L’America Latina è anche a Lisbona

La Mostra del Cinema de América Latina de Lisboa, si è svolta dal 12 al 15 dicembre 2013. “Molti dei registi (dei film in programma, ndt) sono alla prima opera. Questo è un riflesso di ciò che accade in questi paesi, nel cinema. Ci sono nuove generazioni, alcuni registi avevano fatto corti e avevano lavorato a delle pubblicità, per la televisione, ma come lungometraggi sono all’esordio”.

Abbiamo incontrato la Dra. Maria Xavier, Coordinatrice della programmazione scientifica e culturale della Casa da América Latina di Lisbona e ci siamo fatti raccontare la 4° edizione della Mostra de Cinema da América Latina, svoltasi nella capitale portoghese dal 12 al 15 dicembre scorso.

 

Come si è svolta questa edizione 2013?

 

Siamo al quarto anno, e per questa edizione abbiamo lavorato insieme al cinema Sao Jorge e al Cinema City di Alvalade. Come Coordinatrice della programmazione, penso che il cinema è un canale, un veicolo privilegiato di trasmissione o di contatto con altre culture e altre realtà. Siamo in Portogallo, e qui, quando si parla di America – al di là degli stati Uniti e dell’America del Nord, perché l’America Latina sorge sempre in contrapposizione con l’America del Nord – normalmente il nostro partner storico, culturale, di lingua, è sempre stato il Brasile.

Maria Xavier – Foto di Luca Onesti

 

Quindi il vostro impegno è da sempre quello di andare “oltre” il Brasile…

 

Sì, con una “forte” azione culturale che comprende arte, letteratura, cinema e teatro, la CAL tenta di allargare la conoscenza oltre il Brasile. Il Brasile ha già molta espressione in Portogallo indipendentemente da noi, ma noi vogliamo trasmettere conoscenze sui molti paesi che esistono e non trovano altri canali di divulgazione. Il Sud America è una regione enorme, non è uniforme, ci sono molte differenze nella stessa lingua e nella cultura di ogni popolo. Attraverso il cinema possiamo conoscere queste differenze.

 

Quali sono stati i criteri con cui sono stati scelti i film?
 

Uno dei criteri di programmazione della Mostra è sempre quello di selezionare i paesi presenti. Cerchiamo di includere quelle nazioni che non hanno partecipato all’edizioni precedenti, poi ci sono quelle che hanno sempre una presenza garantita perché non possiamo non includere l’Argentina, il Messico, il Cile e il Brasile. Sono stati sempre presenti. È importante sottolineare che questo non è un festival, in futuro potrà diventarlo, per adesso la nostra preoccupazione è stata di quella portare in Portogallo film che non passano per i circuiti commerciali. La mostra è composta da film attuali, contemporanei, tutti girati fra il 2010 e il 2013. Film molto recenti. Un’altra caratteristica: molti dei registi sono alla prima opera. Questo è un riflesso di ciò che accade in questi paesi, nel cinema. Ci sono nuove generazioni, alcuni registi avevano fatto corti e avevano lavorato a delle pubblicità, televisione, ma come lungometraggi sono all’esordio.

 

Quando è nata l’idea della Mostra? Si è sviluppata come avevate previsto oppure, nel corso degli anni, è cambiata?

 

Quando sono arrivata, circa sei anni fa, la Casa da América Latina aveva già organizzato un ciclo di film. Era importante mostrare il “nostro” cinema, questo concetto è sempre stato importante. La decisione di andare al Cinema Sao Jorge, nel 2008, è stata fondamentale per l’America Latina, per affermasi in uno spazio culturale importante a Lisbona. Per la Casa da América Latina è uno sforzo a cui noi lavoriamo durante l’anno, la mostra esige una grande gestione di distributori, di diritti, di volontari, di sottotitolazione per esempio, che son cose che costano. Chissà che non andremo in altre città del paese un giorno, questa è una idea, perché l’America Latina non è solo a Lisbona…

 

Qualche film “particolare” proiettato in quest’edizione?

 

Sì, abbiamo Panama presente come nazione, è la prima volta che presentiamo un film di questa nazionalità. Poi per la prima volta abbiamo una proiezione in audio descrizione. È per ciechi, un film brasiliano (Era uma vez eu, Verônica, di Marcelo Gomes), che sarà presentato in due formati, in versione standard al Sao Jorge e nel Cinema City di Alvalade in audio descrizione. Questo perché pensiamo che sia importante l’accesso alla cultura per le persone che, per mancanze di risorse, a volte finanziarie o perché non hanno accesso all’offerta, a volte anche per una questione di deficienza fisica, non possono usufruirne. Questa sarà una esperienza interessante. E in seguito al film avremo un dibattito con associazioni che lavorano direttamente su questi temi.

Inoltre è stato presente Sebastian del Amo, il regista del film di apertura (El fantástico mundo de Juan Orol), c’è stato poi il film paraguaiano (7 Cajas, di Juan Carlos Maneglia e Tana Schémbori). Il Paraguay è un paese piccolo, lontano, poco conosciuto e questo film è stato un successo di biglietteria, un blockbuster, lo hanno visto in tantissimi ed ha ricevuto molti premi. C’è stato quindi il film argentino che ha chiuso la mostra, Infancia Clandestina di Benjamín Ávila, in cui ancora una volta compare il tema della dittatura e del modo in questa ha avuto un impatto nella vita delle persone che l’hanno vissuta e delle loro famiglie.

 

Come è nata la Casa da América Latina di Lisbona?

 

È nata per iniziativa della Câmara Municipal de Lisboa Camara (il comune di Lisbona), noi qui facciamo un servizio pubblico. Non abbiamo condizioni ideali in questo momento per una grande esposizione, una grande mostra con requisiti di sicurezza, tecnici. Quindi non siamo una galleria… In fondo siamo uno spazio culturale versatile, ci sono molti artisti che vengono, o che abitano qui in Portogallo, che vogliono esporre o che staranno qui e si propongono per una mostra. Noi abbiamo questa missione di dare spazio ad artisti latinoamericani, soprattutto ad artisti emergenti.

Ci sono altre Case dell’America Latina in Europa, anche in Italia, a Genova. Anche a Roma c’è l’Istituto Italo-Latino Americano. Perché in Italia c’è un rapporto molto importante con l’Argentina, Brasile e con altri paesi. E perciò, anche più che qui in Portogallo, i legami culturali sono molto forti. Tutti in Brasile per esempio, io ci ho vissuto molti anni, tutti hanno una nonna un nonno italiani e molti aspetti della cultura italiana sono parte integrante di quella brasiliana; siamo un “triangolo”, l’Italia è molto importante per l’America Latina.

di Daniele Coltrinari
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