La politica e la sinistra portoghese secondo un ricercatore italiano

Goffredo Adinolfi è un ricercatore italiano in sociologia politica, vive in Portogallo, anche se con alcuni intervalli, dal 1998. Collabora con il Manifesto dal 2011; oggi ci spiega la situazione politica portoghese.

Come e quando si è insediata la “Troika” (la delegazione formata dagli emissari di Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea) in Portogallo?

Il Portogallo chiede l’aiuto esterno di Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea nell’aprile del 2011 quando, a seguito della bocciatura della legge finanziaria da parte del parlamento (Assembleia da Republica), José Socrates, il primo ministro socialista di allora, si dimette, la camera viene sciolta e la situazione finanziaria precipita fino a che lo stesso Socrates è stato costretto a chiedere l’intervento della Troika per evitare il default.

Come ha governato Socrates e perchè il suo esecutivo è terminato prima della scadenza naturale del mandato?

Socrates ha governato per due legislature, la prima, dal 2005 al 2009, con una maggioranza assoluta in parlamento, la seconda, 2009-2011 con un governo di minoranza. Dal mio punto di vista il governo Socrates è stato il miglior governo che il Portogallo abbia avuto o, quanto meno, uno dei migliori. Certo va collocato nel suo contesto, nel senso che non si può dire fosse propriamente un governo di sinistra, ma certo sotto molti punti di vista il paese è decisamente migliorato. La crisi del 2008 e il fatto di guidare un governo di minoranza non ha aiutato. In piena crisi, con il Pil in picchiata e gli speculatori ad attaccare,

Socrates era rimasto l’unico, o tra i pochi, a sostenere che non si dovesse chiedere l’intervento della cosiddetta Troika, probabilmente è stata questa sua ostinazione, insieme alla speranza degli altri partiti rappresentati in parlamento di capitalizzare il dissenso, a determinare la fine del governo socialista.

Molte proposte dell’attuale governo sono state bocciate dalla Corte Costituzionale portoghese. Quali e perchè?

L’ultima bocciatura riguarda alcune norme sul contratto collettivo e sul licenziamento senza giusta causa. Prima di questo il TC (Tribunale Costituzionale) aveva già bocciato la norma che prevedeva il taglio di tredicesime e quattordicesime (luglio 2012), poi di nuovo si è espresso contro il taglio della tredicesima, del sussidio di disoccupazione e quello di malattia (aprile 2013) e infine si espresso contro le norme volte a semplificare il licenziamento dei funzionari pubblici.

Sindacati. Quali sono? Secondo te come hanno svolto il loro ruolo dall’inizio della crisi a oggi?

Il sindacato principale è la CGTP, Confederação Geral dos Trabalhadores Portugueses. Tutto sommato il bilancio dell’attività della CGTP è positivo, occorre tenere in considerazione che i margini di manovra non sono così ampi e che quindi anche i pochi risultati ottenuti sono da considerare un piccolo miracolo. Comunque ci sono stati già tre scioperi generali e, sul territorio, i sindacalisti della CGTP si sono mossi molto bene, cercando di garantire al contempo l’occupazione e la sopravvivenza di molte imprese. Inoltre la CGTP si è posta, dal mio punto di vista, come l’unica forza di opposizione credibile, con controproposte di bilancio assolutamente credibili e realizzabili, peccato solo non siano diventate piattaforma comune per tutta l’opposizione.

Stessa domanda sui partiti

Sui partiti si può fare un discorso speculare a quello che è stato fatto rispetto al sindacato. Né il partito socialista, sinistra moderata, né il Partido Comunista Português né il Bloco de Esquerda, né i cosiddetti “Indignati” hanno saputo proporsi come una alternativa valida al governo di Passos Coelho. Il discorso comune è sempre quello che questo governo, che, vale la pena ricordarlo è stato democraticamente eletto, non ha legittimità per fare quello che sta facendo. È un discorso che ha tratti di pericolosità e comunque BE e PCP dicevano la stessa cosa del governo Socrates, chiedevano le sue dimissioni e che fossero indette nuove elezioni, il risultato è stato che hanno vinto le destre.

Il Bloco de Esquerda sta peraltro vivendo una crisi fortissima, il PCP invece è stata l’unica forza politica ad aumentare sensibilmente il proprio bacino elettorale in un momento in cui l’astensione è in deciso rialzo.

Le sinistre portoghesi, quali sono e per che cosa si distinguono l’una dall’altra?

Il Partido Comunista Português è il classico partito comunista nato nel 1921 e fortemente ancorato alla tradizione marxista-leninista. Il Bloco de Esquerda è un partito di tipo più post-materialista, ma con una forte tradizione nei partiti comunisti nati negli anni settanta, dal maoismo al trotskismo. Il partito socialista si inserisce nella famiglia dei partiti socialdemocratici europei.

Il Portogallo potrebbe decidere in un futuro prossimo di uscire dall’euro? Quali sarebbero le conseguenze per la nazione lusitana?

Che dire sull’uscita del Portogallo dall’euro… si sente dire tutto e il contrario di tutto, chissà? Da un lato la svalutazione monetaria favorirebbe le esportazioni, dall’altro la svalutazione per un paese che importa tanto rappresenterebbe la più formidabile forma di impoverimento mai conosciuta. La questione non è quindi se uscire o no dall’Euro, ma come si esce dall’Euro e come si sta nell’Euro. Se il Portogallo in un prossimo futuro uscirà dall’Euro è difficile dire, grandi cambiamenti si prospettano all’orizzonte europeo e l’antieuropeismo si sta facendo ogni giorno più forte…

Molta retorica nazionalista. Anche a sinistra. Come te lo spieghi?

Già è vero, sembra di essere di fronte a un paese che ha paura e si rifugia in ciò che meglio conosce per potersi proteggere… la cosa non aiuta dal mio punto di vista… l’immagine di una Europa che ha come unico obiettivo quello di impoverire il paese è semplificatrice e deresponsabilizzante.

Il Portogallo quali prospettive di sviluppo può avere nei prossimi 20 anni?

Confesso che vedo poche possibilità di sviluppo in un paese dove chiunque sia minimamente “competitivo” sul “mercato del lavoro” se ne sta andando all’estero. Così come sono poche le speranze che si sviluppi un paese che vende tutti i suoi asset strategici (energia, telecomunicazioni, mass media e banche) a imprese straniere. Qualcuno vorrebbe fare del Portogallo una sorta di Cina europea, un paese che produce a bassissimi costi e con una manovalanza di bassissimo profilo, ma questo francamente non credo lo si possa chiamare sviluppo.

E nuovi partiti come Podemos in Spagna?

Apparentemente c’è molto fermento, ma al momento non mi sembra ci sia ancora nulla di concreto, vedremo in futuro se qualche cosa di consistente si consoliderà. Gli indignati, che avrebbero potuto rappresentare una novità, si sono dissolti. Juntos Podemos, Associação Forum Manifesto e Livre forse qualche risultato potrebbero ottenerlo ma ripeto, è ancora troppo presto per esprimere un giudizio…

 Non c’è proprio nulla?

Beh se ci allontaniamo dal versante della sinistra radicale e andiamo verso il centro qualche probabilità in più di affermarsi ce la potrebbe avere Marinho e Pinto che alle scorse elezioni europee ha ottenuto più del 6% e che proprio in questi giorni il suo nuovo partito, il Partido Democratico Republicano, ha ottenuto il via libera da parte del tribunale costituzionale..

 E i sondaggi cosa dicono?

I sondaggi non sono molto incoraggianti, il Ps di Antonio Costa non sfonda e paradossalmente la destra potrebbe non perdere le elezioni, cioè, detto in altri termini, contrariamente a quanto succede in Spagna e Grecia qui in Portogallo non si annuncia nessun terremoto politico

 Secondo te perché?

Mah, anche qui le risposte sono complesse, dopo un biennio di forti mobilitazioni sembrerebbe esserci un momento di forte apatia, è come se l’opinione pubblica si fosse ormai assuefatta al disastro delle politiche austeritarie portate avanti con grande determinazione da parte del governo di Passos Coelho.

di Daniele Coltrinari

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