Intervista con Andrea D’Angelo di “Tutti schiavi in Portogallo”

Andrea D'Angelo

Tutti schiavi in Portogallo è un romanzo a puntate di Andrea D’Angelo uno scrittore napoletano, classe 1988. Vive in giro da un po’ di tempo ormai. Dopo circa sette anni in Germania, si è lasciato convincere a trasferirsi a Lisbona una mattina a colazione a settembre 2015. Si occupa di letteratura più o meno da sempre. Collabora alla rubrica VersOriente di Liberi di Scrivere e ha pubblicato dei racconti per Oxp-Orientexpress e il suo primo romanzo breve L’inafferrabile estetica delle scelte azzardate con Erga Editore.

La parte migliore di lui si può trovare sul suo blog Penelope a pretesto qui

Andrea, vuoi parlarci un po’ di te?

Mi chiamo Andrea D’Angelo, ho 27 anni, ma già me ne sento 30. Vengo da Napoli, sono cresciuto nella grande provincia meccanica, fatta di enormi paesi dormitorio, dove non succede mai veramente niente e tutto si muove in maniera pesante e lenta, tra inverni piovosi ed estati torride. Ho studiato Lingue e Culture Comparate all’università L’Orientale, perché volevo andarmene.

Il desiderio di andarmene mi abbandona di rado, poche volte al giorno, e quindi a volte me ne vado fisicamente, ma di solito sono via con la testa. A 20 anni ho lasciato Napoli e la casa paterna per andare a Berlino, dove ho vissuto per circa 6 anni, a più riprese. Lì mi sono specializzato in Allgemeine und Vergleichende Literaturwissenschaft alla Freie Universität, una materia più difficile a dirsi che a farsi.

A Berlino ho conosciuto le persone che probabilmente resteranno le più importanti per il resto della mia vita e ho messo insieme tante esperienze, come pezzi di un frivolissimo puzzle. Gli anni berlinesi mi hanno anche arricchito della materia di cui poi ha finito per essere costituito il mio primo romanzo breve L’inafferrabile estetica delle scelte azzardate, che ho pubblicato a febbraio del 2015 con Erga editore.

Come mai la scelta di venire a Lisbona?

Ad agosto del 2015 il mio bisogno di andarmene mi aveva riportato in Italia. Poi una mattina di Settembre a colazione con la mia amica Roberta le è uscito, così senza pensare alle conseguenze, che un bel posto dove andare a vivere sarebbe stato Lisbona. Lo stesso giorno ho mandato un curriculum e dopo 4 giorni avevo il volo per Lisbona. Lavoro nel progetto di Facebook Marketing col mercato tedesco di Teleperformance.

Come nasce Tutti schiavi in Portogallo?

Tutti schiavi in Portogallo nasce da un’impressione. Prima di arrivare a Lisbona non sapevo molto di questa città e del Portogallo.

Il nostro rapporto è nato senza pregiudizi, né aspettative. Anche l’idea diffusa e generalizzata del Paese povero e snodo nevralgico della crisi era di fatto un concetto vago, del tutto indefinito. Da lì, dal primo momento in cui ho messo piede a Lisbona, è cominciato un percorso fatto di stupore, nel bene e nel male. Ho scoperto che in Portogallo ci sono dei sistemi molto moderni e determinati servizi che andrebbero presi a esempio, ma molti altri che non funzionano affatto, malgrado tutti ne siano ben consapevoli. I portoghesi hanno un atteggiamento molto negativo e disfattista, come non mi sarei mai aspettato, ma questo li rende molto umani.

Tutte queste contraddizioni mi hanno dato l’impressione di un sistema complesso, che si basa su tutto, fuorché sul diritto e che ingabbia chi ci vive dentro.

Marta, la tua protagonista, al suo arrivo in Portogallo non sapeva che Lisbona stava cambiando e mi pare di capire che nemmeno tu lo sapevi. Secondo te in che direzione sta andando questo cambiamento anche in relazione alla nuova ondata di turismo?

Ammetto di avere un occhio molto ottimista su quello che mi vedo intorno. Tutti mi dicono che Lisbona si sta tirando a lucido da qualche anno e per quanto le condizioni di lavoro in determinati contesti non siano certamente le migliori, mi sembra che comunque qualcosa si sia messo in moto. Credo anche che un giorno il principio contraddittorio che al momento tiene tutto in piedi verrà anche a mancare e forse Lisbona ne perderà un po’ di fascino. La nuova ondata di turismo verso Lisbona e il Portogallo gioca sicuramente un ruolo importante, non solo per la questione economica, ma anche perché porta apertura. Non saprei immaginarmi il risultato che ne deriverà tra dieci o vent’anni.

Ma è proprio per questo che con Tutti schiavi in Portogallo ho sentito la necessità di fotografare un momento di transizione affascinante.

 

di Daniele Coltrinari

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