Intervista a Obai Radwan, rifugiato palestinese in Portogallo

Lisbona - Obai durante una manifestazione di solidarietà alla Palestina

Lisbona – Obai durante una manifestazione di solidarietà alla Palestina

Tutti vogliono la pace, ma che tipo di pace possiamo accettare? Non posso rinunciare ai miei diritti

Dopo la creazione, nel 1948, dello Stato di Israele, e poi dopo la guerra del 1967, una parte della popolazione araba è stata espulsa dal territorio palestinese, vedendosi negata la cittadinanza. Il popolo palestinese oggi è disperso in una diaspora che conta circa 8 milioni di discendenti. La metà di essi è considerata apolide, non avendo cittadinanza in alcun paese. Obai Radwan ha 32 anni, è rifugiato in Portogallo – a Lisbona ha trovato un lavoro e la possibilità di continuare gli studi – ma è originario di Hamama, città palestinese spopolata in seguito alla guerra del 1948 e da cui la sua famiglia è dovuta fuggire.

A fine luglio, dopo alcuni giorni dall’attacco di Israele a Gaza, a Lisbona viene organizzata una manifestazione di solidarietà al popolo palestinese.  È lì che ho conosciuto Obai. Alcuni giorni dopo l’ho incontrato per rivolgergli alcune domande sulla sua storia personale, sugli accadimenti degli ultimi giorni e, più in generale, su quello che pensa delle forze politiche palestinesi, degli stati arabi, del ruolo che può assumere la comunità internazionale.

Da quanto tempo vivi qui in Portogallo?

Sono arrivato a dicembre 2012, con un visto Schengen. Ho vissuto ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, tutta la vita, ma ho perso il mio lavoro e secondo la legge non potevo stare lì senza lavoro. Avevo tempo un mese per trovarne uno nuovo, altrimenti avrei dovuto uscire dal paese. Prima sono stato in Finlandia, dove ho chiesto asilo. Ma quando hanno scoperto che avevo un visto portoghese mi hanno mandato in Portogallo, secondo la normativa di Dublino. Mi hanno prima dato un permesso di soggiorno di un mese, poi di 4 mesi e poi da rinnovare ogni 6 mesi. Residenza temporanea.

Stai aspettando di ricevere un altro status?

La mia famiglia ha un documento ONU di rifugiato sin dal 1948 e io seguo il procedimento per i rifugiati. Aspetto che il processo si concluda per ottenere la residenza permanente. (Alcuni giorni dopo l’intervista Obai ha finalmente ottenuto la residenza.)

Ora vuoi fare un master qui a Lisbona, quindi vuoi rimanere?

Sì voglio rimanere, anche perché non ho altre soluzioni, non posso viaggiare in altri paesi. Ho un documento di rifugiato che non può essere rinnovato, perché nel 1948 i miei genitori sono stati espulsi dalla nostra città, Hamama, nella striscia di Gaza, che era sotto il controllo egiziano. E dall’Egitto hanno considerato la mia famiglia rifugiata. Ma con questo documento in non posso viaggiare verso l’Egitto senza un visto, e il visto consiste in un invito, non un visto turistico. Io quando sono dovuto andare via dagli Emirati Arabi non sono potuto andare in Palestina, in Palestina non ci sono mai stato. Ci sono 8 milioni di rifugiati che non possono tornare.

A causa della legge israeliana?

Sì. C’è la risoluzione ONU 194 che permette ai rifugiati palestinesi di tornare, ma Israele rifiuta di applicare questa risoluzione.

E la comunità internazionale non si interessa di questo?

No non se ne interessa, nessuno fa niente.

Quanti rifugiati palestinesi ci sono in Portogallo?

Ce ne sono 40. La maggior parte ha la mia età, alcuni sono studenti all’università.

Dove sono in maggioranza i rifugiati palestinesi?

Svezia, Norvegia e Germania soprattutto.

Da quando sei arrivato in Portogallo fino a quando non hai trovato lavoro qui a Lisbona, c’è stata qualche istituzione che ti ha aiutato a cercare casa e a cercare lavoro?

Sono arrivato al Centro di accoglienza per i rifugiati di Bobadela, che si trova pochi km a nord di Lisbona. Era previsto, per chi non avesse lavoro, un sussidio di 250 euro. Hanno preso il mio curriculum e il lavoro l’ho trovato da solo. Per la ricerca della casa all’inizio mi hanno aiutato, fornendomi degli interpreti che mi aiutassero a parlare coi proprietari di casa, perché ancora non sapevo parlare portoghese. Prima di iniziare a lavorare mi hanno dato del denaro, 150 euro al mese quando ero nel campo. Quando sono uscito poi mi hanno dato 350 euro.

Non è abbastanza per pagare le spese…

È vero, ma sono stato fortunato a trovare lavoro presto. Ho lavorato all’inizio per una multinazionale dei call center, e poi ho trovato lavoro nell’azienda per la quale lavoro ora, che si occupa di stampanti digitali e prodotti per ufficio.

Dov’è la tua famiglia adesso?

I miei genitori sono ad Abu Dhabi. I miei nonni invece sono a Gaza, come i miei zii e cugini.

E non avete nessuna possibilità di riunirvi?

Non posso chiamarli per venire qua perché prima devo ottenere la residenza permanente.

E tu sei l’unico ad essere in Europa?

Ho una sorella in Germania che ha un visto da studentessa, ma non è stato facile per lei ottenerlo, perché la Germania non riconosce quel tipo di passaporto. Ma lei avendo iscrizione e buoni voti all’università e a scuola è riuscita ad ottenerlo. Però non può viaggiare negli altri paesi, quindi non può venire a trovarmi in Portogallo.

Ci spieghi meglio perché i tuoi parenti sono a Gaza e non nella vostra città originaria?

Il mio villaggio è a metà tra Yafa e Gaza, ed è considerato ora territorio israeliano. Su un milione e 700 mila persone a Gaza, l’80% sono rifugiati provenienti da altri posti della Palestina  e non possono tornare a casa.

Cosa pensi dell’attacco di Israele a Gaza del mese di luglio?

Israele sta commettendo crimini di guerra, sta uccidendo persone innocenti. Quando attaccano dicono che è a causa della resistenza, ma non è vero, non c’è una ragione per uccidere nessuno.

Di quale dei partiti politici palestinesi sei sostenitore?

Sostengo i “leftists”. Loro non stanno facendo una reale resistenza sul campo, questa la fanno partiti che sono più a destra, Hamas per esempio che è più islamista. Ma in generale i palestinesi tutti supportano la resistenza, da parte di chiunque sia, non importa ll’ideologia, anche se usualmente c’è simpatia per gli islamisti più che per i “leftists”. Fatah è più secolare ma non ha molti sostenitori perché non fa nessuna resistenza, ha riconosciuto Israele nel 1993 dopo l’accordo di Oslo, a differenza di Hamas. Ad Oslo i partiti di sinistra come il Popular Front non hanno riconosciuto Israele.

E qual è la tua idea al riguardo?

Ognuno vuole la pace e non la guerra, ma per me la soluzione migliore è che il nostro paese sia libero, perché lo stato di Israele è stato deciso in maniera coloniale e dovrebbe essere rimosso perché é l’ultima colonizzazione avvenuta nel mondo. Ogni israeliano ha la nazionalità, può ritornare alla sua terra di origine, Francia, Germania, USA o Russia, per esempio, ma noi non possiamo tornare alla nostra terra senza spargere ulteriore sangue da entrambe le parti. Nei recenti combattimenti sono state uccisi già centinaia di palestinesi e pochi israeliani.

Pensi che sarà possibile?

Senza il supporto della comunità internazionale non sarà possibile. Il Vietnam per esempio si è liberato in seguito all’intervento di Russia e Cina, noi non abbiamo né Russia né ci Cina e l’Egitto sta addirittura impendendo agli aiuti umanitari di raggiungere Gaza, e ad ogni modo non c’è modo di far entrare armi in Gaza o in altri luoghi della Palestina. Non abbiamo modo di difenderci.

Cosa pensi dell’Egitto?

La posizione attuale egiziana è totalmente nemica della Palestina, sono alleati di Israele e credo che una nuova rivoluzione dovrebbe avvenire in Egitto per rimuovere il regime militare perché è una dittatura. Sono saliti al potere nel 2011 con un colpo di stato contro il presidente eletto. Io sono, ad esempio, contro la Fratellanza Mussulmana, ma è stata eletta, quindi dovrebbe essere rispettata la democrazia.

Pensi che se la Fratellanza Mussulmana fosse al potere ora aiuterebbe la Palestina?

Si perché sono alleati di Hamas e durante il governo Morsi hanno passato armi ad Hamas.

Credi quindi che ci sia in atto un piano su larga scala?

Si, potrebbe essere stato pianificato dagli USA, Gran Bretagna e l’Alleanza Israeliana. Il colpo di stato in Egitto ha distrutto la rivoluzione di primavera. Avevamo molte speranze con l’avvento della democrazia in Egitto dopo la caduta del regime di Mubarak, ma tutto é stato soffocato.

Pensi che le manifestazioni in Europa a favore della Palestina dimostrino un reale interesse?

Penso che il supporto che riceviamo dai popoli europei sia buono, ma certo non chiediamo all’Europa di inviare armi a Gaza, questo è un lavoro per arabi. I cittadini europei possono esercitare una pressione ai rispettivi governi per ridurre le relazioni con Israele, boicottando i prodotti con i quali finanziano il proprio esercito, e inviando aiuti umanitari a Gaza. Uruguay, Cile, Bolivia,Venezuela, tutti i paesi di sinistra, hanno deciso di interrompere le relazioni economiche con Israele. Purtroppo molte nazioni arabe hanno ancora buone relazioni con Israele, come la Giordania e l’Egitto. In Europa è il singolo cittadino che può decidere di boicottare Israele, perché la maggior parte dei governi sono filo-israeliani.

Che cosa ne pensi della visita del Papa a Gerusalemme e della sua richiesta di pace?

Tutti vogliono la pace, ma che tipo di pace possiamo accettare? Non posso rinunciare ai miei diritti. Se per esempio ti rubo il cellulare, tu lotterai con me per riaverlo. Se si prendono la tua terra e fanno di te e dei tuoi famigliari dei rifugiati chiedere pace non ha fondamenta. Per esempio, quando ho compilato il modulo  per l’iscrizione all’università non ho trovato la mia nazione tra le opzioni, lo stesso è avvenuto quando mi sono iscritto al sistema sanitario nazionale portoghese. Nel mio documento di identità portoghese c’è scritto che sono palestinese, ma per esempio in Finlandia, dove mi hanno dato un documento temporaneo, ero definito “stateless”, apolide.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Io credo che alla fine vinceremo, perché è un nostro diritto e anche se sarà un processo lungo – stiamo già aspettando da 66 anni – l’occupazione finirà. I francesi sono stati espulsi dall’Algeria, Siria e Libano, gli inglesi dall’Egitto e gli spagnoli dal Marocco , e allo stesso modo Israele sarà espulso dalla Palestina e la libertà tornerà.

di Luca Onesti e Alessia Bergerone

Questo articolo è stato pubblicato su Il Becco il 28 agosto 2014. Clicca qui per leggere l’articolo originale

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