Voglio una Roma più Lisboeta

roma-tevere

Se leggi con la dovuta costanza Lisbon storie, saprai che vivo con un piede a Roma e l’altro a Lisbona, mentre il portafogli, che dovrebbe stare in mezzo, se lo spartiscono fraternamente la TAP e Ryanair. Per motivi che non ti interessano non mi sono mai trasferito definitivamente nella capitale portoghese, quindi mi trovo a dover prendere il meglio e il peggio delle due città.

Un’impietosa statistica fatta da me stesso, però, vede Lisbona primeggiare nell’area del “meglio”, mentre Roma naturalmente svetta orgogliosa in tutte le aree del “peggio”. È che forse Roma ha esaurito tutto il suo potenziale di civiltà quand’era caput mundi. Un po’ come Baghdad, culla della civiltà della Mesopotamia, o Alessandria d’Egitto, patria dei faraoni, o Atene, che è messa come è messa.

La storia non fa sconti: sei stata civile duemila anni fa? Allora hai già avuto quello che ti spettava. Considerazioni balzane a parte, il mio sogno è che Roma, pur se patria dell’arroganza crassa in quanto infestata da almeno un milione de coatti, diventi un tantino più civile.

Non dico come Stoccolma o Francoforte, non ce la farebbe mai, ma almeno come Lisbona, che nel suo piccolo, pur essendo una pigra e trasandata città del sud Europa, si difende molto bene. Quindi a partire da questo rigo di testo rivolgo il mio accorato appello al sindaco di Roma, affinché copi, almeno in parte, alcuni piccoli accorgimenti che a Lisbona –che pure non è una città linda e pinta- sono diventati pane quotidiano.

Se si cominciasse a copiare anche da Lisbona, città più simile a Roma di Stoccolma o Francoforte, forse qualche ragno dal buco lo caverebbe. Faccio solo dieci esempi casuali, per non essere noioso.

1. Il Comune di Lisbona ha attivato da diversi anni il programma Start Up Lisboa: si tratta di una rete di incubatori d’impresa rivolta ai giovani con un’idea imprenditoriale innovativa. Un giovane fa domanda al Comune e, se il suo progetto imprenditoriale viene valutato positivamente, può usufruire per due anni di un ufficio, con tutte le utenze e i servizi connessi, nonché di una consulenza ad hoc per avviare l’attività, ottenere finanziamenti, eccetera. Già oltre duecento progetti sono stati avviati grazie a questo programma.

2. Basta coi cassonetti della monnezza: raccolta porta a porta in tutta la città (che oltretutto non è un’esclusiva di Lisbona ma di tutte le città civili) con l’immondizia depositata davanti al portone solo a partire da una certa ora.

3. Isole pedonali vere, non per finta. Anziché attivare gli inutili varchi che i coatti romani eludono coprendo le targhe o passando in senso inverso, si possono installare dei cilindri a scomparsa all’ingresso di tutte le ZTL fornendo il telecomando per l’accesso solo ai residenti e ai tassisti. A Lisbona (e altrove) mi pare che funzioni!

4. Più sicurezza per le strade: telecamere disseminate in città, come nel Bairro Alto e altrove, per beccare in flagrante il testa di minchia che parcheggia in doppia fila, il ladruncolo che scippa la vecchietta, eccetera.

Problemi di privacy? Proprio tu che pubblichi su Facebook le foto di tutta la tua famiglia in costume da bagno?

5. Hai mai notato le strisce pedonali di Roma? Certo che no, visto che sono perennemente sbiadite e cancellate, anche solo dopo un paio di settimane dalla loro posa in opera. E se invece di usare l’inchiostro simpatico si cominciasse a utilizzare la speciale resina indelebile spessa un centimetro che dura anni ed è ben visibile? E se poi, oltre a ciò, si mettessero dei led lampeggianti su tutto l’attraversamento pedonale come ad esempio nelle passadeiras della Calçada do Combro?

6. A Lisbona negli ultimi anni sono stati aperti il Museu do Oriente, il MUDE, l’Atelier Julio Pomar e altri ancora, riattando edifici di archeologia industriale o, nel caso del MUDE, l’antica sede di una banca. Roma, più che di nuovi musei (per pietà non voglio citare l’ex mattatoio, che appunto è ancora un ex mattatoio), avrebbe forse bisogno di uno svecchiamento di quelli già esistenti, con nuove formule di approccio ai visitatori, nuovi linguaggi e nuovi layout di percorsi. Tutte cose molto più economiche della costruzione ex novo di spazi espositivi.

7. Tempo fa a Ballarò è esploso lo scandalo degli obbrobriosi furgoncini che infestano i monumenti romani.

Ma fare come hanno fatto a Lisbona coi chioschi? Bandi pubblici, licenze regolari, indicazioni da rispettare per attività lecite che portano fatturato, pulizia, socialità e presidio spontaneo del territorio.

8. Anche molte strade di Lisbona sono martoriate dalle voragini, ma da circa un annetto hanno cominciato a riqualificare il manto stradale di vari quartieri. In un paio di mesi (mesi, non anni!) hanno rifatto strade, scalini e marciapiedi di tutto il quartiere di Santa Catarina.

Adesso è un gioiellino in cui è ancora più piacevole passeggiare (visto che è ZTL de verdade), in cui nemmeno gli innofensivi spacciatori che vi stazionano si permettono di buttare cartacce. ‘N se pò fa’ pure a Roma? Un altro esempio è la creazione della Ribeira das Naus, il nuovo lungotagolungotago più centrale della città, che ogni giorno richiama migliaia di persone per passeggiare o godersi il tramonto.

9. Gli stabili fatiscenti dei quartieri storici sono sempre meno, grazie a politiche abitative che contrastano i risultati di una gestione del “parco case” abbastanza dissennato dei decenni precedenti. La precedenza va ai giovani, agli imprenditori che gentrificano, ad associazioni culturali che ravvivano quartieri altrimenti destinati al degrado (Intendente, Mouraria, ecc), ad atelier di giovani artisti, creativi e artigiani.

10. Tutto questo però non è possibile senza far sentire la popolazione parte attiva del rinnovamento. La sensazione è che a Lisbona non valgano le regole da clan che vigono a Roma e in Italia (se conosci, se sei figlio/nipote/delfino di).

La sensazione è che se hai una buona idea, le istituzioni ti danno ascolto e, se ci sono le condizioni, ti sostengono nei tuoi progetti, crisi o non crisi.

Del resto, in una città in cui c’è l’Orçamento participativo, in cui cioè i cittadini esprimono le proprie idee per la città e poi il Comune le mette ai voti su internet, vuol dire che l’idea, se è valida, lo è a prescindere da chi la propone.

Si chiama democrazia o meritocrazia, ma ho il sospetto che siano la stessa cosa.

 

 

di Graziano Stanziani

 

Graziano Stanziani, originario di Chieti, dopo aver lavorato a Roma e Milano come copywriter in alcune agenzie di pubblicità, ha deciso di fare il pendolare tra Roma e Lisbona. La sua storia d’amore con la capitale portoghese risale al 2001: permanenze di vari mesi, lo studio della lingua, la costruzione di una fitta rete di contatti e dulcis in fundo l’acquisto di una casetta in loco hanno consolidato la sua relazione con questa meravigliosa metropoli pervasa dal profumo dell’oceano.
E a coronamento di tutto ciò, c’è stata l’apertura del blog Lisbon Storie.

 

 

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Graziano Stanziani a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...