Emergency Exit, intervista a Brunella Filì

Lisbona era una città fondamentale per completare il grande affresco sui giovani italiani all’estero. Perché? “Perché il Portogallo è una meta insolita in cui emigrare in questi tempi di crisi”.

Nella foto Brunella Filì e la sua assistente

Si chiama Brunella Filì, una donna pugliese regista e filmmaker. Da due anni è impegnata dal suo ultimo progetto, un documentario dal titolo Emergency Exit, che racconta, lungo un viaggio a tappe da Vienna a Parigi, Londra, Bergen, New York e Tenerife, storie di giovani italiani emigrati all’estero, soprattutto a causa della crisi e della ricerca di autoaffermazione.

Storie molto diverse tra loro, ma che assieme contribuiscono a dare un affresco psicologico dell’Italia di oggi Il documentario è terminato a maggio di quest’anno e ora gira attraverso Festival e rassegne, scuole e associazioni.

 

Oggi il progetto è diventato anche un blog www.emergencyexit.it/blog che documenta le tappe del viaggio assieme a una seguitissima pagina Facebook, www.facebook.com/emergencyexitdocutrip, che raccoglie testimonianze e messaggi da tutto il mondo;poi sarà una serie web. Sosteniamo Pereira ha intervistato Brunella Filì.

Mi parli di questo progetto?

E’ un progetto che mi ha preso in prima persona, perché racconta la mia generazione, che molti hanno definito “perduta”.

E’ un progetto che approfondisce dal punto di vista intimo e umano la diaspora di giovani italiani, che in numero sempre maggiore emigrano senza fare biglietto di ritorno. Partire è fisiologico, se la spinta venisse da sana curiosità e voglia di esplorare. Purtroppo molto spesso i giovani sono costretti (non generalizzo, ma le percentuali sono molto alte, oltre un milione di giovani negli ultimi 10 anni), vanno via per forza di cose, non avendo più la libertà di scegliere. In questi ultimi anni ho visto tanti amici, colleghi, conoscenti partire via dall’Italia, non solo dal Sud; li ho visti partire contro le loro stesse aspettative post universitarie, li ho visti partire anche solo per andare a fare i lavapiatti ma a condizioni dignitose e con i contributi pagati; soprattutto, li ho visti partire e, seppure con la speranza in valigia di tornare, non li ho visti fare il biglietto di ritorno, anno dopo anno.

Tutto questo mi sembrava incredibile e talvolta doloroso, specie perchè nessuno ne parlava con profondità: sentivo parecchi luoghi comuni o frasi molto generiche (vedi fuga dei cervelli): ciò ha fatto sì che sentissi la necessità di approfondire queste storie, questi esilii, attraverso i mezzi che avevo a disposizione, ovvero il mio lavoro di documentarista, la mia telecamera e i primi amici disposti a diventare protagonisti di un film. E così, telecamera in spalla, son partita in solitaria per questo docutrip.

Oggi è un film; un anno e mezzo fa nasceva come una mia personale ricerca filmata, da un’urgenza, poiché nessuno avrebbe mai prodotto un progetto simile in tempi brevi. Sul primo materiale girato (quello a Vienna e Parigi, che potete vedere qui: https://vimeo.com/40240953 ho poi costruito un progetto filmico, che è stato selezionato agli Italian Doc Screenings, uno showcase internazionale con sessioni di pitching insieme a broadcaster di tutto il mondo, che mi hanno aiutato a sviluppare i punti di forza della mia idea e soprattutto mi hanno incoraggiato a crederci e a portarla avanti. In seguito, dopo i primi riscontri grazie all’intervista sulla BBC e all’articolo sul The Guardian, sono riuscita però a coinvolgere altre persone, come ad esempio la mia assistente (e amica sin dalle superiori) Lucia Crollo, e a confermare l’interesse sul film, al punto di decidere di lanciare una campagna di crowdfunding su Indiegogo.

Grazie alla rete e alla diffusione sui media, Beth di Santo, una produttrice americana, ha preso a cuore il tema e, ricordando le proprie origini italiane, ha deciso di finanziarne la produzione di una tappa negli Stati Uniti e la distribuzione del film negli USA. Una produttrice americana per un film sull’Italia… strano no?!

Adesso come dicevo il documentario è concluso ma Emergency Exit continua. Mentre il film gira per festival e rassegne, il nostro team ha vinto un bando della Regione Puglia, “Principi Attivi 2012”, grazie al quale abbiamo costituito la nostra giovane casa di produzione, OffiCinema DOC, e stiamo lavorando alla trasposizione di Emergency Exit nella forma del web documentary – serie web, con storie che partono dalla Puglia e che hanno almeno uno dei protagonisti con origini pugliesi. Ora siamo in fase di produzione e riprese: da Gennaio 2015 tutte le puntate saranno online.

Durante il vostro viaggio siete arrivati anche a Lisbona. Perche’? Chi avete intervistato e come li avete scelti?

Lisbona era una città fondamentale per completare il grande affresco sui giovani italiani all’estero. Perché? Perché il Portogallo è una meta insolita in cui emigrare in questi tempi di crisi. Tempi in cui la ricerca del lavoro è andata oltre la necessità di guadagnare o la realizzazione personale, diventando in gran parte ossessione e sacrificio. Il lavoro ha ridefinito le nostre priorità e aspirazioni di giovani.

Quello che volevo raccontare attraverso la tappa di Lisbona è che esistono anche altre motivazioni che dovrebbero prevalere nella vita e nelle scelte di un giovane: come ad esempio l’amore. Che non mi sembra per nulla una motivazione secondaria.

Ho scelto infatti tre storie che sono diverse tra loro ma collegate dal tema dell’amore: verso un compagno, verso di sé, verso una passione, verso un progetto di vita o di studio o verso un paese altro, però scegliendo liberamente di emigrare, e non per costrizione. Ho trovato molte storie di migrazione così a Lisbona, più libere e serene, al contrario che in città come Londra, Berlino o New York, e questo nonostante la crisi economica: probabilmente perché il Portogallo ha affrontato la crisi in un modo diverso dall’Italia, come vedremo nella puntata!!!

Brunella Filì durante le riprese a Lisbona

Inoltre, Lisbona mi ha catturato dal punto di vista visivo: per un cineasta è una miniera di immagini e atmosfere suggestive, basta camminare per le ripide strade fatte di scale e azulejos… e sembra già di essere in un film: infatti ci siamo divertiti a inserire citazioni cinematografiche… e non solo, insieme ai nostri protagonisti.

Fatti una domanda e datti una risposta.

Scelgo una domanda che mi permetta di dire una cosa a cui tengo moltissimo.

“Dopo tutto questo viaggiare e intervistare giovani all’estero, pensi che sia ancora possibile per un giovane italiano realizzare i propri sogni qui in Italia? A quale costo?

Secondo me sì. Partendo dalle idee e a costo di una forte tenacia e costanza, ricostruendo dal qui e ora, nonostante la crisi: sappiamo che non è facile, ce l’hanno ripetuto in tutte le salse. Siamo stati costretti a emigrare, per scoprire che abbiamo dei meriti che vengono riconosciuti e ripagati. Ma anche per scoprire che non ci stiamo a farci togliere gli spazi che ci spettano; per scoprire che non ci siamo rassegnati ad accettare le cose come stanno e che i “sogni” sono un diritto che uno Stato deve garantire ai suoi giovani.

Dobbiamo rimodularci partendo da queste coordinate, cogliendo le opportunità che ci sono, come ad esempio bandi di progetto, anche piccoli o a livello locale, pretendendo i mezzi e gli strumenti per realizzare le idee, coinvolgendo tutte le grandi risorse umane che ci sono nel nostro paese, perché uniti è più facile realizzare qualcosa o almeno farsi sentire. La riuscita di questo stesso progetto, partito da zero e cresciuto grazie al coinvolgimento di tante piccole realtà, ne è una dimostrazione.

 

di Daniele Coltrinari
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