Cose dell’altro Tropico #1

Sono Simone Faresin, 35 anni, italiano, uno “zingaro felice” che ha passato gli ultimi meravigliosi 4 anni a Lisbona, in Portogallo. Ho imparato il portoghese e sposando una mozambicana eccomi sbarcato a Maputo.  Nel mio bagaglio: le stesse idee che mi animavano prima e che mi fanno sopravvivere anche adesso.

Nel mio bagaglio: le stesse idee che mi animavano prima e che mi fanno sopravvivere anche adesso. La voglia di scrivere e in generale la mia creatività si manifesta di sorpresa come un temporale estivo, mi apre gli occhi come se fosse sempre la prima volta, mi dice cosa fare, cosa scrivere e cosa desiderare davvero.

Qualche ora dopo svanisce, si scioglie tutto, diluendosi tra i miei fabbisogni organici e tra i ritmi quotidiani, lasciandomi giusto sulla nuova rotta da seguire e “Avanti tutta!” senza esitare. Sono apolitico, aconfessionale e non ho nessuna pretesa a parte scrivere senza diventare la parte lesa e raccontare il mio punto di vista dopo questi miei primi giorni nella mia nuova città: Maputo, Capitale del Mozambico, Africa.

Inevitabilmente, parlando di vita quotidiana, si toccano tematiche attuali, sociali e politiche. Con i miei commenti non intendo offendere nessuno, offro solo una visione sincera e trasparente di quello che ci si trova davanti sbarcando in un porto d’Africa.

5 minuti di Italia. Vale un post.

Vale un posto da un’altra parte. Ok, andiamo, ma chi parte?

Dai, old school, facciamo la conta:

Sotto al ponte di Baracca

c’é Pierin che fa la cacca

la fa dura dura dura

il Dottore la misura

la misura è 33
1, 2, 3,

Tocca a te!

Merda.

Svegliarsi alle 4 del mattino per andare tra i primi al mercato, senza aver fatto colazione,comprare i cubi di ghiaccio e andare a sedersi lungo il marciapiede.

Vendere rapidamente il ghiaccio. Triplicare le monetine che avevi in tasca, prendere un autobus stracolmo e viaggiare come una sardina in scatola fino alla città, quella sporca troia di città. Andare a scuola fino a sera, tornare alla tua baracca in un suburbio brulicante e tanto affascinante quanto contagiante. Contagiarsi di Malaria, di Jazz, di Blues, di Afro Beat, di Poesia, di pollo alla Zambesiana, di Islam e di qualche altra religione Indiana, senza acqua e senza certezze, ma sempre connessi o a messaggiare, con in bocca cibo fast all’Americana, con in testa qualcosa molto fun o da sacana e nel culo ti ritrovi poi tutti i vagoni della metropolitana. Questa è una giornata tipo di un giovane qualsiasi che non ha tempo per stare a fare un beato cazzo seduto al Miradouro “e non per tutti!”.

Ah! Che lusso aver vissuto a Lisbona. Ho vissuto come un imperatore, e c’ho pure mangiato e dormito a casa di un Imperatore. Tranquilli, io sono sempre lo stesso, mi sveglio spesso tardi, faccio cose illegali, fomento gli animi dei giovani intellettuali e grido “Non seguite l’esempio” ma siamo fottuti tutti uguali. Dopo una giornata in alto mare pescando mille e una nuova idea, con la rete piena rientro al porto, soddisfatto penso che stasera “mi metto in pantofole” nel senso che da quando ho una connessione internet decente posso permettermi di vedere cose e di leggerne altre, stando in ufficio e rollandone una. Chissa cosa succede in Italia? mi domando ad una certa.

Apro l’Internazionale, ma parla international, apro Repubblica:

La Storia del vero Capitan Findus, dalla tv alla miseria e la sua casa è stata occupata dai ROM”

Ahahahahah! Applausi e lacrime. E di chi è la colpa? Degli zingari! Vabbé dai, n’antra notizia, famme vedè:

La Resistenza è una cagata pazzesca” Ahahahah.

Fantozzi intramontabile!

Vabbé, l’Italia mi ha già annoiato. Meglio che mi faccio li cazzi miei.

E in Azerbaijan? Macome caaazzo stanno? E in Equador? Macome caaazzo stanno? E in Indonesia? Macome caaazzo stanno? E in Oregon? How do you caaazzo stay? E in Uganda? Macome caaazzo stanno?

Qui in Mozambico ci si preoccupa che i soldi dello Stato stanno finendo, la comunità internazionale e il fondo monetario non mandano più niente, hanno chiuso i rubinetti. Qualcuno ha rubato troppo, basta, festa finita.

Sai che cazzo gliene frega a questi, mangiano una volta al giorno e aguentano lo stesso, caldo, freddo, umido o nuvoloso. Non sono mica come me che insisto a farmi alla mattina il caffè, o non parto, non ce n’é, da vero italiano viziato e stiloso.

Qui siamo pronti a tutto. Siamo pronti a tutto e a niente, ma la Cultura c’è e Resiste, anzi, va pra frente!

C’é voglia di migliorarsi, di evolvere, c’é voglia di fare, e i “sacrifici” per i Mozambicani sono già parte integrante di ogni giornata, quindi, niente di complicato, niente di impossibile e qualcosa si muove, qualcosa si sta formando, qualcosa che mi sta animando.

Colectivo Imprevisto, a breve ne sentirete parlare. Tanto siamo tutti vicini, a portata di click, e siamo tutti anche un po’ lusofoni e un po’ stronzi. Ma almeno staremo a galla, mentre tutto il resto affonda.

O barco enche cada dia mais e ci siamo davvero tutti sullo stesso barco.

Polução, Guerra, Injustiça, Corrupção.

Contaminazione, Guerra, l’ingiustizia, la corruzione.

Momento Culturale offerto da Google Tradutor.

Bene e adesso che mi sono ricordato di come stanno le cose intorno a me, torno a quella follia di Vita q tenho tanto che a volte devo quasi fermarmi e chiedermi “ma cosa cazzo sto facendo?” prima di tuffarmi nuovamente in un libidinoso, succosissimo, dolcissimo, dal culo sodissimo, fottutissimo, nuovo errore.

Non è solo che voglio raccontarvi di mille e una novità, è che non mi capacito che sono qui da tre mesi ed è già successo tanto? Tudo isso? Oh my God, ho rivalutato anche la Morte, ci vuole proprio un “Fine corsa” altrimenti davvero fin dove si può arrivare? Forse su quei 1.284 nuovi pianeti che hanno trovato e che son simili al Nostro?

Sugestão fantascienti-fica

Proprio come ipotizzava Asimov, fantasticando e vaneggiando tra nubi gassose e sciami di meteoriti…fino al punto che l’umanità un giorno potrebbe dimenticarsi che discendeva da un unico pianeta…

Che storia.

Ma io mi preoccupo già adesso di come ci andiamo su questi nuovi pianeti, perche se ci andiamo con questa stessa testa di quark siamo fottuti all’ennesima potenza elevata al Minchia quadrato. Nel frattempo sto preparando numerosi messaggi da inviare tramite bottiglie vuote. Gioco d’azartodos os dias, mi sto trasformando in una belva famelica, ma continuo a distrarmi pacificamente, tipo fissando l’inclinazione delle stelle che qui fuggono all’orizzonte molto più velocemente.

Ho cambiato cielo ma non ho ancora cambiato anima. Le mie valigie sono ancora a Lisbona. Se voglio cucinarmi una pasta devo andare nella cucina della Rádio Politécnica e a proposito di Rádio, di Ulna, di Omero, di Ulisse, di Rom, di Ram, di Rua, di poppa o di prua, ecco alcune coordinate, così vi regolate:

Andate a fare in culo!” che in Mozambicano significa: “mi manchi, ti voglio bene”.

Un abbraccione, 

Simone.

di Simone Faresin

 

Sosteniamo Pereira ospita Cose dell’altro Tropico di Simone Faresin, un diario italiano tra il Portogallo e il Mozambico, tra Lisbona e Maputo. Salvo accordi scritti, la collaborazione di Simone Faresin a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

 

 

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