Verso le co-adozioni in Portogallo

Da sinistra a destra nella foto: Mariana, Marta e Matias

 

Lo scorso 22 giugno si è svolta la 14° Marcia dell’Orgoglio LGBT a Lisbona.

Nella centralissima Praça da Figueira, incontriamo Mariana Martins, giovane professoressa e mamma di Matias. “Io e Marta siamo sposate. A rimanere incinta sono stata io, in una clinica spagnola, ma la volontà e gli investimenti per avere un figlio sono stati di entrambe. Abbiamo provato con l’inseminazione artificiale, alternativamente, a rimanere incinte ed e al quinto tentativo, questa volta con la fecondazione in vitro, è successo questo miracolo. Matias ha già due mamme, solo che una non è riconosciuta legalmente”.

Marta è sorda ed è educatrice d’infanzia per bambini sordi, Mariana utilizza la LPG (la Lingua Gestuale Portoghese) per insegnare il portoghese ad alunni sordi. “Siamo entrambe delle insegnanti e mi sembra una grande ipocrisia il fatto che possiamo educare i bambini degli altri e non lo possiamo fare invece con dei bambini nostri” ci dice Mariana. È proprio per i casi come quelli di Mariana, Marta e Matias che l’Assembleia da Republica, il parlamento portoghese, ha approvato lo scorso 17 maggio il progetto di legge che prevede la possibilità di co-adozione da parte di un coniuge o partner di fatto dello stesso sesso. Isabel Moreira, deputata del PS (Partito Socialista), prima firmataria del progetto di legge ha dichiarato che questo progetto di legge va a riempire un vuoto legislativo che attendeva con urgenza di essere regolato, perché riguarda il “superiore interesse del bambino”.

“Facciamo l’esempio di due donne sposate che crescono un figlio. In assenza della madre riconosciuta legalmente, l’altra non può prendere nessuna decisione urgente per il bambino, come quelle riguardanti le cure mediche. E nel caso la madre riconosciuta muoia, il bambino si troverebbe ad essere orfano di entrambe le madri, perché verrebbe affidato al ramo della famiglia della sola madre riconosciuta dalla legge” ha dichiarato la esponente del PS.
La proposta di legge, approvata per le sue linee generali, attende di completare il suo iter legislativo e poi di essere firmata e promulgata dal Presidente della Repubblica.

Il voto a favore è stato trasversale: presentata dall’opposizione, la proposta infatti ha raccolto inaspettatamente voti nello schieramento di governo, in particolare sono stati decisivi 16 voti a favore espressi da alcuni deputati del PSD (il Partito Social Democratico del premier Pedro Passos Coelho). Secondo quanto scrive il giornale Público, il gruppo di lavoro che in parlamento sta preparando gli aspetti specifici della legge dovrebbe terminare a breve, in modo da procedere alla votazione il 24 luglio, ultimo giorno di sessione parlamentare prima delle ferie.

Paulo Côrte-Real è il presidente dell’ILGA, l’associazione più antica in Portogallo di intervento per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, fondata nel 1995.

È stato lui a presentarci Mariana e Marta. “All’ILGA abbiamo un gruppo di famiglia – ci spiega Paulo – e l’urgenza della questione che riguarda i bambini all’interno delle coppie di fatto o sposate dello stesso sesso ci ha spinto, indipendentemente dal processo legislativo in corso, a ricorrere ai tribunali con una azione popolare, che abbiamo promosso come associazione.

In Portogallo le coppie di fatto sono riconosciute dal 2001 e il matrimonio per persone dello stesso sesso dal 2010. Quindi sono sempre di più i casi concreti di bambini che non hanno gli stessi diritti dei bambini delle coppie eterosessuali. Recentemente, il Tribunale europeo per i Diritti umani ha condannato l’Austria per non permettere la co-adozione per le coppie dello stesso sesso, quando la permette per coppie di sesso differente, Lo stesso accade in Portogallo ed è perciò che abbiamo intrapreso questa azione legale.

La legge che arriva finalmente a regolare questi casi è una vittoria ma ci sono altre questioni fondamentali per quanto riguarda la genitorialità, che vanno al di là di questo provvedimento legislativo: la candidatura all’adozione per le coppie omosessuali ad esempio, oppure la procreazione medicalmente assistita, che in Portogallo è possibile solo per donne sposate o unite di fatto con un uomo, e non lo è per le donne single o sposate o in unione di fatto con una donna.”

testo e foto di Luca Onesti
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