La rassegnazione “post-troika” dei portoghesi

voto europeo

Lisbona – «Un giorno ci siamo svegliati e abbiamo scoperto che la Troika ci era arrivata in casa e ora dovemmo andare a votare?».

Se Sofia Frazão, commessa in un negozio di Lisbona, esprime un sentimento diffuso, allora è probabile che l’affluenza alle urne al voto di domenica sarà scarsa. Eppure non mancano le opzioni: in totale ben 18 i partiti e le coalizioni a presentarsi alla competizione.

Le forze politiche più accreditate sono: l’Aliança Portugal, formata dal PSD e dal CDS-PP (la stessa coalizione che governa attualmente il Portogallo) appartenenti al gruppo del Partito Popolare europeo, mentre il PS (Partido Socialista Portuguese) appoggerà il candidato socialista Martin Schulz. Poi vengono il neonato Livre di Rui Tavares, già europarlamentare con il Bloco de Esquerda, altra formazione presente alla tornata elettorale (a sostegno di Tsipras) e la CDU (l’alleanza tra i comunisti e i verdi portoghesi), coalizione molto euro scettica che spinge per una maggiore sovranità del paese lusitano.

Gli ultimi sondaggi disponibili parlano di un PS che oscilla tra il 35 e il 38% mentre il PDS/CDS-PP, i due partiti che si presentano insieme sotto il nome di Aliança Portugal, sono dati tra il 30 e il 34%. Il CDU (l’alleanza tra comunisti e verdi) potrebbe arrivare al 10% mentre il Bloco de Esquerda sembra possa raggiungere il 6% dell’elettorato.

La domanda vera è però quanti portoghesi voteranno. «Credo l’astensione sarà molto alta – ci dice Rui Martinho, 37 enne traduttore di Lisbona – difficile che si raggiunga il 50% di affluenza alle urne». D’altronde già nel 2009 i portoghesi che elessero degli eurodeputati furono appena il 37%. E in piena crisi, alle legislative del 2011, l’affluenza al voto non raggiunse il 60%. Da diversi anni l’astensione è cronica: amministrative, europee o legislative, il risultato non cambia, tanti portoghesi disertano l’appuntamento elettorale.

Che il voto europeo sia poi tra i meno sentiti in Portogallo, nonostante la popolazione abbia vissuto direttamente sulla propria pelle l’incubo delle misure economiche imposte dalla Troika, ce lo spiega sempre Rui Martinho: «Alla fine penso che andrò a votare, anche se sono ancora indeciso; qualora mi recassi alle urne, orienterò il mio voto per una forza politica che voglia restare in Europa ma che allo stesso tempo, chieda di modificare le politiche attuate in questi ultimi anni. Una percentuale molto alta di portoghesi però non crede che il parlamento europeo abbia una qualche voce in capitolo o che possa incidere sulla vita delle persone».

Il traduttore lusitano non ha dubbi su cosa dovrebbe cambiare: «Il governo deve farsi sentire e rinegoziare gli accordi economici internazionali e se questo non succede, la popolazione deve mobilitarsi con più scioperi e proteste, fino a quando non cambiano le cose».

La popolazione vive una sorta di “rassegnazione” post Troika, te ne accorgi anche quando senti le persone parlare in un ristorante o al bar. «L’anno prossimo l’Iva crescerà ancora, dal 23 al 23, 25%, cosa dobbiamo fare?» ci dice Antônio, uno dei tanti ristoratori vessati dall’imposizione fiscale degli ultimi anni.

Melissa Lopes, giovane laureata in giornalismo e attualmente stagista a Público, uno dei più importanti quotidiani portoghesi crede che il voto di domenica sarà molto importante: «Le elezioni di quest’anno sono le più importanti da sempre. Si eleggeranno gli europarlamentari che sceglieranno il presidente della commissione che gestirà la prossima fase».

Il motivo per cui la gente sembra non aver capito l’importanza delle scelte europee, secondo questa giovane elettrice, è l’atteggiamento delle maggiori forze politiche: «I candidati dei principali partiti come l’Aliança Portugal e il PS stanno facendo una campagna elettorale nella quale pongono poca attenzione al ruolo dell’Europea, sembra quasi che si debba votare per il nuovo governo portoghese!».

di Daniele Coltrinari

Questo articolo è stato pubblicato su Pagina99 il 22 maggio 2014 

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