Demolizioni e sfratti alle porte di Lisbona, città del turismo #2

Qui ho conosciuto il signor Joaquim, di origini capoverdiane, che mi ha spiegato che lui vuole lottare al fianco degli altri abitanti anche se la sua famiglia rientra nel programma di rialloggio. Joaquim ha lavorato per 40 anni nel campo delle costruzioni, mi racconta che ha lavorato alla costruzione del tunnel ferroviario del Rossio, alla costruzione di quella stessa ferrovia che collega il centro di Lisbona con Amadora, portando ogni giorno migliaia di pendolari a spostarsi lungo quella linea, e che ora rende appetibile questa zona della città a chi vuole costruire nuovi quartieri residenziali.

città del turismo 2

Per leggere la prima parte del reportage sulle questioni abitative di Lisbona clicca qui 

Politiche abitative alternative. Il progetto SAAL e l’Iniziativa Quartieri Critici.

Le politiche pubbliche nel campo abitativo, anche quelle tradizionali, con tutti i limiti e le criticità che portano con sé, sono storicamente carenti in Portogallo abbiamo detto. Non sono mancati però dei progetti innovativi di progettazione e riqualificazione partecipata, e vale la pena ricordarli, anche per rendersi conto che le alternative a quello che sta succedendo a Santa Filomena esistono, basta volerle mettere in pratica.

Innanzitutto il progetto SAAL (Serviço de Apoio Ambulatório Local), voluto dall’architetto Nuno Portas, Segretario di Stato all’Abitazione e all’Urbanismo all’epoca del Processo rivoluzionario in corso (PREC), all’indomani della Rivoluzione del 25 aprile 1974.

Attraverso la formazione delle Brigadas tecnicas, gruppi di giovani architetti e studenti – tra questi vi era anche Alvaro Siza Vieira, oggi uno degli architetti portoghesi più riconosciuti internazionalmente – venivano elaborati, con un processo che prevedeva la partecipazione totale dei residenti sia in fase di progettazione che di costruzione, dei programmi di recupero o ricostruzione di aree urbane degradate, al fine di migliorare le condizioni di vita dei residenti
.
Più di recente invece, nel 2005, il governo di José Sócrates ha lanciato il programma denominato Iniciativa Bairros Críticos (Iniziativa Quartieri Critici), un progetto pilota che prevedeva la ricerca di soluzioni per interventi di riqualificazione in tre quartieri considerati critici nelle due aree metropolitane più grandi del paese: il quartiere di Lagarteiro, situato nel comune e quindi nell’area metropolitana di Porto, Vale da Amoreira nel comune di Moita e Cova da Moura (di cui parleremo più avanti), comune di Amadora, entrambe nell’area metropolitana di Lisbona.

A differenza del PER, dove le decisioni sono imposte dall’alto, il programma Bairros Criticos coinvolgeva gli abitanti nel progetto di riqualificazione, focalizzandosi sulla partecipazione e il lavoro di molti di loro e sulla coordinazione con istituzioni di ricerca e università in modo da promuovere soluzioni innovative dal punto di vista sociale, economico e tecnologico.

Un programma sperimentale, anche se a carattere circoscritto, ma sicuramente estremamente interessante.

Se non ché, dopo 7 anni e con diversi milioni di euro investiti, e non senza risultati raggiunti (pur tra molte difficoltà), il programma è stato lasciato morire per il taglio dei finanziamenti e infine chiuso, il 30 aprile 2012, lasciando nelle mani dei comuni l’onere di portare avanti gli interventi iniziati. Anche così, diversi progetti sono stati portati a termine, un esempio è il Centro de Experimentação Artística (Centro di Sperimentazione Artistica) di Vale de Amoreira.

Cova da Moura, ad ogni modo, rappresenta un’eccezione rispetto ad altri quartieri informali di Amadora.

Nel 2005 il Comune e il sindaco Joaquim Raposo erano decisi a implementare un piano di abbattimenti che coinvolgeva gran parte del Bairro.

La lotta della popolazione, particolarmente ben organizzata, con il coinvolgimento di associazioni molto combattive, come per esempio Moinho da Juventude, hanno fermato le demolizioni e avviato una riqualificazione rispettosa dei diritti all’abitazione degli abitanti. Il programma Bairros Criticos veniva quindi incontro a un tessuto associativo e comunitario già molto forte.

Non sono mancati però, anche di recente, i momenti di tensione anche in questo quartiere, percepito, anche a causa della stigmatizzazione dei media, come una centrale dello spaccio e del crimine.

Anzi sembra che nelle ultime settimane sia stato riattivato anche qui un nuovo programma di abbattimenti.

Nella continuità politica dell’amministrazione municipale di Amadora (al socialista Joaquim Raposo è successa Carla Tavares, già assessore abitazione, sempre del Partido Socialista) e nella discontinuità politica nazionale (dal governo socialista di José Sócrates si è passati al governo di centro destra di Pedro Passos Coelho) si è registrato un cambiamento rilevante nella politica abitativa nel paese, che di per sé era già largamente insufficiente.

L’ingresso della Troika in Portogallo, con il Memorandum di intesa siglato nel 2011 (consultabile in inglese a questo indirizzo), ha di certo influenzato questo cambiamento.

In particolare il punto 6 del Memorandum (pag. 28) punta a modificare strutturalmente il mercato immobiliare in Portogallo, con delle modifiche decisive alla legislazione in tema di affitti. Il disegno di legge del governo su questo tema, approvato nel 2012, prevede un periodo di transizione che si concluderà nel 2017 e segue pedissequamente le indicazioni della Troika: gli affitti bloccati per alcune fasce della popolazione avranno la possibilità di essere rinegoziati, la trasmissibilità dei contratti d’affitto sarà possibile solo per i familiari di primo grado, il preavviso per la rescissione del contratto, da parte del proprietario, sarà abbreviato e le limitazioni che la legge imponeva alla possibilità di sfrattare gli inquilini saranno sensibilmente ridotte.

Si “dinamizza”, così recita la legge, il mercato degli affitti e per conseguenza quello della compravendita immobiliare:

in pratica viene spalancato, grazie a regole rese omogenee a livello internazionale, agli investimenti ma allo stesso tempo alla speculazione, un nuovo spazio di mercato, in un paese che, dopo decenni di bassa crescita e dopo anni di profonda crisi economica, si trova ad affrontare una vera e propria “emergenza abitativa”.

Altri quartieri, altre demolizioni. La lotta per il diritto all’abitazione.

Il Bairro 6 de Maio, ad Amadora è un altro quartiere informale, ancor più vicino al centro di Lisbona, che si può raggiungere a piedi dalla stazione di Damaia, sempre sulla stessa linea ferroviaria che porta ad Amadora e poi alla località turistica di Sintra. Oltre che a Santa Filomena, nel mese di gennaio mi sono recato spesso in questo quartiere, insieme agli attivisti dell’associazione Habita e dell’associazione Sos Racismo e ai ragazzi del collettivo di Laranjinha, un centro sociale che ha la sede nel comune di Sintra.

Questi ed altri gruppi, gli stessi che insieme ai residenti combattono a Santa Filomena, stanno cercando di allargare la lotta in quartieri in cui il processo di demolizioni è solo all’inizio. In occasione di un’azione di sensibilizzazione della popolazione sulle modalità e sulla organizzazione della lotta, sono potuto entrare nel vivo del quartiere, nel labirinto di stradine che lo compongono.

Qui ho conosciuto il signor Joaquim, di origini capoverdiane, che mi ha spiegato che lui vuole lottare al fianco degli altri abitanti anche se la sua famiglia rientra nel programma di rialloggio. Joaquim ha lavorato per 40 anni nel campo delle costruzioni, mi racconta che ha lavorato alla costruzione del tunnel ferroviario del Rossio, alla costruzione di quella stessa ferrovia che collega il centro di Lisbona con Amadora, portando ogni giorno migliaia di pendolari a spostarsi lungo quella linea, e che ora rende appetibile questa zona della città a chi vuole costruire nuovi quartieri residenziali.

Nelle prossime settimane sono previste nel quartiere 6 de Maio diverse demolizioni: i “tecnici” del comune hanno affisso sulle porte di alcune abitazione un avviso che dice che la casa sarà demolita e dunque le persone dovranno raccogliere le proprie cose e portarle fuori. A volte non è stato indicato neanche il giorno in cui le case saranno abbattute.

Intanto, nel quartiere 6 de Maio o a Santa Filomena, così come a Estrela d’Africa, ad Alta de Reboleira e in altri quartieri, si organizzano diverse forme di resistenza. Recentemente c’è stato un concerto di rap, per coinvolgere i più giovani e si stanno organizzando sit-in in occasione delle demolizioni, per provare a fermarle o ad attrarre l’attenzione dei media, anche se in occasione di precedenti azioni di questo tipo la repressione della polizia è stata particolarmente dura, provocando ferimenti tra i manifestanti. Anche tutte le vie giudiziarie sono state attivate, è in atto ad esempio un processo che, attraverso il conferimento di prove della presenza continuativa delle famiglie nelle case, mira all’acquisizione della proprietà di case e terreni attraverso l’usucapione.

Nel 2012 è stata presentata anche, da parte dell’associazione per diritto all’abitazione Habita, una denuncia all’ONU in cui si denunciava la violazione dei diritti umani sottesa al processo di demolizioni. L’ONU ha inviato una lettera al governo portoghese in cui si chiedono chiarimenti, ricevendo una formale rassicurazione che non ha sortito alcun effetto pratico.

Diverse altre istituzioni, organi amministrativi e giudiziari, insieme ai partiti politici, sono stati interpellati e spinti a pronunciarsi. In un periodo di forte crisi economica come questo, quello che si auspica è una moratoria delle demolizioni, vista l’impossibilità, per le persone e per le istituzioni locali e centrali, di far fronte a quella che sta diventando, come abbiamo detto, una vera e propria “emergenza abitativa”.

Lisbona intanto, sempre più tirata a lucido, attrae frotte di turisti da tutto il mondo.

E se si investono più di 500 mila euro in immobili, si può avere un visto speciale di permanenza nel paese, un golden Visa. Ma questa è un’altra storia, e con quello che succede nelle periferie non c’entra niente.

di Luca Onesti

Questo articolo è stato pubblicato su Il Becco il 12 marzo 2015. Clicca qui per leggere l’articolo originale

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