In Portogallo

Odeceixe
Quella che avevamo preso era una strada dritta che culminava in un parcheggio affacciato su uno strapiombo. Un senso di fine, in qualche modo di risoluzione, si affacciava a noi stessi senza che avessimo alcuna voglia di respingerlo. Volevamo andare incontro al nulla con la giustificazione del viaggio. L’Oceano era là in fondo, plumbeo, placido e potente.

Sines
Siamo così felici. Non c’è bisogno di nient’altro. Mentre attraversiamo il bosco l’odore di resina dei pini ci entra fin nei polmoni. La notte incombe sulla costa alentejana. Abbiamo fame, fame di vita e di coniglio con le olive, salmone, e vino. Laggiù in fondo alla rotonda, nell’entroterra di Sines, la luce fioca di una trattoria emerge dal silenzio.
Algarve
Quando il vino prende il sopravvento, il volume delle conversazioni aumenta a dismisura. Joao si alza e se ne va. Non ha retto alla descrizione della mattanza dei maiali che avrà luogo l’indomani. Sangue, tanto sangue, e grida di porco. Dopo la cena prendiamo delle sostanze allucinogene comprate in un negozio a Lisbona prima di partire: ad Albufeira d’estate ci sono gli inglesi, d’inverno rimangono le insegne semi-accese dei pub, e poco più. L’indomani arriva, ripiove, è domenica. I piedi affondano nel fango della fattoria, rincorrendo le galline. Ci hanno regalato una pernice e un coniglio, ancora caldi dalla caccia. Ogni tanto ricordiamo di averli nel bagagliaio, mentre si fa rientro, sull’autostrada.
Azenhas do Mar
La festa religiosa del paesino è iniziata. Una ordinata processione percorre le vie della parte alta. In fondo alla strada, un uomo sosta con la sua motocicletta. Sovrappeso, imbarcato, a fatica tocca i piedi al suolo. Fa rombare il motore. La camicia gli aderisce perfettamente alla schiena. Poco più su, si sono messe in moto le giostre. Nuvole di fumo si alzano dai bracieri strapazzate dal vento atlantico. Andremo là per cena.
Lisbona
Alberto ha comprato casa al Campo dos Martires da Patria. Cazzo quanto avrà da lavorarci! Nel giardino ci sono piante infestanti alte quattro metri. I vicini hanno preso l’abitudine di gettare i rifiuti nel cortile interno. Mentre strappiamo l’erba con le mani, si pensa alla possibilità di fare un terrazzo che si affacci su tutta la città. Sarebbe magnifico.
Lisbona 2
Finalmente sono arrivato. E’ tutto il viaggio che penso a come sarebbe stato tornare. Andare, e tornare.
Lisbona 3
Vivere la vita come se fosse un sogno e il sogno come fosse la vita. Lo scrisse Pessoa, che a Lisbona ha cambiato più di venti appartamenti nella sua vita.
 
Lisbona 4
I dribbling dei portoghesi. Così leziosi. Così fini a se stessi. Non sono mai stato un mago della tecnica. Mi piace andare al concreto. Quando ti passano una palla spalle alla porta, ti devi appoggiare di prima, o difenderla coi gomiti. Se poi una palla vacante rimane in area piccola, la spari di punta sotto la traversa. E’ questo che mi faceva vincere a calcetto, in quel campo di cemento recintato, affacciato sul Tago.
Vento

A loro due quel vento era sempre piaciuto. Forse perché piaceva loro la casualità delle cose, quella scusa di chi non riesce a capire le cose o comunque se ne tira fuori per paura, timore, vigliaccheria. Quella sera avevano concluso che le cose vanno come devono andare e che tutto si realizza per coincidenza. Era un’ottima scusa in generale. Guardando le luci del ponte appoggiati al parapetto il destino sembrava loro così limpidamente libero dalle azioni progettate. Il vento aveva spazzato via la calura. E il vento scompigliava i loro capelli e accarezzava il loro viso, piegava le cime degli alberi e tutto le cose diventavano relative, quando tirava vento.

di Lorenzo Pini

Lorenzo Pini divide il suo lavoro tra la grafica editoriale e la scrittura di viaggio.  Ha scritto “A Lisbona con Tabucchi. Una guida” e “Lisbona. Ritratto di una città”

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Lorenzo Pini a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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