Napoletani en Barcelona. Intervista a Marco Rossano

napoletani en barcelona

Marco Rossano è un documentarista napoletano e vive in Spagna dal 2002, dove si occupa di sociologia e antropologia visuale all’Università di Barcellona. Il suo ultimo lavoro è “Napoletani en Barcelona”

Il nostro blog si occupa di Lisbona e di Portogallo ma non ha mai nascosto il suo spirito girovago: abbiamo parlato di un giornale in lingua italiana a Berlino ad esempio, e ci siamo spinti fino in Colombia seguendo una suggestione gastronomica un po’ improbabile.

Dei fili che uniscono Lisbona con due città che le somigliano molto, Napoli e Barcellona, avevamo già parlato, qui e qui,

rispettivamente.Oggi però, non senza un pizzico di gelosia, uniamo le altre due punte del triangolo, parlandovi dei legami che hanno tra di loro Napoli e Barcellona.

Marco Rossano è un documentarista napoletano e vive in Spagna dal 2002, dove si occupa di sociologia e antropologia visuale all’Università di Barcellona. Il suo ultimo lavoro, “Napoletani en Barcelona”, è parte di un più ampio progetto di ricerca che prende le mosse dalla relazione sullo Stato dell’economia del Sud Italia pubblicata nel 2009 dallo SVIMEZ, l’Associazione per lo sviluppo dell’Industria del Mezzogiorno, secondo la quale tra il 1997 e il 2008 circa 700 mila persone hanno lasciato il Sud, con Napoli prima città in assoluto per numero di abbandoni.

Abbiamo incontrato Marco al PAN (Palazzo delle Arti Napoli) in occasione della prima presentazione napoletana del documentario.

Sei a Barcellona dal 2002, “Napoletani en Barcelona” dunque parla anche di te, ha qualcosa di autobiografico. Com’è nata l’idea del documentario? Quali sono le difficoltà e i vantaggi che hai avuto nel parlare di un argomento che riguarda anzitutto te stesso?
 
Sicuramente il progetto “Napoletani en Barcelona” è in parte autobiografico, dato che sono napoletano e vivo a Barcellona. L’idea nasce da un più ampio progetto di ricerca sulle migrazioni e sull’identità che sto svolgendo all’Università di Barcellona. Difatti, più che parlare di documentario dovrei utilizzare il termine “saggio sociologico visuale”, che potremmo definire un prodotto audiovisivo orientato sociologicamente. Si differenzia dal film scientifico, dai video etnografici, dal documentario sociale, o dai film che ricostruiscono problemi sociali che normalmente non mostrano concetti o idee sociologiche ma fatti o accadimenti visivi. Invece, alla base di un saggio sociologico visuale ci sono delle idee sociologiche e un progetto di ricerca, delle ipotesi e degli obiettivi da confermare o confutare. Il progetto sociologico alla base del mio lavoro mi ha permesso di superare le difficoltà che si generano quando un progetto è troppo personale e mi ha dato la possibilità di distanziarmi dall’autobiografia, ma, allo stesso tempo, la parte vissuta in prima persona, oltre a una conoscenza di prima mano delle situazioni e degli accadimenti, mi ha concesso la possibilità di esprimere e restituire, attraverso il mezzo audiovisivo, sentimenti e sensazioni difficilmente descrivibili con la sola scrittura. Diciamo che l’immagine e la parola danno vita al progetto completo e si integrano alla perfezione.

A un certo punto del documentario un intervistato dice che Barcellona è quello che Napoli sarebbe potuta essere e non è. Che cosa vuol dire?

Dice anche che gli fa rabbia. È una sensazione che abbiamo molti di noi che viviamo a Barcellona. Le due città sono molto simili per tanti motivi storici, culturali e anche urbanistici. A Barcellona si ritrovano spazi, luoghi, situazioni e persone che potrebbero essere napoletane. È facile sentirsi parte della città o addirittura non sentire nemmeno l’esigenza di esserne parte. Si è e basta, come se si vivesse ancora a Napoli. La rabbia e l’affermazione che “Barcellona è quello che Napoli sarebbe potuto essere e non è“ dipende da una situazione oggettiva delle due città anche se direi che si tratta di una visione un po’ superficiale. La rabbia dipende dal fatto che Barcellona ha davvero poco, ma è riuscita a diventare esempio e modello internazionale grazie al turismo, all’efficienza, alla funzionalità, ai mezzi di trasporto, agli investimenti, alla vivibilità che a Napoli non sono allo stesso livello. Di certo non si sceglie di vivere in una città solo per la sua funzionalità. Napoli ha un’enorme potenzialità, lo diciamo troppo spesso, che per diverse ragioni, legate soprattutto alla politica e alla storia di come è stata raggiunta l’unità d’Italia, non riesce ad esprimere. Quello che “sarebbe potuto essere” è una visione negativa. Io preferisco dire che Barcellona è come sarà Napoli.

 

Gli italiani e i napoletani che si trasferiscono ora a Barcellona, hanno motivazioni diverse da quelli che hanno deciso di trasferirsi lì qualche anno fa? E incontrano ancora molte opportunità?

Di questo discorso mi ritrovo spesso a parlare con italiani e non solo. Purtroppo, soprattutto gli ultimi flussi migratori, diciamo quelli dal 2008, anche se non voglio generalizzare, sono molto diversi da quelli per esempio di inizio secolo. Durante i primi anni del 2000 erano ancora pochi gli italiani e davvero si recavano a Barcellona alla ricerca di una dimensione di vita differente spesso in contrasto ideologico, sociale e politico con il paese Italia. Inoltre c’erano molte possibilità di lavoro anche in ambienti catalani, cosa che con la crisi del 2008 è notevolmente diminuita. Dopo qualche anno, come tutti i fenomeni alla moda, Barcellona è diventata meta di tutto. La cosa che ho notato in questi anni è che si è riprodotta nella città catalana quella stessa “italietta” dei furbetti, prepotenti e affaristi da cui molti sono fuggiti. Ho l’impressione che molti non siano andati via perché in contrasto con un modo di fare e di pensare “italiano”, ma perché non avevano lo spazio per comportarsi in quella stessa e identica maniera perché, quello spazio, era già occupato. Qualche esempio: per trovare lavoro devi chiedere il favore all’amico, devi essere presentato e devi far parte di un certo giro; se vuoi importare prodotti italiani gastronomici, a livello commerciale, devi per forza rivolgerti a una determinata ditta. Ancora, per mantenere contatti con alcune testate giornalistiche devi far riferimento solo ad alcune persone e lo stesso se vuoi organizzare eventi a un livello istituzionale. Addirittura, ma la cosa non mi stupisce, degli imprenditori volevano sponsorizzare un evento culturale italiano chiedendo una mazzetta. E mi riferisco esclusivamente ad attività di italiani, con italiani, per italiani. Manca la solidarietà in molti ambienti italiani e si riproduce e alimenta il peggio che c’è in Italia.

Quest’anno a Lisbona si è registrato un forte aumento del turismo, tanto che su qualche giornale si è detto che Lisbona sta diventando la “nuova Barcellona”. E in effetti Lisbona si sta trasformando molto, sta puntando sul turismo come forse unico motore dell’economia. Ci sono tante differenze tra la Barcellona di 20 anni fa e la Lisbona attuale, ma, secondo te, che cosa è da riproporre e cosa no di quello che possiamo chiamare il “modello Barcellona”?

Bisognerebbe capire bene a cosa ci riferiamo con “modello Barcellona”. Se lo consideriamo come speculazione edilizia, massificazione turistica, isolamento e frammentazione dell’associazionismo cittadino, svendita del patrimonio culturale e urbanistico, affarismo malavitoso allora spero che non si riproponga a Lisbona. Molti considerano questo il modello Barcellona degli ultimi anni, un modello che era invece nato con altri obiettivi, quello dell’integrazione tra il centro e le periferie, degli spazi verdi, della funzionalità cittadina, della partecipazione, del turismo di tutti i tipi, della città al servizio del cittadino, etc. Lo stesso modello ha dato vita a due creature completamente diverse. È fondamentale il controllo dei cittadini e l’associazionismo per evitare derive.

Sei un appassionato di calcio e tifoso del Napoli, hai anche scritto un libro a riguardo, “Mondo azzurro”. Nel tuo documentario il più importante collante tra i napoletani a Barcellona è certamente il calcio. Che differenze hai trovato tra il modo di seguire il calcio tra i tifosi napoletani e i tifosi blaugrana? E, più in generale, che idea ti sei fatto di una città, Barcellona, e di un paese, la Spagna, che possiamo definire le capitali mondiali del calcio degli ultimi 10 anni?

Mi piace il calcio, ma devo dire che è diventato un pretesto lavorativo “a causa” del progetto. Sicuramente, per la maggior parte dei napoletani che vivono a Barcellona, ma non solo – “Mondo Azzurro” descrive la vita dei tifosi del Napoli tra Barcellona, Parigi, Londra, Monaco, etc. – il calcio è un momento importante di socializzazione. È il primo impatto con una nuova realtà. Si tende sempre a cercare elementi che consideriamo “vicini” o “conosciuti” e il calcio, come il ristorante italiano o la pizza o, in alcune città, l’Istituto Italiano di Cultura sono tutti momenti di aggregazione dove sappiamo di trovare qualcosa che ci appartiene. Poi sta alle persone svincolarsi e aprirsi ad altre realtà o situazioni. Il calcio per molti che sono all’estero è condivisione di una passione e un vincolo con la propria città e identità. Per i napoletani il calcio non è solo uno sport.

È qualcosa che va oltre l’ambito puramente sportivo. Molti parlano di rivincita sociale per esempio nei confronti dei poteri settentrionali del paese. In parte credo sia anche questo. Ho avuto modo di intervistare varie persone e molte mi hanno detto la stessa cosa: ultimamente si parla di Napoli solo per monnezza e camorra, ma grazie al calcio anche di Cavani e Lavezzi (e oggi di Higuain e Benitez). Il calcio può svolgere molteplici ruoli, sia di immagine sia di volano economico, ma come dicevo prima, non ci si può limitare al solo calcio. È necessario che intorno al “pallone” tutto funzioni e ci sia una volontà anche politica e sociale di cambiare le cose. Ed è ciò che è successo a Barcellona con il F.C. Barcelona. Negli anni della dittatura era un punto di riferimento antifranchista per tutta la Spagna. Durante le partite era l’unico momento in cui si poteva gridare in catalano. Il motto del Barcellona è “mes que un club” che significa più di un club proprio per ciò che rappresenta: un popolo che si identifica totalmente con i colori, con la bandiera e con la propria terra. Per i napoletani non è esattamente lo stesso, ma ciò è dovuto anche a ragioni storico-politiche.

In entrambi i casi il calcio è comunque un elemento identitario. Per concludere, il calcio spesso è considerato un circo per distogliere l’attenzione da problemi molto più importanti e per dare qualcosa di superficiale alla gente di cui parlare.

Negli ultimi anni la Spagna ha attraversato, e sta attraversando, una delle crisi economiche più importanti degli ultimi decenni, ma intanto la nazionale, il Barcellona e il Real Madrid vincono anche se hanno debiti milionari con le banche e con il fisco.Il calcio, come tante altre cose nella vita, ha mille sfaccettature.

La proiezione del documentario al PAN di Napoli ha avuto un bel successo, e anche il dibattito che si è sviluppato dopo il film è stato molto interessante. Te lo aspettavi?

Un po’ me l’aspettavo, ma devo dire che ero molto curioso di vedere la reazione dei napoletani di Napoli rispetto a ciò che provano i partenopei che vivono all’estero. Non ho la presunzione di aver descritto la realtà a 360º, ma ho voluto dare uno spaccato della mia esperienza e di ciò che ho osservato in questi anni. In sintesi, da lontano si riscopre Napoli e la napoletanità, si vedono le cose negative e quelle positive della città.

Ci si rende conto che basterebbe davvero poco per trasformare Napoli e portarla al livello di Barcellona.

di Luca Onesti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...