Portogallo, dopo aver minacciato di tagliare l’elettricità del quartiere, è arrivata ad un accordo con il comune e l’Assemblea degli abitanti ed ha istallato dei contatori unici per palazzo, con il risultato che, mancando il pagamento di alcune famiglie, quelle che hanno pagato si sono viste ugualmente minacciate di rimanere senza corrente. Ad oggi l’eventualità del taglio rimane pendente.

Molte delle circa mille persone che vivono nel quartiere non hanno diritto al rialloggio, non essendo incluse nel PER, e il quartiere soffre della discriminazione da parte del resto della società e di una mancanza di servizi che va ad implementare lo stato di segregazione in cui vivono i suoi abitanti.

3° giorno – Casal da Boba e Bairro da Torre

“Segregazione”, appunto, è la parola ricorrente nelle testimonianze raccolte lungo le varie tappe intermedie, nei i quartieri tra i quali abbiamo fatto la spola in questi giorni. Casal da Boba, ad esempio, anch’esso ad Amadora, è un quartiere di rialloggio, costruito dal comune meno di vent’anni fa per dare una casa agli abitanti dei quartieri abbattuti di Venda nova e di Fontainhas, quest’ultimo scenario di Ossos, No quarto da Vanda e Juventude em marcha di Pedro Costa, tra i più bei film del cinema portoghese recente. Spostati da un ghetto più piccolo in un ghetto più grande, gli abitanti di Casal da Boba ora pagano un affitto per degli appartamenti che in pochi anni già presentano molti problemi e che mancano di manutenzione. Non solo: i suoi abitanti si sentono discriminati, per il solo fatto di provenire da un quartiere stigmatizzato come “problematico”, centro della malavita e dello spaccio di droghe. Questo fa sì che la violenza della polizia si concentri sulla popolazione degli afrodiscendenti, come gravi episodi recenti in diversi quartieri hanno confermato.

Il Bairro da Torre, nel comune di Loures, dove si conclude il terzo giorno di Caravana, soffre di tutti questi problemi al massimo grado. La comunità che lo compone inoltre, in parte gitana e in parte di origine africana (soprattutto Capo Verde), vive senz’acqua corrente da due anni e senza luce da oltre 6 mesi.

4° giorno – Mouraria

Il dibattito sul turismo a Mouraria

Nel secondo fine settimana, la Caravana si sposta dalla periferia al centro. Il turismo a Lisbona sta crescendo di anno in anno in maniera vertiginosa, con esso aumenta l’offerta di alberghi e hostel, e la capitale portoghese è diventata, secondo le statistiche, una delle città con maggiore offerta di stanze ed appartamenti Air bnb in Europa. Il settore degli affitti di breve durata è stato regolato di recente con delle misure che si inseriscono nel nuovo Regime giuridico dell’impresa turistica, anche se si auspica la distinzione tra piccoli e grandi affittuari, perché solo gli ultimi paghino le imposte che sono riservate agli hotel e alle altre imprese di alloggio turistico.

Il prezzo degli affitti di lunga durata invece non cessa di aumentare. Il Memorandum della troika che lo scorso governo ha firmato nel 2011, dedicava un intero capitolo all’abitazione: l’imperativo era quello di “dinamizzare” il mercato degli affitti e della compravendita immobiliare. La maggioranza parlamentare di allora eseguì alla lettera con una legge, firmata dall’allora ministra dell’Ordinamento del Territorio e ora candidata a sindaco di Lisbona Assunção Cristas, che rendeva più facile per i proprietari sfrattare gli inquilini e aumentare gli affitti. Ad aprile 2017 la nuova maggioranza ha approvato delle modifiche alla legge: è stato prorogato ad esempio il termine in cui entrerà in vigore l’attualizzazione dei prezzi degli affitti bloccati per alcune categorie di abitanti ed è stata resa più difficile la possibilità di sfrattare gli inquilini in caso di lavori di ristrutturazione. Misure significative, ma che non sovvertono l’impianto di una legge che concede mano libera al mercato e alla speculazione, a scapito dei diritti di chi non può far fronte agli aumenti e al terremoto che le acquisizioni dei gruppi economici e dei compratori stranieri stanno provocando.

Il dibattito organizzato oggi dalla Caravana dà perciò voce a diversi abitanti del centro che sono stati sfrattati e ospita la piattaforma ABTS di Barcellona e “Ciutat per a qui l’habita” di Palma de Maiorca insieme al gruppo Morar em Lisboa e al Colectivo de Moradoras da Rua dos Lagares, un gruppo di famiglie che sta lottando contro lo sfratto in un palazzo nel quartiere di Mouraria.

La stessa idea che giustifica la necessità di aumentare in maniera massiccia il turismo perché è l’unica risorsa economica che può risollevare dalla crisi il Portogallo va messa in discussione. Se il turismo porta grandi lucri ai grossi investitori, offre per contro stipendi medi ai suoi operatori decisamente più bassi di quelli di altri settori. Precarietà e sottoimpiego sono diffusissimi proprio nelle città dove il turismo è diventato una monocoltura; il “diritto alla città” dunque va configurato dando spazio a settori più sostenibili e socialmente più giusti.

5° giorno – Lumiar

La Caravana arriva a Chelas e poi a Lumiar. Qui il sovraffollamento delle case destinate all’abitazione sociale ha portato in diversi casi all’occupazione a fini abitativi.

Un’altra misura del passato governo che ha colpito duramente il diritto all’abitazione è stata, difatti, quella che ha alterato, a fine 2014, la Legge sugli affitti agevolati. Le modifiche a questa legge, che permette a 120 mila famiglie in Portogallo di accedere all’abitazione pur avendo un basso reddito familiare, hanno fatto sì che molte di esse non potessero far fronte ai rincari, oppure uscissero dal programma anche solo per dei leggeri aumenti di reddito, o per essersi assentati dall’abitazione per periodi superiori a sei mesi, magari a causa dell’emigrazione che ha interessato il paese negli ultimi anni. Dopo due anni la nuova maggioranza parlamentare ha rimodificato significativamente la normativa, collegando il valore dell’affitto al reddito netto e non più a quello lordo, introducendo una clausola che prevede la possibilità di rimanere al vecchio regime se il ricalcolo comporta un aumento e accordando più diritti agli affittuari, con la esplicita volontà di accrescere la stabilità abitativa dei quartieri sociali, non più destinati esclusivamente a dare un alloggio alle famiglie che hanno assoluta necessità, per poi negargliela appena queste conseguono un sia pur piccolo miglioramento. Il lascito degli anni dell’austerità però continua a pesare su molte di queste famiglie, chi non si poteva permettere di pagare ha infatti accumulato in questi due anni debiti notevoli; la Caravana perciò fa propria la petizione pubblica dell’associazione Habita, che chiede di azzerare le somme dovute, permettendo alle famiglie di uscire da uno stato di indebitamento permanente.

Le120 mila abitazioni sociali esistenti sono in realtà insufficienti, e se il governo ha promesso, attraverso il Ministro dell’ambiente, di portarle a 170 mila nel termine di 8 anni, per ora si allungano le liste di attesa: secondo l’IHRU, per accedere a quelle di proprietà statale (le altre si dividono tra comuni e istituti benefici di vario tipo) che sono solo 13 mila, aspettano già 2120 persone.

6° giorno – Beja

Il prossimo fine settimana, la Caravana si dirigerà a Porto e a Coimbra, per poi fare rotta sulle Azzorre, nell’isola di São Miguel, la più popolosa dell’arcipelago. Il nostro viaggio invece si conclude qui, non prima però di avere il tempo di allontanarci dall’area metropolitana di Lisbona, in direzione di un Portogallo rurale in cui non mancano i problemi abitativi.

A Beja, nella regione dell’Alentejo, visitiamo la comunità gitana del Bairro da Pedreiras, composta da 500 persone. Nel 2006 il Comune, con il proposito di migliorare le condizioni di vita dei gitani che vivevano nelle baracche del Bairro da Esperança, ha costruito un complesso di 50 piccole case di un solo piano. Insieme ad esse fu però costruito anche un muro alto tre metri e lungo cento, che divideva il nuovo quartiere dalla strada nazionale e nascondeva la comunità gitana alla città, obbligando gli abitanti della prima ad allungare di molto il loro percorso se volevano andare al centro, o semplicemente al supermercato più vicino.

Se al nostro arrivo abbiamo potuto vedere solo alcune tracce del muro è perché nel 2015 la comunità stessa ha deciso di abbatterlo, dopo che da diversi anni, con pietre, martelli e pezzi di ferro, lo avevano iniziato a smantellare a poco a poco. Le denunce di diverse associazioni e istituzioni, tra le quali Amnesty International, avevano portato il caso fino al Comitato europeo dei diritti sociali e gli aveva dato ampia risonanza sui media. La giustificazione della giunta comunale che lo aveva costruito era quella che il muro serviva per impedire ai bambini di raggiungere la strada nazionale, e dunque serviva alla loro sicurezza. In realtà questo caso dice molto sul razzismo nei confronti dei gitani in Portogallo.

La Caravana ha però ha potuto constatare che i problemi al Bairro das Pedreiras continuano ad essere molto gravi: le case sono state costruite con cattivo materiale, quando piove si allagano, e la loro dimensione non ha previsto l’allargamento delle famiglie: nel campo antistante sono infatti sorte numerose baracche.

A questo bisogna aggiungere che le pessime condizioni igieniche, la mancanza di accesso ai trasporti pubblici e la ghettizzazione pesano moltissimo sulla salute, sulla mancanza di scolarizzazione e di inserimento sociale di questa comunità nel contesto della città.

di Luca Onesti

Quest’articolo è stato pubblicato su Il Salto, qui  

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