Cose dell’altro Tropico #3

Sosteniamo Pereira ospita Cose dell’altro Tropico di Simone Faresin, un diario italiano tra il Portogallo e il Mozambico, tra Lisbona e Maputo. 

Una volta ci si chiedeva a che età ti eri sverginato, adesso c’è da chiedersi quando il cellulare è entrato nella tua vita.

Il mio primo Nokia è apparso nel 1999, avevo 18 anni compiuti, almeno ero maggiorenne. Mia madre insistì per regalarmene uno, per controllarmi, e anche perché ero sempre lontano per la naja. Ricordo che mi sentii a disagio:

“oh no, adesso sono come gli altri, anche io schiavo di questo coso!”

Lo odiavo, lo odio ancora ma nel frattempo quante situazioni che ha aiutato a creare, quanti sms che hanno fatto la differenza, quante idee, quanto! E sono diventato un Professionista dei messaggini amorosi, con 160 caratteri posso conquistare una donna, sono pericolosissimo.

Ho avuto anche un’idea per un racconto basata su quello che può succedere a ricevere una sim in regalo da uno che ha finito il suo erasmus a Lisbona, una sim ancora attiva e qualcuno ha ancora quel numero… “Revolver Lx” mi auguro di pubblicarlo presto. Quindi, se faccio come con il mio primo libro, passeranno 16 anni prima che lo pubblico.

Correggo anche che lo chapa (sciapa) costa 9 meticais se vai verso la Costa do Sol,

“Vamos a la playa, oh-ohoh ohooh” altrimenti la tratta interna Museo – Zimpeto, costa solo 7 meticais. Ho visto l’euro salire vertiginosamente in un mese, da 58 meticais per un euro, a 68! 

Che botto. 

O Tuk-tuk a Maputo è o txopela (t’ciopéla). Costo variabile. Trattasi sempre di un’Ape car della Piaggio ma le copie fatte in Cina superano gli originali. E confermo che una qualsiasi città italiana, la sera, è molto più pericolosa di Maputo.

Di colpo mi ritrovai già a passeggiare la notte, anche da solo, una tranquillità e un silenzio degne di uno sciacallo a caccia nella steppa.

Mi sento un lupo grigio in città, le strade interne sono tutte mie la notte, appena dopo le 22h buona notte mondo, ma ho messo un grande “Mi Piace” su questa cosa di non essere disturbato da niente, potermi fondere con la pellicola nera del film e assorbire tutti i dettagli di questa città, dettagli silenti, toni gialli sfumati tra le sagome nere delle palme disegnate a china, dettagli dei palazzoni illuminati, dei cieli notturni stellati, dei barboni innocui sdraiati, dei gatti affamati, dei cani e i loro fastidiosi latrati, degli incroci deserti con le puttane ai lati, puttane così brutte che dovrebbero pagarti loro a te, visti i connotati.

Sto letteralmente passeggiando intorno ai fatti, vado un attimo più al dunque e chiudiamo questo capitolo anche perchè scalpito dallo scrivere il prossimo. Una Domenica mattina mi sono svegliato e mi son ritrovato da tre mesi a Maputo e il “premio” per il “giro più veloce” è stato nettare e ambrosia per il mio palato.

Ma rieccomi qui, affamato e squattrinato, barbuto e spettinato, perfettamente in forma. 

All’ultimo istante.

Per prenotare il volo da Lisbona a Maputo, io e family avevamo optato  per un “Andata e Ritorno” nello stesso mese, nell’arco di trenta giorni, conviene, “tanto poi al massimo annulli la prenotazione qualche giorno prima e la riutilizzi entro un anno” ed ecco che l’ipotetico volo di ritorno casca casualmente sul 31 di Dicembre, partenza alla mattina e sbarco a Lisbona alle 18:30h = Capodanno com gli Amici. E così è successo! Spettacolare. Alla fine quel volo di ritorno ho dovuto usarlo per una questione di  Visto che l’Ambasciata Mozamba in Lisbona mi aveva gestito male. Un Carpe Diem strepitoso.

Mi ricordo solo adesso che volendo potevo anche non tornare e starmene a Lisbona, ma sono qui, a Sud, poco più in alto dell’Antartico, di fronte al Madagascar. In Africa. Ma a Capodanno no, a Capodanno ero di nuovo a Lisbona. Notevole.

Avendo giá affrontato il viaggione di 12 ore ero più preparato per questo secondo giro di mega-traversata aerea dell’Africa e mi son lanciato sui film e sugli album musicali, grande rivelazione un film: Magnolia. Consiglio vivamente. E approfitto, non era sull’aereo ma rileggendo il post aggiungo la sugestão cultural: o filme BIRDMAN. Q Cinema con la C maiuscola, bravo Inharritu, bravi tutti, grazie.

Stanco dei film passo alla realtà, sto a 12mila, sotto ho solo un manto bianco di nuvole e il cielo è azzurrissimo. Quando servono il pranzo riesco a fare un bis di vino e mi sento già per aria sul serio. Dormo perdendo quota e penso che sto passando sopra tutta l’Africa e sopra a tutta quella giungla ancora inesplorata. Sto volando sopra a tutto quello che mi incuriosiva e che stimolava la mia fantasia, il mio richiamo tribale, il mio trip diventato reale. Passo nuovamente l’equatore, ormai ci sto prendendo gusto come saltare la corda.

La giungla tropicale è così estesa e umida che è costantemente ricoperta di nubi in alta quota, riesco a vedere nuovamente terra quando già è tutto deserto, sabbia,  sassi di vario calibro e tanta, ma tanta sabbia. Deserto, carovana, beduino, magrebino, cous cous,  babbuino, sabbia e ancora sabbia, té bollente, altra sabbia ammucchiata fino a formare delle colline e nel mezzo ci trovi oasi da miraggio, e vedo nuvole rosa in fuga all’orizzonte come fossero un branco selvaggio.

Tu pensa passare una notte tra le dune, stelle a brillare tanto da accecare, silenzio, una bava di vento che smuove la sabbia, l’apparente nulla che contrasta ogni altra azione umana, il deserto. Assente, ostile, avido di qualsiasi liquido fino all’ultima alla goccia. A proposito, ho sete, pausa alcoolica, vado e torno. Nel deserto hai voglia a travarla la baracca aperta con birrafresca, amici e bombetta in allegria.

Quando torno mi siedo in altro posto.

Rieccomi, scusate, nel frattempo c’é stato un Sabato Sera buttato in una di quelle baracche, la “garaginha” dove una volta ho pure ritrovato l’Amore, oltre che birra a volontà e poi gonfissimo a casa.

Domenica, fresco e riposato, ho pure fatto il bucato.

Rieccomi in pista, anzi no, già sull’aereo, sorvolando il Sahara…

Passeggio tra i corridoi, l’aereo è praticamente vuoto, cambio posto e vado dall’altro lato, guardando verso Ovest. Non potevo fare una scelta migliore, cambiare di posto. Il momento per il tramonto é ancora lontano ma riesco ad approfittare di una buona visibilità proprio quando sorvoliamo il Mediterraneo tra Africa e Europa, e rivedere il mio continente, la costa spagnola e i colori del tramonto a infuocare il paesaggio, quasi mi strappano una lacrima dall’emozione. Prendo le cuffie, apro la cartella Musica e mi fiondo sulla Classica. L’orchestra pompa Bethooven a tutto volume mentre torno al mio posto, nella mia Europa. Entrati in Portogallo già da Sines inizio a godere di un’ottima visuale, Setubal e l’Arrabida e poi, dopo un momento di foschia quasi a preparare lo spettacolo, eccola! Lisbonaaa! Cristo, ponte, Tejo, porto, gru, case, la Basilica d’Estrela! O Castelu! Meravigliosa, bellissima, tutta elegante, brilla con le prime luci ad accendersi sul ponte e tra i bairri, tra le avenide e le rue, tra i tetti rossi e le cupole bianche, tra i miradouri a macchie verdi e i tanti monumenti. Scalpito letteralmente all’idea di avere questa seconda chance, rivedere Amici, vivere il Capodanno come piace a me: senza limiti. E poter fare molte altre cose mentre in tutto il mondo succede di tutto, certo come sempre, ma con molta più follia indotta nei circuiti.

“Oh yeah!” dei Daft Punk in loop, entusiasmo da stadio nel petto. 

Uscire dall’aeroporto in proporzione fu quasi più lungo del viaggio. Apanhei un taxi enorme, trattamento da v.i.p. e al destino Campolide trovo Edgardo che se la ride ripetendo 

“Ma non ci credo!” e neppure io mi capacito, son passati più di venti giorni ma per amici che affrontano sempre insieme il quotidiano venti giorni è un’epoca. Scattano gli abbracci, lasciare le valigie (lí dove stanno ancora adesso mentre scrivo tre mesi dopo, dow!) e si stappa la prima bottiglia di vino, si affettano salumi e formaggi e io tiro fuori pacchi di cajú tostati che vanno come le ciliege. Resoconti a raffica da ambo le parti su tutti i fronti.

E poi è Capodanno! Quindi, per Dio, che si fa? Quali sono i progetti? Cardiello ha già un suo giro tra amici portoghesi per celebrare “La Notte” mentre io e Ed raggiungiamo altri connazionali a Lapa, nella storica abitazione di Leone, nella residenza Teleperfomance na Rua São Felix, al 39. Lá dove una notte ho inventato “Lo Spritz sbagliato” (finalmente l’ho pubblicato, che sia registrato) devastante creazione alcoolica scaturita dall’aver finito il prosecco e aggiungendo invece un poco di Porto Bianco… BA-BAM!

São Felix, per Giove! 

Teatro delle prime, primissime, feste in casa tra colleghi del Gruppo BarclayCard; degenerando poi nella rua, giù a rotta di collo fino a Santos alla piazzetta del Perola. Ma per me la mezzanotte a Lisbona desde 2012/2013 è all’Adamastor tra fuochi e fiamme, tra cori e gioia popolare internazionale, intercontinentale, mega putiferiale. Yeah! Tappa a casa di Antonio Imperatore per baci e abbracci alla famiglia e bis di aneddoti e cin cin a ripetizione, ne rollo anche una dopo tutto sto tempo e quasi mi ribalto dallo svarione.

Di colpo mi passa la febbre da Capodanno, “mi scende” la voglia di vivere il Veglione, mi si raffredda l’animo da festaiolo, penso alla mia famiglia e mi sento solo e distante. Questo “raffreddore” mi dura una settimana, mi curo con passeggiate, grandi mangiate, miradouri, canne e cannoni, litrose e bifanoni, bistecche e pescioni, pernil e dobrada, salmão ou dourada, e ogni tipo di zuppa è sempre adorata, ma certo, benvenuta cara, prenda una sedia e s’aggiunga alla tavolata.

Mi riprendo in tempo per il primo weekend del 2016, in “famiglia” alla Pizza em companhia a Santos con Andreas e Mino, Alfa, Gil, Isaac, dei ragazzi nuovi da Andria a rinforzare la colonia Pugliese con taralli e vino, ovvio tutti amici di Mino; e poi Tin, Antonio sempre e ovunque, Raffaello, no Raffello é in Tailandia! Minchia, tutti sparpagliati: Gilli in Australia, Blake in Cambogia, João in Brasile, e Marcello va a Como!?

Mica scemo Marcello, manda tutti al fronte e lui se ne sta comodo su quel ramo del lago di Como a stappare Martini con George Clooney. Eh, la classe non è acqua!

E io? Ho davvero passato qualche momento di incertezza sul tornare o no a Maputo.

Perche è dura, dura davvero. 

La povertà di Lisbona è comunque un lusso rispetto al suburbio. In Europa hai un minimo di assistenza, nel resto del mondo no. Ecco per cosa dovremmo batterci, dovremmo lottare per avere politiche più eco-logiche, più oneste e proiettate ad una verdadeira volontà di vivere un futuro in un mondo vivo e non completamente avvelenato. Dovremmo batterci per garantirci servizi statali funzionali e non farci comprare e privatizzare su tutto, cedendo al privato anche se è solo un altro capitalista mascherato. I diritti come li conosciamo in Europa, esistono quasi solo in Europa. Fuori: sono cazzi tuoi.

E celi stanno fottendo questi diritti! Oh, guarda che quella del TTIP non è una sciocchezza, te devi informà!  Te devi incazzaaà!!! Oooh! 

Iracond. I confini. Le distanze. Le barriere. A partire dai muri edificati nelle nostre teste per impedire di lasciar circolare libere le idee.

Ma andiamo avanti. A Lisbona posso solo lavorare in un call center?

Con un pugno e mezzo di amici nel 2013 ho aperto Art Casa e in meno di un anno è stato un bel successo, una grande soddisfazione e un’esperienza non da poco. Essere uno spazio sociale con buoni concerti, buona pizza e una porta aperta su Lisbona significa essere un porto di approdo per: storie, comitive, coppie, assi, denari e bastoni, personaggi e Personaggioni; Maestri, giocolieri, mangiafuoco, chitarristi di Samba e di Fado, di Taranta e di Bossa Nova, parenti di Re, figli di Apollo, partigiani di montagna, Parmigiano anche dalla Romagna, Principesse da vari atolli e isole e tanti altri illustri da ogni parte di Mondo.

Approfitto per consigliare un link ad un progetto che mi aspetta ancora dietro a questo click: qui 

5000 Soci, 5000 Storie. 

Dopo nove mesi eravamo arrivati a 5000 Soci e mi venne questa idea di scrivere dei racconti e poi tradurli almeno in inglese e portoghese per partilhar con tutti quelli che avevano visitato la casa. Siamo ancora solo alla versione italiana. Vabbè, tempistiche africane o Lisboete, è la stessa cosa. Incentrato su 5 Soci selezionati con ispirazione tra i 5000 Soci e le 5000 Storie che sono entrate da quella porta e che si sono raccontate, e io ero lí ad ascoltarle e ad amarle, non tutte, claro. Ma una l’ho pure sposata, fai conto te!

Nel frattempo a Lisbona hanno aperto ottime gelaterie, ristoranti, panetterie, quindi se c’è volontà e un piccolo investimento ce la si fa. Tanto nessuno ha più garanzie sul futuro, l’ottimismo o l’essere visionario e anticipatore, con questa crisi lunga quanto una guerra,  è un lusso per pochi intelligenti e per pochi abbagliati come me. Da non confondersi con illuminati, please.

Io dopo un anno di doppio lavoro “ufficio di giorno e Art Casa di notte” sono scoppiato, avevo davvero fatto il pieno di Soddisfazioni & Emozioni, Vida Loca etc etc. Così ho fatto famiglia e sono sparito da quello stesso percorso quotidiano dall’ufficio all’Art Casa, con tappa “tramonto all’Adamastor” prima di entrare in azione. Fogo, potrei piangere ripensando davvero a questi momenti. Che fortuna immensa essere vivi e liberi, specialmente a Lisbona, dove non ti caga il cazzo nessuno. E se qualcuno ci provasse, uccidilo immediatamente.

Lisbona. Finchè c’è Turismo, c’è speranza. 

E mi viene in mente un film di Alberto Sordi che ha un titolo simile…

Ma la Musica di quel film, quella Musica per me è molto di più. Piero Piccioni ha composto qualcosa che per me racchiude tutte le suggestioni e gli stereotipi della Roma degli anni ’50 e ’60, l’immaginario dell’Italia genuina e in crescita,in vespa, come ne i vecchi film, la cultura e i costumi di una volta; e una volta ritrovai tutto questo mentre me ne stavo su un pedalò in Salento, a sudare e a pedalare al fianco di Valerio, fino a “parcheggiare” vicino ad un bar edificato direttamente sull’acqua da dove stavano a bombare questo disco tra un pezzo house e qualcos’altro.

Ci fermammo là solo per andare dal Dj e scoprire finalmente come ritrovare questa musica, con tanto di Autore e nome. E ualà:

https://www.youtube.com/watch?v=S2l9aSA5esM

Finchè c’è Turismo, c’è speranza.

A Lisbona l’hanno capito davvero e negli ultimi due anni ha avuto un incremento degno di nota, io stesso sopravvivevo anche grazie ai tour di Gets your Guide in italiano e al Desemprego dopo tre anni di LogIn e LogOut. Che spettacolo fare la Guida per i Turisti, passeggiare per Lisbona e parlare di Lei col cuore in mano, raccontando aneddoti e confermando o smentendo vari luoghi comuni. E a volte le mance erano più dello stesso guadagno, soprattutto quanto ti chiedono della fede che porti al dito ed emerge il lato “giovane immigrato, sposato, con un bebè” e il cuore si apre tanto quanto il portafoglio. Eh. Reality.

A proposito di luoghi comuni, devo salvarmi anche questa idea per un “saggio”.

“La rivincita dei luoghi comuni” dedicato all’Amico e Socio “Psyco” aka Dottor Andrea Fischietti e a quelle lunghe converse avvinazzate, a confermare l’utilità di certi favorevoli luoghi comuni per un italiano all’estero, certe gioie di essere Made in Italy, certi “vantaggi” che bisogna iniziare ad apprezzare quando stiamo ancora in Patria, rivalutando mooolte cose della nostra tanto speciale Italia, così speciale che dovremmo davvero fermare tutto e salvare il salvabile, adesso. Perchè noi siamo davvero tipi da “botte piena e moglie ubriaca” se c’impegniamo.

Nel frappé di tempo.

Ecco a Voi un assaggio di creatività electro Mozambicana.

Nandele, um artista della musica elettronica, uno che a Maputo sperimenta a sério.

Quella parte giovane e creativa che andavo procurando, quella più visionaria e contaminata, quella electro. Buon ascolto, è solo un dolcetto per deliziare il palato.

 

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