Inês de Portugal, un romanzo di João Aguiar

Ines

Le storie d’amore, incluse quelle celebri e consegnate all’eternità dalla tradizione letteraria, non mi sono mai piaciute, anzi, mi hanno quasi sempre infastidita.

Tuttavia la vicenda di Dom Pedro di Portogallo e Inês de Castro fa eccezione.

La prima volta che ne sentii parlare, durante una lezione di lingua portoghese all’università, rimasi totalmente ammaliata: non ero a conoscenza di un’altra vicenda così composita, così piena di amore puro -e anche di interessi personali, quindi, per essere più precisa e completa, potrei appellarmi a quell’insieme di sentimenti compositi connaturati all’uomo-, di carnalità e di efferatezza.

Non vi era altra storia così idilliaca e vera al contempo che per me è diventata la storia d’amore per eccellenza, la rappresentazione nuda e cruda della parabola amorosa che in un istante può passare dall’innocenza alla passione, per poi scontrarsi con la contingenza -nel caso specifico le ragioni del regno- e macchiarsi di sangue, trasformandosi in rabbia accecante, in odio, in necessità di vendetta.

Il libro di João Aguiar prende spunto proprio dal mito-realtà dei due sfortunati amanti e costituisce a mio avviso un’affascinante maniera per addentrarsi -ancor di più per chi non ne è a conoscenza- nell’articolata vicenda che ha sfidato i secoli, fissandosi nell’immaginario collettivo non solo portoghese ma anche europeo, grazie ad un’ampia fortuna letteraria (basti citare per tutti il solo, celebre Camões).

Il plot di questo pezzo di storia portoghese corrisponde al classico modello dell’amore infelice, dalle origini radiose all’epilogo drammatico: l’infante Pedro, erede al trono portoghese, perde la testa per la linda Inês, dama di compagnia della moglie Costanza nonché sua cugina; i due presto diventano amanti ed hanno anche dei figli. Re Alfonso IV non riesce più a tollerare un simile affronto, anche per via della pericolosa influenza dei fratelli della donna, e quindi la fa uccidere, scatenando l’ira furibonda e cieca di Pedro, il quale, dopo aver dato la caccia e torturato coloro i quali hanno consigliato il delitto, fa riesumare il corpo dell’amata per incoronarla e proclamarla regina.

Aguiar stesso ci tiene a precisare che il suo è un romanzo e non un saggio di ricostruzione storica, tant’è che in una nota finale elenca alcune libertà che si è preso in aggiunta alle invenzioni che hanno costituito l’intero intreccio drammatico. Inês de Portugal va ad ogni modo a collocarsi a buon diritto nell’ampia tradizione del mito della sventurata amante, della quale fornisce un ritratto completo: a differenza ad esempio di Camões infatti, che si è soffermato, come tanti altri, principalmente sull’innocenza e sulla bellezza della donna, Aguiar, che pure è rapito dal fascino della dama galiziana, ne sottolinea anche l’aspetto più propriamente umano e meno idilliaco, palesando come l’animo della donna non sia di fatto immune a quel desiderio di potere che da sempre seduce gli individui.

Mentre parlava [Inês] ha compreso improvvisamente il senso ultimo delle sue stesse parole e la gravità di quell’amore che ha appena finito di consumare in segreto il suo primo atto fisico. Ma al tempo stesso, ha compreso pure che non vuole rinunciare. Non vuole rinunciare né all’uomo che ama né all’Infante il cui destino – malgrado ciò che ha detto da poco, con arguzia – la seduce e la turba come un profumo troppo forte. Ama troppo e forse brama troppo, alla fine nemmeno lei stessa conosce il confine che separa i due sentimenti.

La bella Inês colo de garça ama dunque alla follia Pedro e pur temendo questo sentimento smoderato e sacrilego lo vive a pieno in quanto sincero; ma dietro ai suoi accenni di sorrisi rivolti ai fratelli cela quelli che sono i suoi pensieri più intimi e profondi incentrati sull’opportunità che le viene offerta, ossia quella di divenire regina del Portogallo. Una possibilità che certamente l’aggrada, pur sembrandole una cosa troppo grande e audace. Questa bramosia, che pure è incerta e paurosa, rende di sicuro più umano e concreto il personaggio di Inês, donna dalla bellezza inenarrabile e incomparabile che ammalia lo stesso scrittore, il quale non dimentica mai di celebrare la sua grazia e le sue altre qualità.

Fra storia e invenzione dunque, nel susseguirsi dei fatti del tempo presente e i ricordi struggenti del passato, la vicenda di Pedro e Inês in questo libro si delinea come quella di due fantasmi che vivono l’uno nell’altro, entrambi oramai condannati un mondo di ombre, nella sola speranza di un futuro di vendetta. E così avviene: fra un paio di bicchieri di vino ed alcune pietanze, circondato da gente attonita -in buona parte avvezza alla guerra e alle sue crudeltà-, Pedro gusta lo spettacolo che ha ordinato di mettere in scena al boia, il quale estrae i cuori dei due sventurati -i responsabili della morte di Inês-, uno dal petto, l’altro dalle spalle, giacché chi uccide donne innocenti e indifese ha un cuore così pessimo che di esso non abbisogna.

Inês de Portugal ci rapisce dall’inizio alla fine, facendoci avvicinare con la mente e con il cuore ad un topos che è sì universale ma che, nello specifico, richiama alla memoria una delle vicende “umane” più belle e tristi della storia portoghese. Infine, una curiosità che merita di essere menzionata: ad Alcobaça vennero preparate le tombe per Pedro e per la sua amata, poste l’una di fronte all’altra.

Sul sarcofago del re fu incisa la scritta Até ao fim do mundo, vale a dire fino al giorno del giudizio finale. Secondo la leggenda infatti, quando i morti si sarebbero alzati dalle tombe aperte, Pedro e Inês avrebbero potuto guardarsi, per prima cosa, l’uno negli occhi dell’altro.

di Michela Graziosi

michelagraziosi

Michela Graziosi, laureata in Lettere, collabora come freelance con alcune testate online. Al momento studia cinema, scrive, fotografa e viaggia. Quello per il portoghese e la cultura lusofona è un amore che si è consolidato fra viaggi in Portogallo e studio della lingua, destinato a crescere sempre più.

 

 

 

 

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Michela Graziosi a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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