CGPT ancora in piazza contro l’austerity

Dopo il corteo di “Que se lixe a Troika!”, lo scorso primo novembre di fronte al Parlamento Portoghese, migliaia di lavoratori, di pensionati, di giovani, di precari e di dipendenti pubblici hanno fatto sentire la loro voce per dire no al bilancio 2014, presentato le scorse settimane.

Poco prima delle dieci di mattina inizia la manifestazione: a convocarla, ovviamente, è sempre la CGPT, che prosegue così la lotta contro le manovre finanziarie imposte dalla Troika, avallate dal governo di centro-destra.

Imprescindibili, per il principale sindacato del paese, sono le dimissioni dell’attuale governo il quale, nonostante il disastro elettorale delle scorse amministrative, continua a proseguire una politica economica di estrema austerità. Arménio Carlos, il segretario della CGPT, ribadisce così la necessità di dire basta a politiche neoliberiste, le quali stanno portando il paese in un peggioramento esponenziale dell’economia: a pagare il prezzo della crisi sono ancora i lavoratori.

E’ inconcepibile che nella manovra finanziaria per il 2014 sia prevista una riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici, riduzione che si vuole applicare anche per gli stipendi che partono dai 600 euro mensili. Una riduzione che viene considerata estremamente grave dallo stesso CES, il Consiglio Economico e Sociale

Prosegue così la difesa del settore pubblico del paese, continua l’opposizione allo smantellamento del welfare in generale. Dalle parole dei pensionati, dei disoccupati, di chi ha perso il lavoro da un giorno all’altro si comprende come ci sia angoscia e tensione, angoscia perché, a detta di un manifestante “mai ho provato un tale sentimento, che credo proprio sia odio”. E ancora, di fronte al parlamento la mattina del primo novembre, si incontrano giovani precari stanchi di lavorare gratuitamente, senza alcuna garanzia di un futuro migliore per le proprie condizioni di vita.

Una lotta, dunque, quella della CGPT in difesa del pubblico, dei salari, delle ore di lavoro; l’obiettivo che si pone il sindacato è chiaro: riconquistare le 35 ore lavorative, oggi portate a 40.

Nelle prossime settimane è previsto uno sciopero dei dipendenti pubblici e il 26 di novembre un’altra manifestazione. Proseguono, contemporaneamente, gli scioperi dei lavoratori del settore trasporti.

di Edoardo Raimondi

Nato agli albori degli anni ’90 a Chieti, in Abruzzo, studia all’Università di Pisa, dove ha conseguito la laurea triennale in filosofia con una tesi su Hegel e l’idealismo tedesco. Ora a Lisbona, scrive dell’attualità politica e universitaria fra Italia e Portogallo collaborando anche con il giornale “Il Becco” www.ilbecco.it
Salvo accordi scritti, la collaborazione di Edoardo Raimondi a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.
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10 pensieri su “CGPT ancora in piazza contro l’austerity

  1. Il problema è l'enorme deficit e la situazione del Paese pre-crisi. Le misure fanno sì che in molti potenti ci mangiano, ma il margine di manovra è molto più ristretto rispetto all'Italia. Da noi puoi toccare tante cose, ma la casta non te lo fa fare. In Portogallo, ammesso e non concesso che si tagliassero i privilegi della casta, purtroppo i problemi permarrebbero comunque. Alcune misure amarisse di austerità sarebbero necessarie anche se ora vi fossero politici virtuosi (in senso lato) sia a livello europeo che nazionale.
    Portogallo vittima delle speculazioni. Ripeto che il margine di manovra è ben inferiore e purtroppo l'economia è debole. Eresia affermare che i tagli effettuati in tal modo sono necessari, però delle misure di austerity sarebbero comunque inevitabili.
    Un caro amico, esperto di economia, mi parlava proprio dei margini di manovra. A prescindere dal grado di ingordigia dei politici, purtroppo in Europa devi arrivarci con i conti a posto. Mentre in Italia i problemi sono dovuti a mafie, governo parassita, casta, etc, in Portogallo queste difficoltà sono per lo più dovute al fatto che il Paese non è mai stato ricco e che la produttività è bassa. Ovvio che è tra i più deboli, quindi viene colpito maggiormente dalla crisi.
    Fermo restando che l'entità di queste misure sarebbe potuta essere indubbiamente inferiore se i potenti avessero davvero tenuto alle sorti del Paese.

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  2. Sulla necessità dell'austerity possiamo discutere, indubbiamente. Sta di fatto che nel dibattito attuale gli esperti soprattutto, si sono nuovamente convinti che queste politiche economiche ( e non le definizioni astratte che si riferiscono alle manovre finanziarie) sono controproducenti alla crescita e al risanamento effettivo dei debiti pubblici europei, a parte (e neppure del tutto) per la Germania. Non credo sia cambiato molto rispetto alle antiche politiche di potenza tra stati. Ciò non toglie che sia necessario costruire un'Europa giusta, solidale e che possa garantire un benessere. Molto difficile se sono i popoli più deboli a dover scontare manovre finanziarie dettate da interessi di alcuni soggetti finanziari e politici. Non credo sia questa la strada per la costruzione dell'Europa, se siamo arrivati a convenire tale necessità (da un punto di vista, primariamente economico). Sono d'accordo sulla condizione portoghese, ma l'obiettivo dovrebbe essere quello di salvaguardare il tessuto sociale europeo, di conseguenza. Si tratta, credo, sempre di scelte politiche (le questioni tecniche, molto spesso non fanno altro che giustificare precisi progetti e interessi, aimè, sempre più privati). Che poi in Italia la crisi economica dipenda principalemente dalla “casta” mi pare piuttosto discutibile… di sicuro non farebbe male una sinistra credibile.

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  3. Attenzione, non ho scritto che dipende solo dalla casta, ma la casta è uno dei fattori. Non dimentichiamo certo il cancro principale, ovvero le mafie. Aggiungo che il denaro è molto mal distribuito. Le lobby impediscono i tagli ai potenti. Ho visto alla tv che in Portogallo serve 1 miliardo di euro per creare posti di lavoro e promuovere il lavoro: bene, cifra assolutamente bassa se la prendi da chi i soldi li ha. Solo che quando devi aggredire Zè Povinho, lo puoi fare e le manifestazioni riescono ad arginare solo in parte, mentre se devi fare tagli a lobby, casta, governo, etc, hai molti più ostacoli. Concordo su quanto scritto relativamente al tessuto sociale europeo. La Germania prima o poi verrà anch'essa pregiudicata se non vi sarà un equilibrio a livello di distribuzione economica in Europa. Un Italia debole non fa comodo all'Europa e prima o poi capiranno.
    Scusami se vado un po' off-topic: in Italia vedo molti giovani che a 30 anni non hanno intenzione di trovare un lavoro vero e questo esula dalla crisi. Il portoghese medio o si butta a fare qualsiasi lavoro o emigra. Molti giovani italiani sono “mammoni” e – stante anche questa crisi – rischiano di essere tagliati fuori dal mercato del lavoro (attuale e imminente). Questa generazione tra X anni potrebbe creare danni al Paese e allo stato sociale. Troppi giovani sono in queste condizioni (al sud soprattutto… e sono di Napoli). La crisi è innegabile, ma a differenza dei portoghesi, da noi molti non si rimboccano le maniche. Non generalizzo ovviamente, ma una parte purtroppo è così…

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  4. La redistribuzione della ricchezza è imprescindibile, attraverso le varie forme che essa assume. Fare scelte in tal senso oggi significa mettere in discussione spauracchi e credenze sedimentate nelle opinioni comuni e nelle prese di posizione. Torna a essere sempre un problema di natura politica e di responsabilità. Per questo credo che sia imprescindibile la ricostruzione di una sinistra che sappia radicarsi nella realtà o che almeno rinizi a farlo; e questo anche e sopratutto a livello europeo.
    Sui giovani fannulloni, bè non so cosa dire… credo che siano sempre esistiti dei fannulloni, da quando hanno imposto una falsa logica meritorcatica (che è diventata metodo di esclusione, e quindi risparmio sulla spesa) soprattutto nelle università. E' sempre più difficile avere garantita la possibilità di una scelta nel mondo del lavoro e a questo ci ha abituati il sistema. Ciò non significa, però, che questo sia giusto. A livello pratico, credo che se si smantella costantemente il welfare, si da adito a logiche, come dici tu, mafiose, non si offrono contratti di lavoro che garantiscano la dignità del lavoratore, non si investe in ricerca e istruzione sarà sempre più difficile dare possibilità concrete per poter vivere e lavorare dignitosamente.
    E questo al di là dei tempi di crisi economica. Non credo che offrire possibilità per una vita dignitosa significhi danneggiare lo stato sociale; e poi chi non vuol lavorare, per fortuna, ci sarà sempre, crisi o non crisi economica.

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  5. Concordo in toto con la tua analisi, Edoardo.
    Aggiungo che una redistribuzione della ricchezza passa per lo smantellamento di lobby e status quo, ovvero privilegi acquisiti da parte di chi ne può fare a meno.
    La connivenza e il margine di manovra fanno sì purtroppo che sempre Zé Povinho viene pregiudicato. Se si riuscisse a combattere quanto sopra, tutti starebbero meglio. I tagli purtroppo sono nemici della lungimiranza (riassumo la parte dello smantellamento costante del welfare, dei non investimenti, etc). Questo porta all'emigrazione, la quale è in parte un bene per il lavoratore (dico in parte, perché l'essere umano è quasi costretto e talvolta non ha possibilità di restare nella propria terra), mentre non è positiva per il Paese (fornita formazione gratuita ai Paesi di immigrazione).
    Detto questo, non vedo un futuro catastrofico per il sud Europa, in quanto non è nell'interesse di nessuno avere Paesi caduti negli abissi. Lo stato sociale sarà purtroppo sempre modificato. Magari l'unico amo al quale attaccarsi è proprio quello dei carnefici (UE) per i summenzionati motivi.

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  6. Vincenzo, sono anch'io d'accordo sulla tua analisi, ma il problema è sempre quello che attanaglia certi stati: la politica. Tu hai detto “fermo restando che l'entità di queste misure sarebbe potuta essere indubbiamente inferiore se i potenti avessero davvero tenuto alle sorti del Paese.” Ecco, il fatto è che ai potenti non frega niente del Paese, che siano quelli del Portogallo, dell'Italia, ecc. Il problema è proprio la politica. I potenti stanno bene nella loro posizione e, in certi paesi, soprattutto come l'Italia, paese di vecchi, essi hanno paura dei cambiamenti e di perdere tutti i loro privilegi. Quindi, il cambiamento deve venire da chi comanda, da chi ha il potere e decide le sorti del Paese, ma, ahimè, la vedo un'utopia. Specie in una nazione come l'Italia, in cui ci sono delle lobby e delle connivenze saldissime (vedi Stato e mafia, due facce della stessa medaglia) difficili da smantellare se non con un'azione davvero forte da parte del popolo, tipo una rivoluzione stile francese. Credo che se non si giungerà a questo, non cambierà mai nulla. E' il popolo “l'organismo” più forte che si può trovare in una nazione e che può decidere delle proprie sorti, ma se non prenderà mai coscienza di ciò, non cambierà mai nulla.

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  7. I nostri fratelli portoghesi (grande popolo come quello napoletano) hanno subìto e stanno subendo la soverchieria dei potenti. Come è accaduto in Italia 150 anni fa, quando il re Emanuele di Savoia (grande mariuolo e cerchiobottista) coadiuvato da “Garibbardo” e Cavour con prepotenza e inganno hanno scippato il Regno delle Due Sicilie alla grande dinastia borbonica gettando nel baratro Napoli e tutto il meridione. La colpa di questa crisi è da ricercare anche nella sbagliatissima politica Inglese che ha voluto annientare questa grande dinastia che governava con rettitudine e giustezza il sud Italia causando il crollo economico e politico dell'intera Europa. Le mafie sono un grande problema ma non dimentichiamo che sono nate per colpa dell'annessione del Regno Duosiciliano al resto d'Italia e oggi sono “made in northern Italy come Saviano docet. Concludo dicendo: Viva o'rre!

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  8. Ehi testina. Ma cosa scrivi? Ti ha dato di volta il cervello. Ma lo sanno tutti che al sud si vive con i soldi delle tasche del nord. Senza l'unità d'Italia sareste sepolti, altri che Grecia. Leggi notizie serie e non di parte. Non ti mando a ciapar i rat, perché sono sempre fiducioso che si possa imparare.
    Al sud non avete nulla a che vedere con i portoghesi. Loro sono gente onesta e lavoratrice.
    Un saluto da Travagliato.
    Silvano Brambilla.

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  9. D'accordo con Giuliano… aggiungo solo che la consapevolezza dei propri diritti e del proprio status di fronte alla realtà, è sempre tenuta attiva solo se si riescono a creare luoghi di confronto dove sia possibile riconoscersi nei propri interessi con chi si ha di fronte, interssi che si producono a ogni livello (da quello dei bisogni in poi). Un tempo a questo pensavano i partiti o i sindacati, soprattutto a sinistra. Sarebbe il caso che qualcuno tornasse a chiedersi come si fa a comprendere la realtà attuale… qualora si voglia esserne coscienti.

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  10. Caro Silvano Brambilla, nome tipicamente nordico e polentone, sarai un milanese figlio di papà. Ma ti sei reso conto di cosa hai scritto? Rileggiti la storia con molta attenzione e balzerà subito ai tuoi occhi ciechi che è proprio il contrario di quello che hai asserito. La VERA storia dice che i Borbone erano una grandissima dinastia, hanno apportato tantissime innovazioni che voi “savoiardi” ve le sognate. Ma lo sai che i Borbone avevano quantità liquide molto più ingenti rispetto agli spoliatori savoiardi? Visto che non lo sai vai a rileggerti bene la storia, ma non apprenderla dai libri di storia ufficiali faziosi a favore del nord, ma ti consiglio di leggere libri storici sulla casata dei borbonica, quelli si che sono libri non di parte!!!! Sulla tua ultima affermazione ti rispondo che noi del sud e in primis noi napoletani abbiamo da insegnare a tutti voi come si lavora. Al massimo siete voi i nullafacenti e lo posso affermare io che per qualche anno ho lavorato a Bologna e ho visto tanta gente “sfasolata” e inefficiente. Se ti leggi Goethe noterai che i napoletani lavoravano SEMPRE, dal più ricco al più povero, proprio tutti si davano da fare, erano e SONO ANCORA instancabili. Quindi primm e parlà: “sciaquat a vocca”!!!!

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