Sergio Frattaruolo, lo skipper di Lisbona

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Sergio Frattaruolo e la sua barca

Sergio Frattaruolo, skipper e navigatore bolognese, approda dopo tante avventure per mare, in Portogallo

“Ognuno nella vita si sceglie la propria tortura, c’è chi scala una montagna, chi fa una maratona e chi si adatta a vivere tutta la vita in un ufficio. Io ho deciso di fare la navigazione in solitaria perché fondamentalmente è quello che volevo fare e che mi fa star bene. E ho scelto Lisbona come ponte ideale verso il mare”. Sono parole di Sergio Frattaruolo, skipper e navigatore bolognese, approdato dopo tante avventure per mare, in Portogallo con il desiderio vivo di continuare a inseguire il suo sogno e per istruire tante persone che come lui hanno la passione per il mare e le sfide. Incontrare Sergio Frattaruolo a bordo del suo Class 40 Calaluna, l’imbarcazione di 12 metri che è assieme luogo di vita e di lavoro, desta una certa emozione e fa capire come l’uomo possa assieme a un oggetto moderno e avveniristico costituire un tutt’uno, una sorta di simbiosi potente e meravigliosa pronta a gettarsi tra le onde dell’oceano dove davanti a te hai solo l’orizzonte e una meta da raggiungere.

Giunto per la prima volta a Lisbona nel 2012 è stato amore a prima vista con la città e la sua gente, negli anni si è deciso di eleggerla come sede ideale della sua Extreame Sail Academy la scuola di addestramento per navigatori oceanici in solitaria che ha lo scopo di insegnare, perfezionare e fare esperienza di vela ad alto livello.

Sergio parlaci innanzitutto della tua passione per la vela e la navigazione in solitaria.
Come è nato questo desiderio di solcare i mari in condizioni estreme?

Misi il piede per la prima volta in una barca a vela in età in un certo senso tardiva, a 21 anni, e sin da subito diventò una passione irrinunciabile. Al tempo avevo un lavoro da informatico, pagato bene che mi dava stabilità ma non mi regalava emozioni, per questo nel 2009 decisi di licenziarmi e di dare concretezza ai miei sogni.

Dopo due anni di preparazione presso un centro di addestramento per navigatori solitari in Francia, nel 2011 puntai al mio primo grande obbiettivo: la Mini Transat 6.50. la traversata dell’Oceano Atlantico in solitaria per circa 4.000 miglia dalla Francia al Brasile con una barca di appena 6 metri e mezzo. Volli per l’occasione legare questa prima impresa alla mia città Bologna, chiamando appunto la barca Bologna Oceano. In quell’occasione lanciai l’iniziativa per i ragazzi ‘Un vero messaggio in bottiglia’, in pratica i bambini dovevano lasciare un messaggio in una bottiglia con una lettera e i loro riferimenti in mezzo all’oceano, grazie al mio aiuto.

Il miracolo si è realizzato in tutti i sensi, dopo un mese arrivai a Salvador De Bahia e dopo due anni uno dei bambini bolognesi è stato contattato da una bambina brasiliana che aveva trovato la bottiglia con il messaggio su una spiaggia.

A questo punto parlaci delle imprese successive e dei successi raggiunti

Nel 2012 ho partecipato per la Global Ocean Race, il giro del mondo in doppio su Class 40 arrivando secondo. Sempre nello stesso anno ho comprato il Calaluna il mio attuale strumento di lavoro e di vita, sempre un Class 40, che ho restaurato e portato a nuovo in tutte le sue potenzialità. Di fatti nel febbraio 2015 ho raggiunto il mio primo record mondiale nella Discovery Route, la rotta di Colombo che segue lo stesso percorso fatto nel 1492 dal navigatore genovese. Sono partito con il resto dell’equipaggio ( Pierpaolo Ballerini, Alessandro Drago, Simone de Lorentiis e Alex Sasch) da Cadice e sono arrivato fino a San Salvador de Bahamas, passando per le Canarie. Un percorso di 3.884 miglia marine compiuto in 21 giorni 11 ore 19 minuti e 21 secondi stabilendo il primo tempo di riferimento per la Class 40.

Parliamo dei tuoi progetti futuri e di perché hai scelto Lisbona come sede della tua Extreme Sail Accademy?

Ho scelto Lisbona per varie ragioni, credo innanzitutto che sia una delle città più belle del mondo, è sicura, ben collegata e penso che i portoghesi in generale siano un popolo molto civile e accogliente, hanno uno stile di vita invidiabile anche se forse non se ne rendono conto.

Poi ci sono ragioni logistiche, in primis che è a due passi dall’oceano, quindi posso allenare lungo il rio Tejo come decidere di uscire in mare aperto. Inoltre, altro punto a favore, riesco a coniugare la passione per il mare e le sfide estreme con la cultura, consigliando ai miei ospiti di visitare un museo o di andare vedere uno dei tanti bei posti che offre la città.

Le sfide future sono tante, quella su cui punto di più prevedo di farla a febbraio 2017, ed è il record di traversata in solitaria da Lisbona alle Azzorre.

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A chi è rivolta la tua Accademy?

E’ una scuola rivolta a navigatori esperti che vogliano specializzarsi nella navigazione in solitaria in condizioni di sicurezza, e il Calaluna sia a livello di imbarcazione che di tecnologia offre tutte queste caratteristiche. Quando arrivano le richieste naturalmente non prendo tutti, esamino i curriculum ed in base all’esperienza seleziono le persone in grado di partecipare. E’ insomma una scuola di specializzazione a tutto tondo per la navigazione in solitaria, dedicata soprattutto alla sicurezza e all’approfondimento delle competenze, un esperienza estrema che vuole essere anche un momento di crescita.

Navigare in solitario cosa comporta? Quali sono le emozioni che ti trasmettono queste esperienze?

Per il tipo di imbarcazione e per le sfide che mi pongo il primo obbiettivo è quello di andare il più veloce possibile e in sicurezza.

Le emozioni che maggiormente provo durante una traversata sono libertà, sintonia con gli elementi e paura, anche di morire, non nascondo che è una componente dei miei viaggi che però vedo non in negativo ma come una sfida. Io mi sento un privilegiato perché faccio quello che mi piace. La navigazione in solitaria è fondamentalmente una scelta di vita, rimani completamente circondato dalla natura per 24 ore al giorno, devi accettare che piova, ci sia il sole, ci sia o non tiri un soffio d’aria.

Tanti sono schiavi del lavoro, ma la vita è talmente corta che non vale proprio la pena viverla in un ufficio. Io che ho scelto come lavoro la mia passione accetto con piacere di lavorare sulla barca fino alle due di notte, di non dormire per giorni e giorni in un letto, di mangiare cibo in scatola e di non usufruire di tutte le fasulle comodità che offre il mondo moderno.

Insomma, a me tutto questo piace e da felicità, non tornerei mai indietro e sono contento di avere scelto questa tortura per vivere.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito extremesailacademy.it

di Alessandro Allori

 

alessandro alloriAlessandro Allori, giornalista pubblicista, nato a Portoferraio, da ottobre 2015 vive e lavora a Lisbona. Laureato in Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze. Dal 2005 ha collaborato con quotidiani (Corriere fiorentino), settimanali (Metropoli) e riviste (Microstoria). Ha pubblicato come coautore il libro illustrato La Protezione Civile nella provincia di Firenze (Nte, 2008). Nel 2012 esce il suo primo romanzo Tracce di vita su Marte (Edizioni Medea) e nel 2014 il secondo Il Vicino di Napoleone (Lgeditore). E’ co-editore e direttore responsabile del giornale on-line di cinema e musica Indie-eye.it 

 

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Alessandro Allori a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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