Sulle orme di Tabucchi – Come in un suo racconto

Nell’agosto dell’estate scorsa sono tornata a Lisbona  per andare a trovare Tabucchi al cimitero, per lasciare una copia del mio libro alla moglie. Alloggio a Casa de São Mamede in rua de Scola Politecnica, vicinissima ai Tabucchi. Lisbona scintilla ma io penso alla morte, come succede a Pereira all’inizio del romanzo. Cammino per la città, sono dietro ai miei fantasmi con i ricordi della gita con la scuola di due anni prima, perchè a gennaio è morta anche Elisa in un incidente col motorino, una mia alunna di allora dagli occhi chiari di cielo. Sovrappensiero la prima sera al Bairro Alto scivolo, prendo una buca e mi faccio una caviglia gonfia.

 

E se in Requiem Tabucchi arriva al cimitero do Prazeres con la camicia tutta bagnata di sudore, io ci arrivo un po’ zoppicante a trovare lui. E subito dopo vado a vedere il quadro delle tentazioni di Sant’Antonio di Bosch al museo di Arte Antiga. Quasi senza volerlo il mio terzo viaggio Lisbona è stato un racconto tabucchiano…

Quando poi sono tornata a Roma a settembre scorso ho deciso che il mio prossimo libro sarebbe stato un percorso a tappe sulle orme di Tabucchi, partendo proprio da quel viaggio di istruzione, dalla lezione che il Professore tenne agli studenti del Pasteur. Così sono andata a trovare i suoi amici a Pisa, mi hanno accolto come se ci conoscessimo da sempre, perchè sembravo appena uscita da un libro di Tabucchi, hanno detto.

Ma soprattutto ho parlato con Don Alessandro Santoro della comunità le Piagge a Firenze con cui Tabucchi collaborò per aiutare i Rom che abitavano nelle baracche in condizioni miserrime alla periferia della capitale del Rinascimento. Per Tabucchi era umanamente intollerabile che a pochi chilometri dalla cupola del Brunelleschi ci fosse un popolo di grande cultura che viveva nella sporcizia, tra i topi, senza acqua. Don Alessandro mi ha parlato della “solidarietà leggera” che aveva Antonio, con alta intensità e basso protagonismo.

E sono tornata diverse volte quest’inverno alle Piagge ed ero lì a messa la domenica di marzo quando ha battezzato due bimbi belli di una coppia gay, e in quella mattina c’era sole e tanti dubbi, ma anche, in quella celebrazione, un amore più forte di qualsiasi divisione o preconcetto.

Ho pensato che anche questo debba in qualche modo entrare nel mio libro.  Perchè il bello di questo mio andare sulle orme di Tabucchi è di scoprire cose, sensibilità e luoghi che in qualche modo mi appartengono, ma mi spingono anche a fare un passo oltre, come un respiro più grande di comprensione e conoscenza.


Leggi anche:

L’io sono tanti 
 
Il lontano è vicino, tu sei l’altro

Una quarta di copertina scritta all’ultimo

Un sogno a Lisbona

 

di Maria Cristina Mannocchi

 

Maria Cristina Mannocchi insegna Italiano e Latino in un liceo di Roma. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo libro, “Tempeste e approdi, la letteratura del naufragio come ricerca di salvezza” Edizioni Ensemble, con la quarta di copertina di Antonio Tabucchi. In passato si è occupata anche di critica letteraria e di teatro.

 

E’ inoltre autrice del libro Tempeste e Approdi  

Salvo accordi scritti, la collaborazione di Maria Cristina Mannocchi a questo sito è da considerarsi del tutto gratuita, volontaria e non retribuita. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non ha alcuna cadenza periodica.

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