Delmino Pereira, Presidente della Federação Portuguesa de Ciclismo, ci racconta il ciclismo portoghese

Nella foto Delmino Albano Pereira Magalhães

Nella foto Delmino Albano Pereira Magalhães

Il paese si divise in due grandi Club, a quell’epoca non c’erano la televisione e la radio e il paese, sotto il fascismo, era poverissimo, mentre i nostri corridori andavano di città in città e si iniziavano a vedere i colori dello Sporting e i colori del Benfica dell’epoca e tutto questo fece appassionare i portoghesi al ciclismo.

Per far conoscere al pubblico italiano un po’ di storia del ciclismo portoghese, abbiamo deciso di intervistare Delmino Albano Pereira Magalhães, presidente della Federazione Portoghese di Ciclismo.

Un ciclista portoghese di successo degli anni 90′, sia livello nazionale che internazionale, Delmino Albano Pereira Magalhães, è ormai da qualche anno il Presidente della U.V.P/F.P.C (Federação Portuguesa de Ciclismo), eletto presidente nell’ottobre del 2012, ci ha spiegato in quest’intervista la storia di questo sport in Portogallo e come si sta sviluppando il futuro del ciclismo nella nazione lusitana.

Come nasce questo sport in Portogallo e da chi veniva praticato inizialmente?

Intanto una precisazione sul nome della federazione UVP-FPC, sigle che stanno rispettivamente per União Velocipédica Portuguesa e per Federação Portuguesa de Ciclismo. La federazione, fondata il 14 dicembre del 1889, si è chiamata UVP fino al 1944, quando è stata poi rinominata FPC. Detto questo, è importante sapere che Il ciclismo all’inizio del secolo era un’attività borghese, dell’alta società.

Solo le persone molto ricche avevano le biciclette, successivamente, ispirata da un giro a cavallo del Portogallo, è nata negli anni ’20 A Volta a Portugal, la nostra competizione nazionale a tappe, la prima edizione si svolse nel 1927.

Con questa manifestazione si affermò il ciclismo a livello popolare: tappe epiche anche di 300-400 km, biciclette pesanti e strade disastrate su cui pedalare.

La gente iniziò a pensare il ciclismo come qualcosa di eroico.

Quindi nacquero i grandi club portoghesi, come il Benfica e il Porto, negli anni ’30. Vennero fuori due grandi campioni, José Maria Nicolau del Benfica e Alfredo Trindade dello Sporting, che fecero grandi duelli e alimentarono una rivalità sportiva fortissima tra i tifosi durante A Volta a Portugal.

Il paese si divise in due grandi Club, a quell’epoca non c’erano la televisione e la radio e il paese, sotto il fascismo, era poverissimo, mentre i nostri corridori andavano di città in città e si iniziavano a vedere i colori dello Sporting e i colori del Benfica dell’epoca e tutto questo fece appassionare i portoghesi al ciclismo.

Questa rivalità tra Nicolau e Trinidade ha creato quella, presente anche nel calcio, tra Benfica e Sporting?

José Maria Nicolau, del Benfica, era alto, molto forte, e Alfredo Trinidade era più piccolino, più intelligente e astuto nel correre.

E c’era chi era a favore dello Sporting proprio perché gli piaceva di più l’intelligenza che la potenza fisica. È stata la prima grande rivalità sportiva in Portogallo. Poi, negli anni 50′, ci fu un altro grande corridore, Alves Barbosa de il F. C. do Porto, squadra di ciclismo nata più tardi e che, inizialmente, non ha avuto una dimensione nazionale come il Benfica e lo Sporting. Il Porto ha raggiunto successivamente tutto il Portogallo con la generazione di Pinto da Costa.

Possiamo quindi dire che è stato il ciclismo a far diventare questi club, tre grandi club portoghesi.

Voglio aggiungere qualche informazione su Alves Borbosa: è stato il primo ciclista portoghese ad andare al Tour de France, la prima volta è arrivato decimo. Ha vinto 3 Voltas a Portugal; Barbosa apparteneva ad una classe sociale media ed è stato il primo corridore ad essere allenato correttamente. Sapeva scrivere ed ha fatto anche un film, era un attore. I corridori a quel tempo erano autentici miti dello sport.

Negli anni 50 e 60 il ciclismo era all’auge della nostra storia. Erano gli anni degli arrivi nello Estádio das Antas (a Porto) e nello Estádio de Alvalade (a Lisbona), gli arrivi sulla pista dello stadio, completamente pieno, durante A Volta a Portugal, come se ci fosse una partita Benfica-Porto

Un ciclista portoghese famoso nel mondo è Joaquim Agostinho.

Sì, da metà degli anni ’60 fino a metà degli anni ’80 c’è stato Joaquim Agostinho.È arrivato tardi al ciclismo, a 24 anni, dopo aver fatto il militare.

Joaquim Agostinho è stato il miglior ciclista portoghese di tutti i tempi.

È arrivato nel 1978 e 1979, per ben due volte 3° al Tour de France, competizione dove ha vinto due tappe, inoltre ha vinto tre A Volta a Portugal dal 1970 al 1972 e per ben sei volte è stato campione del Portogallo dal 1968 al 1973, Agostinho morì in un incidente durante A Volta ao Algarve nel 1984. In Portogallo gli è stata dedicata una statua e ogni anno c’è una corsa di omaggio a Joaquim Agostinho.

Il movimento sportivo e la Federazione ciclistica portoghese, come si sono evolute dagli anni ’90 ad oggi?

Qui comincia la generazione dell’ultima parte del secolo, che è un po’ la mia. È stato in questo periodo che sono nate le altre forme di ciclismo. Come ad esempio, alla fine degli anni ’90, la mountain bike. Abbiamo allargato le nostre attività al ciclismo per tutti, al cicloturismo e negli ultimi anni stiamo crescendo abbracciando tutte queste forme di ciclismo.

L’ultimo periodo del secolo scorso ha visto l’internazionalizzazione del ciclismo portoghese. Oggi il nostro movimento sta crescendo, lo scorso anno siamo stati considerati la seconda federazione con il più grande sviluppo in Portogallo, tra ben 62 federazioni. C’è in questo momento una grande apertura della società alla pratica dello sport e all’utilizzo della bicicletta, anche per quanto riguarda la mobilità sostenibile.

Come federazione abbiamo vinto una medaglia d’argento olimpica alle olimpiadi di Atene con Sergio Paulinho, abbiamo avuto titoli internazionali, come vice campioni del mondo, siamo stati campioni d’Europa e abbiamo in questo momento una buona reputazione.

Nel 2012 abbiamo avuto per la prima volta un ciclista eletto miglior sportivo portoghese dell’anno: Rui Costa, che è arrivato decimo a livello mondiale e che in questo momento è la grande figura del nostro ciclismo, anche grazie all’ottimo Tour de France di quest’anno.

Qual è stato il suo obiettivo principale quando è diventato presidente della federazione?

Io sono stato un corridore e poi per otto anni Direttore della Federazione, prima di diventare Presidente.

L’obiettivo è quello di sviluppare ancora di più il ciclismo e l’utilizzo della bici in Portogallo. Per fare questo, serve una buona cultura del ciclismo e della bicicletta su tutto il territorio e per tutti. In questo periodo storico abbiamo grandi difficoltà economiche in Portogallo, ma il ciclismo ha buone capacità di adattamento, specie in un’epoca come questa di dipendenza dal petrolio e da altre risorse non rinnovabili.

Questa nazione possiede un buon clima, vorremmo che il Portogallo diventasse una destinazione europea e mondiale dove praticare il ciclismo.

Lei è stato un ciclista importante in Portogallo.

La mia storia come corridore è la storia della mia vita. Io sono nato in una regione interna del Portogallo, dove non si praticava questo sport e sono diventato ciclista per caso. Non vorrei che in futuro ci fossero corridori per caso, anzi, vorrei che la nostra federazione apra le porte a qualsiasi giovane che abbia l’ambizione di diventare un corridore. Io ero un giovane che è riuscito a essere campione nazionale, a vestire la maglia gialla della A Volta a Portugal, a piazzarsi sul podio della stessa competizione, a vincere delle tappe in carriera.

Come mezzo di promozione e comunicazione il ciclismo è il miglior prodotto del mondo. I mondiali di calcio e le Olimpiadi ci sono ogni quattro anni, il ciclismo ogni anno è presente con le sue manifestazioni internazionali.

Pensiamo alla Francia, il suo miglior biglietto da visita è il Tour. Quindi è molto di più di una semplice corsa, è uno spettacolo, Un’incredbile promozione turistica.

Però c’è il doping. L’UCI (Unione ciclistica internazionale) ha fatto un investimento senza precedenti nella storia dello sport e ha creato il “passaporto biologico”. I corridori che hanno fatto uso di doping sono stati subito presi, non si è perso tempo. Il ciclismo, in questo momento ha una casa più pulita, ci sono corridori che in un anno sono stati controllati anche 14 volte e le loro cartelle riportano tutte le variazioni del loro profilo biologico. Oggi il doping è molto ridotto, stiamo investendo nella credibilità del ciclismo. La parola chiave è appunto “credibilità”. Se hai un buon prodotto, devi essere credibile. Il doping è ciò che toglie credibilità a questo sport.

Ci sono persone della mia età che hanno la filosofia del doping, pensano che sia tutto sommato accettabile.

Va cambiata la mentalità, sarà un processo lungo, ma non c’è altra strada da percorrere. Questa è una lotta.

Il pubblico merita uno spettacolo credibile. Non può essere ingannato.

Quali sono i giovani ciclisti portoghesi del futuro?

Non ci sono giovani campioni. Ci sono generazioni che possono essere importanti. Io penso che abbiamo una buona generazione.

Quella di Rui Costa, lui è già un campione, come lo è Sergio Paulinho. Questa è una generazione vincente, abbiamo 15 corridori portoghesi nel circuito mondiale ed è un record assoluto della nostra storia, e abbiamo un gruppo di atleti giovani con cui stiamo lavorando e da cui credo usciranno 6 corridori buoni. Stiamo lavorando bene. I giovani sono attratti dall’idolo e Rui Costa attrae giovani a praticare il ciclismo.

Il problema adesso è che molti giovani oggi non vedono delle possibilità nel loro futuro, per motivi economici molti ragazzi possono esitare nel tentare una carriera sportiva. La passione è una componente fondamentale.

Oggi abbiamo una generazione di figli unici, uno o due figli al massimo a famiglia. I genitori spesso non vogliono che il figlio sia un ciclista, vogliono invece che diventi medico o calciatore. Io ho vissuto altri tempi, sono cresciuto in un famiglia numerosa con 4 fratelli e ognuno è andato per conto suo. Come federazione oggi dobbiamo essere organizzati e credibili e far capire ai genitori che i loro figli possono avere un futuro come professionisti.

A Volta a Portugal, il giro del Portogallo. Cosa dire a chi non lo conosce?

Il giro del Portogallo è un evento che si svolge nella prima settimana di agosto, in un periodo dell’anno in cui non c’è il calcio e nel quale molte persone sono in ferie.

E’ una manifestazione seguita in tutto il paese e tanti cittadini vanno a seguirlo sulla strada e nelle città dove la Volta fa tappa. Anche a livello mediatico siamo seguiti e rientriamo tra i grandi eventi sportivi nazionali.

E poi una cosa davvero bella: quando gli emigranti portoghesi tornano in estate nella propria terra natia vogliono che il giro passi nella loro zona, questa competizione fa parte della loro vita.

 

di Luca Onesti

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