Eusébio è il Portogallo

Piove, mentre Eusebio viene sepolto presso il Cemitério do Lumiar. C’è tanta gente, non so quanta. Devo scattare delle foto. Ma stavolta non lo faccio. Lo so, non è professionale, ma no, stavolta no. Oggi no, oggi piove, oggi viene sepolto e diventa “immortale” un calciatore, un uomo.

“Eusébio è il Portogallo” è un articolo pubblicato su Social Football (http://www.socialfootballtv.com/) e riportato successivamente su Scritti di Calcio (http://scrittidicalcio.wordpress.com/) “Sosteniamo Pereira” non poteva non parlare di Eusébio. Lo facciamo riportando questo articolo. Buona lettura.

Tre giorni di lutto nazionale. Ieri il funerale. Prima del cimitero, Eusébio, ha realizzato il suo ultimo desiderio: entrare un’ultima volta nello stadio del Benfica. Morto tra la notte di sabato e la mattina di domenica scorsa, il Benfica ha dato la possibilità di salutare il campione portoghese domenica pomeriggio stesso e lunedì presso l’Estádio da Luz.

Piove, mentre Eusebio viene sepolto presso il Cemitério do Lumiar. C’è tanta gente, non so quanta.

Devo scattare delle foto. Ma stavolta non lo faccio. Lo so, non è professionale, ma no, stavolta no. Oggi no, oggi piove, oggi viene sepolto e diventa “immortale” un calciatore, un uomo.

 

José Mourinho ha detto che Eusébio è come l’artista Amália Rodrigues, è il Portogallo. A vedere la reazione della gente presente è così. Forse anche più. C’è pure Rui Costa, l’ex giocatore della Fiorentina e del Milan, ora dirigente del Benfica. Piange, ride. Provo ad avvicinarlo. Ma per chiedergli cosa? Non ci riesco comunque, meglio così, sarà per un’altra volta. Oggi piove.

La gente non smette di cantare e osannare il proprio campione, nonostante la pioggia incessante. Domenica qualche foto invece l’ho scattata. Alla sua statua (si trova nei pressi dello stadio del Benfica) omaggiata da tanto affetto e tante sciarpe, alla gente presente all’Estádio da Luz. Oggi però è stato diverso. Oggi piove. Eusébio da Silva Ferreira è venuto a mancare.

Un arresto cardio-respiratorio. Era malato da tempo, nel giugno del 2012 era stato ricoverato per diverse settimane in seguito a problemi cerebrovascolari accusati mentre era in Polonia, dove si trovava per seguire la Seleçao, la nazionale Portoghese.

 

E in questi due giorni ho sentito e letto “considerazioni politiche”.

Sembra che Salazar, dittatore del Portogallo dal 1932 al 1968, abbia ostacolato un’esperienza all’estero del calciatore nato a Mafalala, quartiere di Lourenço Marques (oggi Maputo, capitale dell’allora colonia portoghese del Mozambico) per non indebolire il Benfica, in modo che la squadra di Lisbona fosse sempre tra le migliori d’Europa. Nel ’66 un quotidiano italiano pubblica un articolo in cui si annuncia l’uscita di un libro dedicato al calciatore portoghese.

“Il mio nome è Eusébio”. Sembra abbia detto: “Vorrei un buon contratto all’estero in Spagna o in Italia, per giocare nel Milan, nel Napoli, nell’Atletico Madrid, tutte squadre che mi hanno già fatto delle proposte concrete”.

E pensare che la “Pantera Negra”, soprannominata così per le sue movenze feline, entrò giovanissimo nelle file dello Sporting Lourenço Marques, allenato in quell’epoca dall’ex portiere della Nazionale italiana Ugo Amoretti, che lo propose a diversi club italiani. Ma a causa del blocco dei giocatori stranieri imposto dalla Federazione italiana, nessuna operazione andò in porto.

Nato nella miseria, arriva al Benfica nel 1960 (giocherà con le “aquile” di Lisbona fino al 1975) dopo essere stato “soffiato” ai cugini dello Sporting Lisbona e inizia la sua leggenda: Vince 11 scudetti e 5 coppe nazionali, Pallone d’oro nel 1965, due volte la Scarpa d’oro nel 1968 e nel 1973. Ma già nel 1962 è una stella mondiale, il Benfica vince la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva, battendo in finale per 5 a 3 il Real Madrid di Puskas e Di Stefano (suo grande amico) segnando una memorabile doppietta. Arriva terzo con la sua nazionale ai Mondiali inglesi del 1966, dove Eusebio e i suoi compagni persero in semifinale dai futuri Campioni del mondo dell’Inghilterra ma ebbero la meglio sull’Unione Sovietica nella finale per il terzo posto. Il miglior traguardo fino ad oggi raggiunto dalla Seleçao. Nella stessa manifestazione fu anche il capocannoniere, con 9 reti.

Con il Benfica realizzò 291 reti in 313 partite di campionato (con una media di quasi un goal a partita) e 57 in incontri nelle Coppe internazionali. Con la Nazionale, invece, andò in gol 41 volte in 67 incontri disputati. Per sette volte è stato il capocannoniere del campionato portoghese e per tre volte il miglior marcatore in Coppa campioni.

Su Eusébio, sui suoi gol realizzati e sulle sue partite incredibili disputate con la Nazionale e con il Benfica, c’è ancora molto da dire. Qualcosa avrò dimenticato.

Ma è impossibile scordare e non sapere una cosa: Eusébio è il Portogallo

 

di Daniele Coltrinari

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