Sono porci questi europei

“Subito lei, uscita fuori, aperse le porte splendenti
e li invitava; e tutti stoltamente le tennero dietro.
Ma Euriloco restò fuori, ché temeva un inganno.
Li condusse a sedere sopra troni e divani
e per loro del cacio, della farina d’orzo e del miele
nel vino di Pramno mischiò: ma univa nel vaso
i farmachi tristi, perché del tutto scordassero la terra paterna.
E appena ne diede loro e ne bevvero, ecco che subito,
con la bacchetta battendoli, nei porcili li chiuse.
Essi di porci avevano testa, e setole e voce
e corpo: solo la mente era sempre quella di prima.
Così quelli piangenti furono chiusi; e a loro Circe
ghiande di leccio e di quercia gettava e corniole
a mangiare, come mangiano i porci che a terra si voltolano”

 

Odissea – Libro X
Ci ha visto lungo Omero. Prima della nascita di Cristo già sapeva che nell’Europa dei nostri tempi ci saremmo comportati come porci. Come nelle migliori (contraddittorie) tradizioni occidentali, l’Europa nasce come contenitore di sentimenti e obiettivi umanistici di pace, sviluppo sostenibile, solidarietà e uguaglianza, controbilanciati dall’unico imperativo economico di “obbligo di risultato”, che rende inesigibili tutti i diritti legati ai sopracitati – utopici – obiettivi. Le politiche nazionali di Austerity, come uno schiacciasassi, non si fermano nemmeno di fronte all’evidente fallimento del sistema neoliberista, e continuano a tagliare fondi in tutti quei settori con i quali “non si mangia”, vedi la cultura. Certo, in un Paese in cui un (ex) Ministro della Repubblica irride placidamente la cultura con una tragicomica affermazione sul valore nutrizionale della stessa (“Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia” – by il solo, unico e inimitabile Giulio Tremonti), non ci si può aspettare nulla di buono.

Della serie, “The survival of the richest”.

A più riprese si è discusso su “Sosteniamo Pereira” di crisi, molte volte in termini economici, e non solo. A mio parere, infatti, ridurre la questione a meri indicatori può risultare controproducente dal momento che questi stessi indicatori hanno dimostrato la loro incompletezza descrittiva, essendo figli di definizioni completamente sbagliate. Ben consapevole che per riemergere dalla crisi è necessario dare nuovo slancio all’economia, mi pare tuttavia riduttivo, ad esempio, legare il benessere di una nazione ai suoi livelli di consumo.
Partendo da questi indicatori corrotti, come già è accaduto nella storia, è in questa congiuntura critica che abbiamo diviso l’Europa in due blocchi. Basandoci sulle performance economiche dei vari paesi, ci siamo inventati la categoria dei PIIGS, un acronimo che curiosamente ci ricorda i maiali, per identificare Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna come prototipo di fallimento economico all’interno dell’Eurozona. Prende spunto da questa contrapposizione tra nord e sud Europa il “Projeto Ulisses”, un documentario – passato un po’ in sordina – ideato dall’Eurodeputato portoghese Rui Tavares, realizzato da Sílvia Pereira e prodotto da Farol de Ideias.
Esplorando i significati di “alternativa”, il documentario “Ulisses” raccoglie le testimonianze di lavoratori, disoccupati, politici e cittadini dei Paesi del Sud Europa, per dimostrare che questa area ha tutte le carte in regola per contribuire al recupero economico di una nuova Europa attraverso l’innovazione, la cultura e la valorizzazione delle persone. Dopo aver salvato i suoi compagni dalla maga Circe, Ulisse – metafora di una nuova strategia, innovativa e creativa, per uscire dalla crisi – intraprende un viaggio nei Paesi dell’Europa del Sud. Come va a finire, non ve lo dico; potete vedere il documentario integralmente al seguente link:
Buona visione!

di Elisa Tarzia

Elisa Tarzia, inizia la settimana nascendo di Lunedì, alla fine dei mitici anni ’80, precisamente nel 1987, anno in cui si sono costituiti i Nirvana e i Massive Attack. Il tutto (la nascita) avvenne a Viareggio, il che la rende concittadina di Mario Monicelli, Lorenzo Viani e Stefania Sandrelli. 
Dopo diploma, laurea, corsi vari, erasmus a Lisbona, tirocini infiniti e non pagati, collaborazioni, varie ed eventuali, il destino la porta a guardare fuori dal finestrino di un treno: è così lascia a Viareggio gatti e sorella, e si trasferisce a Lisbona, dove lavora per il Festival internazionale Sete Sóis Sete Luas.

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Elisa Tarzia a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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