Lisbona, il Portogallo e il turismo: molti numeri e poche certezze, tra presente e futuro

Mi sembra però urgente una riflessione sugli effetti collaterali (in altri campi troppo spesso sottovalutati) di questo fenomeno, nella vita della città e di un intero Paese, discutendo e riflettendo su quale debba essere il giusto atteggiamento, sull’onda dell’entusiasmo, circa la necessità di non cedere a facili e pericolosi cammini

Di ritorno dalla BTL2015, la Fiera sul turismo piú importante del Portogallo, voglio condividere con i lettori di Sosteniamo Pereira alcuni dei pensieri che mi frullano per la testa, con l’intento di suscitare un dibattito (va bene anche solo qualche riflessione personale, subito prima di dormire per esempio) sul tema del turismo, che ritengo attuale ed importante per chi, come me, vive a Lisbona o chi, anche senza viverci, nutre comunque una sincera passione per questa città e per il Portogallo. La situazione di partenza é una veritá lapalissiana, ossia il crescente successo di Lisbona e del Portogallo come mete turistiche:

Foto di Daniele Coltrinari

Foto di Daniele Coltrinari

 

I numeri parlano chiaro, anche se non dicono tutto, e nella zona della BTL dedicata a Lisbona erano proprio i numeri ad essere sfoggiati in un grande pannello, che non lasciava dubbi al visitante, e di cui riporto alcuni dati:

– maggior crescita a livello europeo (turismo) tra 2013 e 2014: + 15,4%
– quasi 8% di aumento annuale (negli ultimi 5 anni) nel numero di notti trascorse dai turisti nelle varie strutture di alloggiamento
– quasi 10% di aumento annuale (negli ultimi 5 anni) nel numero di notti trascorse nelle varie strutture di alloggiamento da parte di     turisti non portoghesi
– grado di soddisfazione del turista: 9,28 (da 1 a 10)
– possibilitá/volontá di ritornare: 99%
– 20 nuovi alberghi e 1600 nuovi posti letto previsti nel 2015

Questi numeri si riferiscono a Lisbona, ma la verità è che un po’ tutto il Portogallo (Alentejo in primis) presenta numeri e statistiche incoraggianti a questo riguardo, che fanno del turismo uno dei pochi settori (se non l’unico) dell’economia portoghese a godere di ottima salute, e meno male (lo dico a scanso di equivoci).

Aggiungo ai numeri giá citati, com un dichiarato intento provocatório, altri dati interessanti:

– aumento del costo medio/camera (negli ultimi 5 anni): 12,7%
– residenti nelle 3 zone turistiche del centro storico di Lisbona (in migliaia, dati INE):
1960:121 / 1970:87 / 1981:79 / 1991:52 / 2001:39 / 2011:34

Detto questo, o forse proprio perché esistono tutti questi numeri, mi sembra però urgente una riflessione sugli effetti collaterali (in altri campi troppo spesso sottovalutati) di questo fenomeno, nella vita della città e di un intero Paese, discutendo e riflettendo su quale debba essere il giusto atteggiamento, sull’onda dell’entusiasmo, circa la necessità di non cedere a facili e pericolosi cammini, che potranno, in un futuro relativamente prossimo, causare conseguenze ben più durevoli nel tempo di quanto si pensi.

Pensando a tutto questo, passeggiando tra decine di tuk tuk (un “pittoresco” taxi a tre ruote) vedendo moltiplicarsi in certe zone negozi con sardine, galletti di Barcelos e l’immancabile 28 calamitato, a dondolare nelle vetrine, mi sono ricordato che l’estate scorsa ho rivisitato, dopo tanti anni, il paesino di San Gimignano, considerato uno dei più preziosi gioielli della mia Toscana, famoso per le sue torri e per la sua architettura. Ovviamente non è comparabile con Lisbona (e forse con quasi nessun paesino portoghese), ma resta il fatto che la sensazione che mi ha lasciato durante la mia breve visita, trasportato tra fiumi di turisti, con decine di negozi e negozietti dove non potevi mangiarti una schiaccia con meno di 5 Euro, dove l’acqua minerale costa come fosse vino (di quello buono), senza riuscire a vedere un negozio vero o una casa che sembrasse davvero abitata, me la ricorderò per un po’ di tempo. Non conosco i numeri del turismo a San Gimignano, forse oggi i turisti sono il doppio rispetto a dieci o venti anni fa, o forse no, ma anche se fosse: é questo che si vuole per il Portogallo?

Recentemente sono stato a Sintra e, seppur in scala minore, ho sentito per la prima volta anche qui, in terra lusitana, quel fastidio e quella sensazione di un posto sempre più venduto ai turisti, che tante volte ho sentito in Italia, e che ho sempre detestato.

Uno dei miei artisti portoghesi preferiti molti anni fa, in un testo stracolmo di ironia, scrisse che il recente (allora lo era) fenomeno del turismo altro non era se non una nuova maniera per far passare le persone in un paese, avendo però particolare cura che vi lascino tutti i soldi che hanno in tasca (l’espressione in portoghese è foneticamente poetica, si dice “esvaziar as algibeiras” svuotare le tasche), e che in quella attività si riassumeva tutta l’essenza di questa parola,TURISMO.

Aggiungeva peró – occhio – che non si tratta piú di turismo quando il turista, nel momento di lasciare il Paese che ha visitato, si lamenta del modo utilizzato per svuotargli le tasche…

Ironia a parte, questo testo mi sembra piú che mai attuale, e ci ricorda che i numeri del turismo sono e saranno sempre traducibili in una delle lingue piú universali che esiste: il denaro.

Ed è proprio per questo che sono sempre di più coloro che si dedicano al turismo tentando di “mangiare” un po’ di questa grande torta, che ha nei soldi dei turisti l’ingrediente principale. Accanto a molti che provavano a vendere onestamente e soprattutto come meglio potevano il loro prodotto, molti dei soliti noti: squali, squaletti, sardine e plancton davano alla BTL un’atmosfera da grande acquario, dove in sordina si affilano coltelli con il sorriso sulle labbra, in un clima da mors tua vita mea che mi sembra già visto altrove. Lungi da me, come sempre, fare del falso moralismo sul fatto di guadagnare dei soldi con il turismo, anzi: se si riesce a valorizzare quello che il Portogallo ha di meglio facendolo conoscere al turista ed ottenendone un guadagno, creando nel turista soddisfazione e voglia di ritornare, meglio…

Oltretutto esiste una verità che va conservata e valorizzata, che è l’innegabile simpatia dei portoghesi per il turista (tra di loro già un po’ meno…), che è secondo me uno dei veri fiori all’occhiello del turismo portoghese (e che oltretutto, o forse proprio per questo, non si paga…) e che contrasta profondamente con quell’insofferenza o con quella voracità “spennaturisti” cosí comune in molti altri posti.

Tornando al turismo e al giro di soldi che ad esso è collegato, direi che il problema è proprio questo:

urge che tutti, “grandi” e “piccoli”, pensino bene alla maniera migliore di partecipare al banchetto, ricordandosi che spesso, quando si guarda solo al guadagno immediato, si possono fare dei danni i cui effetti dureranno nel futuro (ripercuotendosi oltretutto nella stessa possibilità di profitto), e che dobbiamo essere tutti responsabili al fine di promuovere un turismo di qualità (so che la definizione é un po’ ipocrita e vuol dire poco o niente, ma non ne trovo una migliore), che permetta soprattutto alle città, al paese ed alla gente che ci vive e che ci lavora, di mantenere la sua identità.

Personalmente ho seri dubbi sull’entusiasmo e sui vantaggi della proliferazione e riproduzione a ritmo coniglifero dei nuovi alberghi, ostelli, etc…, cosí come su quella che qualcuno ha chiamato la “airbnb-izzazione” di certi quartieri storici di Lisbona, sui ristoranti fichetti che strizzano l’occhio al turista e dove un prego com batatas fritas ti costa piú di 15 Euro, sui ristoranti non fichetti ma “typical Portuguese food”, etc etc….

Insomma, io qui osservo, vedo e nel mio piccolo, senza sbandierare soluzioni miracolose, mi limito a suonare un campanello d’allarme (per voi, per loro, per me): meditiamo, gente, meditiamo…

 

di Matteo Gabellieri

 

matteo gabianell

Matteo Gabellieri, nasce a Grosseto nel 1967, e dal 1998 vive e lavora a Lisbona, che è diventata ormai la sua città. Italiano di nascita e portoghese d’adozione, forse portuliano senza patria: in questi anni ha percorso il Portogallo in lungo e largo, e ha da poco deciso di trasmettere la sua passione per questo Paese, dove la terra finisce e comincia il mare, a tutti i turisti italiani che lo vogliono visitare, nel suo nuovo sito www.ilmioportogallo.it

 

 

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Matteo Gabellieri a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

Annunci

Un pensiero su “Lisbona, il Portogallo e il turismo: molti numeri e poche certezze, tra presente e futuro

  1. Turismo di qualità, è vero, vuol dire tutto e niente. Per me significa la sensazione, una volta andati via, di non essere stato considerato un altro turista da spennare, significa soddisfare il turista non mirando solo e soltanto a fargli svuotare le tasche e dandogli comunque quella qualità(nel cibo, nei servizi) che, vista la ressa, diventa approssimativa. Alla fine è preferibile rinunciare agli incassi di 100 persone ma dare una migliore qualità ,solo così si è sicuri che il turista possa ripassare. Insomma bisogna investire , investire continuamente. Si investe prima nelle infrastrutture e poi nella qualità

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...