Italiani a Lisbona. Fabio Salvo di "Vivere Lisbona" intervista se stesso per "Sosteniamo Pereira"


Mai e poi mai avrei immaginato di essere invitato come Guest Star per qualcosa, figuriamoci poi se potevo pensare di essere invitato, come ospite, su un altro blog a scrivere un articolo per quello che scrivo sul mio blog su Zingarate (…è un po’ contorto ma ci siamo capiti). Certo una Guest Star un po’ di cartone, non sono mica quella gran penna di Aldo Grasso.

Vivere Lisbona e Sosteniamo Pereira, due racconti continui su questa città magica, amata alla follia da molti Italiani e allo stesso tempo difficile da far fiorire. Con questo senso di incompiutezza e malinconia che si trasformano, con lo spuntare del sole, in vivacità e fiducia.

 

E come una Star che si rispetta esigo un’intervista, l’inviato di Sosteniamo Pereira Salvo Fabio intervista per noi Fabio Salvo.

 

 

La prima domanda è una curiosità da soddisfare. Il Portogallo e Lisbona in particolare attraggono molto gli Italiani, secondo lei per quale motivo un Italiano decide di lasciare la propria terra per trasferirsi nella capitale lusitana?

 

Ovviamente non esiste una risposta univoca a questa domanda, ogni individuo ha alle spalle una storia personale, di conseguenza ognuno ha una storia diversa da raccontare e una risposta diversa a questa domanda. Indubbiamente Lisbona è una città che affascina molto gli Italiani al punto che molti decidono di venire a vivere qui. Un secondo elemento cardine è la similitudine culturale. Portoghesi e Italiani non sono così diversi, un Italiano a Lisbona si sente a casa nel giro di pochissimi giorni, le persone sono molto accoglienti, il portoghese (che spesso può sembrare ostico) non è così difficile da gestire, le abitudini sociali sono praticamente identiche alle nostre, quindi si viene subito avvolti da un senso piacevole di familiarità.

 

 

Allora se c’è tutta questa similitudine, perché lasciare l’Italia?

 

Perché, anche se può sembrare un po’ paradossale, vista la situazione del Portogallo, a volte sembra davvero di essere in Italia ma c’è l’impressione forte (ovvio che è una mia opinione) che qui le cose funzionino meglio che da noi. Chiaro che questa è un’affermazione molto discutibile però intendendola nel verso giusto ha un senso. In Italia, almeno parlo della mia esperienza, la libertà delle azioni personali sembra sempre contaminata da qualche fattore esterno, la burocrazia, il costume, la società o l’impegno economico per esempio.

In Portogallo invece sembra tutto più lineare, più semplice e, di conseguenza, l’individuo si sente più libero di osare, di mettersi in gioco e di gestire in modo più indipendente le proprie scelte. L’impressione che ho, parlo ad esempio della possibilità di fare impresa, è che in Italia una ragazzo di 30 anni che decide di aprire un locale si trovi ad affrontare una montagna, spesso insormontabile, di difficoltà. Burocratiche in primis, economiche poi (o forse il contrario) ma, la cosa che più incide secondo me, è la “negatività” della società. Lisbona su queste cose sembra sempre essere più “amichevole”, la burocrazia è complicata ma più snella che in Italia, la questione economica è sicuramente importante ma ancora i costi sono affrontabili, inoltre c’è un’incentivazione generale che aiuta ad andare avanti.

 

 

Quindi il Portogallo è meglio che l’Italia!

 

No, questo discorso che si continua a fare del meglio o del peggio non porta da nessuna parte. Italia e Portogallo sono due paesi incomparabili! E’ come voler fare un confronto tra una Ford Fiesta e un’Audi A6 (chiaramente la Fiesta è il Portogallo). Il Portogallo riesce bene a fare il lavoro di un’utilitaria, con tutti i “difetti” che un’automobile del genere può avere. Ma la vera domanda che un Italiano dovrebbe porsi non è se l’Italia è meglio del Portogallo ma, dovremmo chiederci: l’Italia sta facendo bene il lavoro di un’auto di lusso?

L’Italia deve confrontarsi con la Germania, con la Francia, non con paesi più piccoli come il Portogallo, è ovvio che l’Italia è un paese migliore ma il confronto di base è sbagliato. Come non ha senso continuare a pensare che l’Italia farà la fine della Grecia o del Portogallo commissariati dalla Troika e con il rischio di uscire dall’Europa.

 

A differenza di questi paesi più piccoli, l’Italia E’ la troika! l’Italia E’ l’Europa! Il20% dei soldi che fanno girare la comunità europea sono Italiani, il Portogallo nella comunità europea non mette un euro, prende e basta, come possiamo essere paragonabili?

 

Come è visto il Portogallo dall’Italia lo sappiamo, ogni settimana in tv c’è una trasmissione diversa che manda in onda filmati catastrofici con i Portoghesi ridotti alla fame. Ma com’è visto il Portogallo dal Portogallo da un Italiano?

 

Mi è capitato più volte di vedere questi servizi via internet e la prima reazione è stata di sorpresa, sorpresa di non riconoscere nei racconti dei giornalisti i posti dove io vivo ogni giorno. Vedere le immagini di Lisbona, con una musica di sottofondo da post disastro nucleare, il tono dimesso degli intervistatori…insomma, dal mio punto di vista, c’è qualcosa che non funziona nell’informazione televisiva Italiana. Certo la situazione non è rosea, anzi, ma guardando uno di questi servizi sembra che tutto il paese sia già collassato e al supermercato si trovi solo farina, zucchero e uova. Non è così, ripeto, è una situazione particolarmente complicata, ma la nazione ancora si muove, ci sono nuove realtà che nascono, i giovani cercano di darsi da fare.

Una cosa che sta succedendo e che non mi convince molto è questa specie di occupazione, anche quella Italiana pensandoci bene. I Portoghesi hanno pochi soldi da investire, rispetto al resto d’Europa è un posto dove si vive bene e che costa poco quindi molti investitori Europei vengono qui a fare impresa. E non parlo solo di multinazionali, parlo di giovani della mia età che in Italia hanno un gruzzolo (anche piccolo) da parte ma che in Italia è irrisorio e qui si trasforma in un capitale per crearsi un futuro.

 

E gli Italiani a Lisbona…che fanno?

 

Si divertono! E questo è secondo me il motivo fondamentale perché molti scelgono Lisbona. E’ una capitale con le caratteristiche di una capitale però allo stesso tempo ha i ritmi di un posto piccolo. E’ possibile andare al bar sotto casa a fare due chiacchiere con il vecchietto bevendo un bicchiere di vino e poi uscire e andare a vedere un concerto dei Depeche Mode.

E poi gli Italiani a Lisbona sono super operativi, siamo più veloci dei Portoghesi (in realtà siamo più veloci di tanti altri ma spesso non è un bene) e quindi vediamo e creiamo possibilità dove gli altri non ne vedono. Gli Italiani a Lisbona sono tanti e fanno di tutto, moltissimi vengono qui per legami con l’università, prima come Erasmus e poi per progetti di ricerca.

Tanti lavorano nei call center, a Lisbona ne esistono decine, la paga è più alta rispetto alla media nazionale e di conseguenza diventa un buon lavoro o comunque un lavoro solido che permette di vivere tranquilli e potersi dedicare ad altro (il paradosso del call center, il lavoro più precario del mondo in un posto precario diventa un lavoro solido).

Molti si mettono in proprio soprattutto con attività legate al turismo (da dove arrivano grosse quantità di denaro), penso a ristoranti, bar ma anche appartamenti o altre realtà ricettive. Poi ci sono professionisti come architetti, grafici, fotografi che trovano impiego presso studi (anche molto importanti) oppure si lanciano nel mondo della libera professione.

 

E i Portoghesi?

 

I Portoghesi sono un gran popolo, fiero e leale, diffidenti ma affettuosi (a modo loro) come pochi. Credo che il Portogallo sia uno dei pochi posti al mondo dove gli Italiani vengono visti bene, senza la solita presa per il culo di popolo inaffidabile, mafioso e truffaldino. Certo, nemmeno loro riescono a spiegarsi che cosa stiamo combinando in questo ventennio che sembra ormai alla fine.

 

 

Un’ultima domanda, tre cose che ha l’Italia e che non ha il Portogallo e tre cose che invece ha il Portogallo e mancano al nostro bel paese.

 

L’Italia ha in più la capacità organizzativa, il senso dell’estetica e il saper fare bene , la cultura. Il Portogallo, forse perché è uno stato più giovane (sono usciti dalla dittatura molto dopo di noi), non ha la zavorra storica che abbiamo noi, hanno un senso civico decisamente più alto del nostro, sono decisamente meno bigotti che i nostri connazionali (penso ad argomenti sociali come il matrimonio gay, la tolleranza delle droghe leggere e cose di questo tipo).

Ad esempio in Portogallo il matrimonio gay è consentito, allora molti Italiani vengono qui a sposarsi. Mi chiedo: ma visto che comunque, chi vuole farlo, una soluzione la trova, perché non affrontare seriamente l’argomento e gestirlo anche in Italia invece di far finta di niente?

 
Grazie per la disponibilità
Grazie a voi

 

Testo e foto di Fabio Salvo

 

Fabio Salvo, dopo diverse tappe in giro per l’Europa, da tre anni vive stabilmente a Lisbona dove lavora come fotografo freelance (www.fabiosalvo.net) e insieme a Giulia B. scrive sul blog di Zingarate Vivere Lisbona

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Fabio Salvo a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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2 pensieri su “Italiani a Lisbona. Fabio Salvo di "Vivere Lisbona" intervista se stesso per "Sosteniamo Pereira"

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