Il mio amore per Lisbona e per il Benfica (seconda parte)

 

Lisbona, dicembre 2010

Approfitto di alcuni giorni liberi, prima di un imminente trasferimento in Irlanda (rivelatosi estemporaneo), per concedermi una breve vacanza nell’adorata Lisboa e ritrovare i ragazzi conosciuti nella scorsa primavera ed ovviamente, per andare allo stadio. Nel suo stadio, il Benfica affronta e sconfigge lo Sporting Braga nei quarti di finale della Taça de Portugal.

La coppa nazionale è un trofeo dal sapore antico, uno dei più ambiti da parte dei tifosi, e buona parte del sup fascino è dato dal fatto che la finale si disputa nell’Estádio Nacional do Jamor e le ore prima della partita per i tifosi costituiscono una fenomenale occasione di convivio, tra bevute e churrascos, che le valgono il soprannome di “festa da taça”.  Solito Porto che, vincendo per 3 a 1 a Lisbona, ribalta il 2 a 0 subito in casa all’andata ed elimina gli encarnados dalla competizione; peggio ancora andrà in Coppa Uefa, dove il Benfica che era assente da una semifinale europea da 17 anni (Coppa delle Coppe ’94, contro il Parma di Nevio Scala) viene sconfitto proprio dalla matricola Sporting Braga:

nel classico Davide contro Golia, il gigante encarnado perde in un campo dove per decenni ha giocato in casa, essendo stata Braga a lungo una roccaforte di tifosi Benfiquisti, prima dell’ascesa della squadra locale.

Se la temporada 2009-10 era stata gloriosa, quella successiva è una delusione su tutti i fronti:

il presidente Vieira tradisce le aspettative ed inizia a gestire la società come una fonte di guadagno personale, smantellando in pochi mesi la squadra dello scudetto e mostrando più interesse verso le plusvalenze date dalla cessione dei giocatori più forti che ai risultati in campo; il tecnico Jesus perde lo smalto, la genuinità dell’anno precedente, ma soprattutto perde il controllo dello spogliatoio. Inevitabilmente quelle sofferenze sportive che sembravano un ricordo tornano ad essere una triste realtà.

Ma torniamo indietro a quella sera di Dicembre: finita la partita saluto i ragazzi, nella speranza di rivederli presto, e li ringrazio per l’ottimo fine settimana passato in compagnia.

Rientrato a casa dell’amico che mi ospita, un concittadino in Erasmus, mi accorgo di essere senza chiave. Tento di telefonargli ma non mi risponde, cosi mi trovo in piena notte in una stradina della Baixa senza un posto dove andare a dormire. L’unica cosa che mi resta da fare è provare a chiamare un ragazzo incontrato in quei giorni sempre nel contesto dello stadio, uno dei pochi che abitano in una zona centrale della città, con l’incertezza e l’imbarazzo di chi si trova costretto a rompere le palle ad una persona conosciuta da pochissimo tempo in un orario del tutto inopportuno.Chiamo, risponde, non passano 5 minuti ed arriva un motorino: il tempo di salire e di fare il breve tragitto tra la zona di Campo das Cebolas e quella di Conde Redondo e siamo a destinazione. Una volta entrati in casa, il mio stupore si trasforma in incredulità:

si apre la porta di una cameretta, piena di poster di giocatori recenti e di vecchie glorie del Benfica e della seleçcao – ci sono Cardozo e Javi Garcia, ma anche Rui Costa e Preud’Homme – con le immancabili sciarpe Glorioso SLB, Obrigado Pai para ter nascido Benfiquista, Amo-te Benfica e i gagliardetti sulle pareti che ricordano lo scudetto vinto pochi mesi prima, e un letto a castello con un bambino che dorme nella parte di sotto. Tu dormi di sopra, il ragazzino è mio figlio, domani mattina svegliati all’ora che vuoi e prendi tutto quello che voi dal frigo, “mete-te a vontade e nao tenhas vergonha”. Avevo appena conosciuto una persona destinata a diventare uno dei miei più cari amici.

Lisbona, Gennaio 2012 

Per caso, la vita mi riporta a Lisbona, proprio quando credevo che non ci sarei più tornato, se non in vacanza. Invece non è cosi, trascorro un anno nella capitale portoghese, lavorando in uno dei tanti call center spuntati negli ultimi tempi, di quelli che reclutano italiani a mani basse per offrire servizio di assistenza ed help desk dal Portogallo verso l’Italia.

Ovviamente lo stadio è una tappa fissa durante questo periodo, anche se la partita è sempre di più un contorno, un pretesto per ritrovare gli amici, bere assieme già da parecchie ore antes do jogo e se capita proseguire la serata dopo il termine.

Al lunedì sera invece spesso e volentieri vado cena a casa del mio grande amico Paulinho e della sua famiglia, dove tra piatti tipici della cucina portoghese e oneste bottiglie di vino, commentiamo il fine settimana calcistico trascorso, magari davanti a qualcuna di quelle trasmissioni di polemiche da post-partita, di quelle che in Italia sono state relegate ai bassifondi delle reti regionali, mentre in terra lusitana continuano a riscuotere un certo successo grazie alle performance e alle baruffe tra il tassista Maximo del Benfica, vestito di rosso e col tradizionale bigode, ad un noto medico tifoso dello Sporting e  un anziano sanguigno che rappresenta il Porto.

A livello sportivo, per un tifoso Benfiquista, la frase che descrive anche questa stagione è mais do mesmo: iniziata sotto i migliori auspici, con gli encarnados in vetta fino alle prime partite del girone di ritorno tra l’euforia generale, finisce purtroppo nell’anonimato. Il mese decisivo del campionato è Febbraio, quando nel giro di due partite il Benfica spreca un vantaggio di 5 punti per poi venire sconfitto e superato dal solito Porto, che ad inizio Marzo con un rocambolesco 3 a 2 sbanca Lisbona ancora una volta. A fine marzo esce di scena anche la Champions league, dopo la qualificazione ai quarti ai danni dello Zenit di Spalletti, è il Chelsea di Di Matteo ad estromettere il Glorioso non senza polemiche dopo un arbitraggio discutibile. A livello calcistico non c’è nient’altro da dire, se non segnalare la sacrosanta contestazione di fine campionato ai danni del presidente Vieira, che anticipa di qualche mese il sostegno della parte più genuina e consapevole della tifoseria al candidato outsider Rui Rangel, nelle future elezioni per la presidenza della squadra in Ottobre (ovviamente rivincerà con ampio scarto Vieira).

 

Nel frattempo, sullo sfondo di quest’anonima stagione del Benfica, della frequentazione dello stadio e di tante altre splendide abitudini lisboete, trascorrono alcuni dei più bei mesi della mia vita, nel corso dei quali conosco e mi innamoro della ragazza con cui sto tutt’ora insieme in Italia.

 

Non riesco a raccontare tutto nei dettagli, perché i ricordi sono tantissimi e si confondono con le emozioni… so che agli eventuali lettori sembrerà una sciocchezza ma, probabilmente, senza l’incontro casuale con quei ragazzi in quel giorno di Aprile fuori dallo stadio, la mia vita avrebbe preso una piega diversa. Si chiamano Rui, Nuno, Ivo, David…per questo e tante altre ragioni li porto nel cuore.

 
 
di Giacomo Madia 

 

mi chiamo Giacomo, 26 anni, due dei quali trascorsi a Lisbona. adesso vivo e lavoro nella cittadina in cui sono nato e cresciuto, nel Nordest d’Italia. Sono laureato in scienze politiche, ma lavoro nell’ambito dell’export. il calcio è una delle mie più grandi passioni, non tanto quello che succede dentro al campo quanto quello che rappresenta nel folclore e nella cultura popolare. Lisbona è un’altra mia grande passione e chi lo sa, magari un giorno ci torno e ci resto!

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Giacomo Madia a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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