8 marzo: attenti alla donna

Come tutti gli anni, nel periodo della festa della donna, mi s’intasa la casella email con inviti di vario genere per festeggiare al meglio l’8 marzo; copio e incollo uno dei più suggestivi: “Elisa, è la festa della donna, e quella donna sei tu. Scopri e riscopri te stessa, colora di rosa il tuo 8 marzo: cena con le amiche, discoteca e striptease maschile con spogliarellisti in sala per rendere più piccante la festa”.

A parte l’evidente ridondanza e poca creatività nella redazione di questo invito, mi chiedo perché mai la scoperta e/o riscoperta di me stessa dovrebbe implicare il colorare di rosa il mio 8 marzo, ipnotizzata dal dondolio dei lombi di un mastro lindo pompato, magari a ritmo di “Girls just wanna have fun”. E parlo per esperienza: vittima dell’imboscata di un’amica (che ovviamente non è più tale), l’anno scorso – poco prima di trasferirmi a Lisbona – mi sono ritrovata in un locale viareggino (che spero non esista più), accolta con mazzi di mimosa e gadget di forma fallica. Lo scenario era raccapricciante: un esercito di assetate assatanate, attempate e non, dalla minorenne alla nonna (ma guarda te da cosa può scaturire il dialogo intergenerazionale!), strepitanti, poco vestite e brille che si arrendono ai richiami della carne abbandonando il proprio contegno (ovvero, dignità) per entrare in modalità “femminismo da osteria”.

Ecco che questo sciame di femmine si scatena in danze sfrenate, alla cieca ricerca di un lembo di muscolo, gentilmente offerto da maschioni generalmente unti, sudati, brillantinosi e con acconciature imbarazzanti che sbattono in faccia il pacco alle compiaciute astanti.

Sull’origine dell’8 marzo girano varie storie, alcune vere altre no. Si dice che questa ricorrenza sia stata istituita in seguito a una manifestazione in una fabbrica tessile di New York, nel 1857, nella quale morirono circa 130 donne; un’altra versione la fa risalire alla Russia zarista, in cui le donne manifestarono per ottenere più diritti e migliori condizioni di lavoro e per impedire che la Russia entrasse nella Prima Guerra Mondiale; la versione più accreditata, infine, pare essere quella secondo cui la Giornata Internazionale della Donna sia stata istituita nel 1909 dal Partito Socialista Americano in favore del diritto di voto alle donne. Credo che l’origine sia in realtà poco importante.

Credo anche che, nonostante l’emancipazione e i risultati raggiunti, sia necessario commemorare gli anni di lotta – di uomini e donne lungimiranti – che sono serviti a questo proposito, così come è ancora necessario ricordare cosa abbiamo dovuto passare per avere la Democrazia…

 

La Costituzione portoghese sancisce il principio della “parità di retribuzione per parità di incarico” ma le donne portoghesi (e non solo) guadagnano in media il 19 per cento in meno dello stipendio base degli uomini. Sono le donne che rappresentano la maggioranza dei lavoratori che vengono pagati con il salario minimo nazionale, il 14,4 per cento, mentre per gli uomini la percentuale è del 7,5 per cento
(fonte: Diário de Notícias).

Per carità, ognuna è libera di celebrare la propria femminilità come meglio crede, mi pare soltanto un po’ ridicolo darsi alla libidine un giorno all’anno e trasformare l’8 marzo nella festa dell’uomo. Insomma donna, sarai anche pagata di meno, ma nell’occidente del XXI secolo se vuoi essere un po’ porno, puoi esserlo tutti i giorni e, amara ironia della sorte, magari iniziano anche a pagarti di più.

 

 

di Elisa Tarzia

 

Elisa Tarzia, inizia la settimana nascendo di Lunedì, alla fine dei mitici anni ’80, precisamente nel 1987, anno in cui si sono costituiti i Nirvana e i Massive Attack. Il tutto (la nascita) avvenne a Viareggio, il che la rende concittadina di Mario Monicelli, Lorenzo Viani e Stefania Sandrelli. Dopo diploma, laurea, corsi vari, erasmus a Lisbona, tirocini infiniti e non pagati, collaborazioni, varie ed eventuali, il destino la porta a guardare fuori dal finestrino di un treno: è così lascia a Viareggio gatti e sorella, e si trasferisce a Lisbona, dove lavora per il Festival internazionale Sete Sóis Sete Luas.

 

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Elisa Tarzia a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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