Cose dell’altro Tropico #5

Sosteniamo Pereira ospita Cose dell’altro Tropico di Simone Faresin, un diario italiano tra il Portogallo e il Mozambico, tra Lisbona e Maputo. 

Narghilè e caffè, Istanbul, Beirut, Gerusalemme e un Italiano a Maputo, nell’Avenida Eduardo Mondlane in un caffè di Libanesi. Ci vengo perchè il caffè è buono e il profumo del narghilè mi riporta in Medio Oriente. Qui tra i Mozambicani noi Mediterranei sembriamo tutti fratelli, stesse facce barbute da brutti ceffi.

Domenica mattina.

Mi sveglio e… Sono da 3 MESI A MAPUTO. 29 Aprile 2016, giornata mondiale della Danza e il giorno dopo: giornata mondiale del Jazz.. Yo! Oggi invece mi sono svegliato a scrivere questo post, com 3 mesi di ritardo, ops, sono già 4. Cazzo me ne frega, sono 16 anni che “sto finendo” di scrivere il mio primo libro. Mi ricorda Johnny, un amico, un grande amico, quando passavo a citofonargli e lui rispondeva “scendo subito…” e passavano tranci di ore, potevo portarmi da studiare sotto casa sua e nell’attesa portarmi avanti col programma dei sucessivi tre anni.
Una volta m sono laureato sotto casa sua. Una volta con Frank abbiam fatto un esperimento: siam passati a citofonare a Johnny, “sto scendendo…”e ce ne siamo andati. Abbiam fatto in tempo a farci un aperitivo in centro prima che Johnny ci chiamasse al telefono per chiederci stizzito“ ma dove cazzo siete?” fratè, ma dove cazzo stavi tu?

Ok che viveva al 7º piano, ma sembrava che per scendere da là facesse i gradini sui gomiti, e ad ogni pianerottolo una declamazione sui cantici di Dante,mentre là in basso gli amici ripassano i Santi del calendario, offendendoli e nominandoli invano. Santo pianerottolo, ma come cazzo stavamo. Beh, meglio di oggi certamente. Almeno a quei tempi la preoccupazione era solo se farsi un gelato da Giulio o un trancio di pizza da Nello. Bella fratello. E mo Johnny si sposa e chissà se riesco a tornare in Italia per vederlo ao vivo e scassarmi alla festa. E minkia se ne ho da raccontare dopo 7 mesi in Mozambico, miiinkia!

La vita a Maputo si sta addentrando sempre di più nella realtà locale, s’intreccia con fatti e personaggi, già non posso condividere pubblicamente tutto. Mi ricordo che sono “un bianco” solo quando abbasso lo sguardo e vedo le mia braccia e le mie mani, non esistono razze, esistono persone buone e stronzi e spesso dipende da come ci alziamo al mattino. Sono cambiato abbastanza da avere saudade, ma ho trovato quello che volevo.

A dimostrare che Frank aveva ragione a dirmi “fratello, tu c’hai più culo che anima” da quando lavoro al Dipartimento Cultura, oltre agli eventi e belle iniziative era arrivata la sorprendente notizia che dovevo creare un team di 20 persone per una delegazione culturale che rappresentasse l’Università e il Mozambico nel progetto Simposio 2016 in Brasile, in collaborazione con l’università UNILAB, creata appositamente durante l’amministrazione di Lula per rafforzare la cooperazione tra i paesi di lingua Lusofona.

E così è successo di partira da Maputo destinazione Fortaleza e poi altre tre ore di autobus fino a Baturité. L’universitá UNILAB è in un’aldeia calda, secca e isolata, chiamata Redenção. La dove iniziò la liberazione degli schiavi. Adesso è un paesino pieno di contadini, di professori e di studenti da Capo Verde, Guinea, Angola, São Tomé e Principe, Timor e Mozambico. Sto ancora editando e preparando foto e video per una presentazione pubblica.

Ma tu guarda che figata imparare il Portoghese e ritrovarsi connesso tra Africa e Brasile. Ti amerò per sempre Lisbona, ti devo tutto.

Ah, se il Mozambico fosse solo cielo azzurro, palme carezzate dal vento, spiagge, cocco bello, gnocche strabelle, gamberoni e pescioni… ma purtroppo il mondo è pieno di invidia e di stronzi, per questo questa terra è piena di banditi e di fuorilegge assoldati “dai soliti prepotenti ultra-potenti” che stanno rubando tutto il possibile al Mozambico. Ué, il Moza l’è grande tre volte l’Italia, ué ciccio, qui ce né di terra! I cinesi si stanno rubando la legna, gli indiani vengono a comprare terra per coltivare cibo da mandare in India, perché già “non ci stanno dentro” coi loro consumi… Altri vengono per pietre preziose, gas, petrolio e quelle altre cosuccie tanto interessanti che giustificano massacri, bombe e altre ipocrisie a grappolo.  La tecnica è sempre la stessa:

1)destabilizza il paese che hai preso di mira, approfitta del fatto che i politici hanno rubato sicuramente qualcosa negli anni di “governo” e crea una notizia a livello internazionale  affermando che “il Moza” deve il triplo di quanto deve realmente, (tanto come vuoi che possa difendersi un paese africano dagli States & friends?)

2)corrompi l’opposizione e passa armi alla “resistenza”, aumenta la violenza.

3)crea zone off-limits dove neanche il più tenace dei giornalisti può avvicinarsi, (vedi la storia dell’ebola e la zona che fu colpita dall’epidemia).

4)accertati che ci siano guerriglieri armati e stra-convinti a difendere il tuo nuovo perimetro territoriale.

5) scatta il “ruba tutto” e: taglia, scava, perfora, trivella, esporta, senza che nessuno ti possa incomodare e senza pagare. E intanto il paese vive credendo che il problema è tra il presidente nano e quell’altro stronzo dell’opposizione che, a causa dello stile mafioso del partito al potere da 41 anni, ovviamente appare meglio di chi sta al comando.

Ma come dare fiducia o ragione a uno che vive come un vietcong nascosto “no mato” protetto da guerriglieri e dai riti dei curanderos? Se la tua forma di opposizione parla con proiettili calibro 7,62 già non fai parte del mondo che può ambire ad avere “una ragione”.  In 7 mesi, lavorando con la Cultura, in ambito Universitario, in ambito Bar di giornalisti alla quarta birra, in ambito chapa in movimento,a contatto con freaks, ex-politici, saggi, filosofi, artisti, etc. ne senti di cose, se uno è curioso e s’informa trova molti sentieri che passano molto por perto dalla realtà dei fatti. Lotta per il potere, per il controllo, lotta per stare in piedi o per starsene seduti al posto giusto mentre altri esterni ti pagano per startene zitto e si fottono (letteralmente) il tuo paese.

Samora Machel era un grande uomo, lottò e guidò il Mozambico fino al giorno che riuscì a proclamare l’indipendenza del suo paese. Poi dimostrò che era davvero a favore del suo popolo e allora qualcuno pensò di eliminarlo e il suo aereo ebbe un problema durante il volo di ritorno dall’Africa del Sud. Tardarono a inviare i soccorsi e casualmente non c’era nessuno dello staff di Governo a bordo. Beh, coincidenze, certo.

Come la morte di Enrico Mattei in un misterioso incidente aereo. Come la morte nel 2010 del Presidente Polacco e del suo intero staff, tutte persone “scomode” a qualcuno. È in momenti così che sono felice di essere un perfetto nessuno, libero di farmi la mia vita, ma in realtà i problemi sono seri e già non esistono più confini, non esistono barriere, sono problemi di tutti. L’umanità non è mai stata così unita dai problemi, problemi uguali per tutti: corruzione ipocrisia, politici inutili, inquinamento e se dimentico qualcosa, beh, lamento.

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