IL MITTE – intervista al Direttore Valerio Bassan del quotidiano online di Berlino per "italofoni"

Merkel dispone di un potere molto grande, e questo contribuisce a renderla invisa agli stati in crisi. La versione tedesca del “chi è causa del suo mal pianga se stesso” è stucchevole e controproducente. Personalmente, però, pur ritenendo che Merkel abbia delle colpe, non credo sia la responsabile di tutto: se gli stati del Sud Europa non fossero in difficoltà, l’influenza politico-economica della Germania sarebbe molto limitata, e così la forza della Cancelliera. La verità è che l’euro, dal momento della sua introduzione, sta contribuendo a dividere il continente, anziché ad unirlo

Sosteniamo Pereira ha contattato Valerio Bassan, Direttore del giornale online Il Mitte, quotidiano di Berlino per “italofoni”, per farsi raccontare cosa succede nella città tedesca e della sua avventura editoriale.Domanda inevitabile, come nasce Il MITTE? L’idea del Mitte nasce in Italia, dalla mente di Elena Brenna, la mia compagna. Abbiamo deciso di sviluppare insieme questo progetto a Berlino, città che amavamo e che esercitava su di noi un’attrazione profonda. Siamo arrivati qui a marzo del 2012, e dopo due mesi di lavorazione il giornale è andato online. Il perché è semplice: l’idea era buona, il numero di italiani in città in grande crescita, mancava uno strumento simile. Le potenzialità per creare qualcosa di valido, insomma, c’erano tutte.


Quanti sieti a scriverci, a quale pubblico vi rivolgete?

Io e Elena curiamo la gran parte dei contenuti del giornale, così come tutti gli aspetti tecnici e di gestione. Io mi occupo della parte editoriale e del coordinamento dei collaboratori. In poco più di un anno, Il Mitte ha ospitato contributi di oltre trenta collaboratori; tutti sono a titolo volontario, dal momento che il quotidiano è completamente auto-finanziato. Lo scopo è quello di raccontare Berlino con professionalità, trattando sia temi di attualità sia temi di approfondimento. Ovviamente, il giornale rivolge un’attenzione particolare alle interconnessioni culturali, politiche ed economiche in atto tra Italia e Germania.

Chi sono gli italiani che si trasferiscono e decidono di vivere a Berlino? 

Sono davvero tanti: 25mila secondo le stime ufficiali, forse qualcuno in più. In ogni caso, sono in costante aumento. Si tratta di ragazzi e ragazze di diversa origine ed estrazione. Generalizzare, in questi casi, è sempre un errore: ci sono i tanto biasimati artisti, ci sono gli studenti erasmus, ma ci sono anche i professionisti in cerca di nuovi stimoli, le famiglie con bambini. Il livello medio di istruzione è decisamente alto, l’età invece è variabile. Si va dai giovanissimi – 20/22 anni – ai 50enni. Berlino è attraente da un punto di vista culturale e artistico, e offre una buona vivibilità; dal punto di vista lavorativo, però, non è una città semplice.

C’è tanta domanda e poca offerta, infatti qui la disoccupazione è a livelli italiani.

Cosa pensi della crisi del sud Europa e delle politiche di austerità?

Personalmente ritengo che un’austerity senza crescita sia inutile. Le riforme sono necessarie ma tagliando e basta non si risana un paese, si nasconde temporaneamente il problema. Il Sud Europa dovrebbe tornare a puntare forte sulle esportazioni, cercando al contempo di costruire una visione a lungo termine.

L’ossessione del responso delle borse e delle agenzie di rating è comprensibile, ma ci sta schiavizzando: quello di cui i PIGS hanno bisogno è stabilità e fiducia, e queste due si ottengono soltanto se la classe politica riesce a riscrivere una visione economica e sociale a lungo termine.

La Germania e soprattutto la Merkel, non è molta amata, per usare un eufemismo, in Portogallo. Qual’è la tua opinione sulla Cancelliera Tedesca?

Merkel dispone di un potere molto grande, e questo contribuisce a renderla invisa agli stati in crisi. La versione tedesca del “chi è causa del suo mal pianga se stesso” è stucchevole e controproducente. Personalmente, però, pur ritenendo che Merkel abbia delle colpe, non credo sia la responsabile di tutto: se gli stati del Sud Europa non fossero in difficoltà, l’influenza politico-economica della Germania sarebbe molto limitata, e così la forza della Cancelliera. La verità è che l’euro, dal momento della sua introduzione, sta contribuendo a dividere il continente, anziché ad unirlo. E quindi c’è un problema di fondo da risolvere, che prescinde da tutti questi (sterili) conflitti inter-nazionali.

Il Portogallo, secondo te, e in generale i paesi che sono sotto la morsa della Troika, cosa dovrebbero fare? Accettare le ricette economiche o ribellarsi?

La situazione varia di caso in caso. Il tema è troppo grande e complesso per essere liquidato in poche righe: in ogni caso, sono del parere che le ricette imposte dall’alto abbiano sempre una scarsa probabilità di riuscita. Chi conosce la situazione interna di un paese meglio del paese stesso? Penso all’Italia, ma anche a Grecia e Portogallo. Non è la prima crisi della nostra storia, e siamo sempre riusciti a cavarcela con le nostre forze.

Valerio Bassan, direttore de IL MITTE http://www.ilmitte.com/

 
26 anni, lombardo con anni di studio a Milano (triennale in “linguaggi dei media” e master biennale di giornalismo alla Cattolica). Collabora con Linkiesta.it, TgCom24, Radio Montecarlo. Nel 2012 è uscito il suo primo documentario, Kosovo Versus Kosovo (kosovoversuskosovo) premiato al festival “Un film per la pace”, organizzato tra Italia e Slovenia. A breve uscirà un suo ebook sui nuovi modelli economici e culturali del giornalismo, edito da GoWare; da mercoledì prossimo, 5 giugno, sarà invece online The Euro War, il suo “blogumentario” che racconta la crisi dell’Euro e dell’Europa da un punto di vista economico e sociale, oltre che culturale. Il sito sarà online a questo indirizzo: theeurowar.com
 
Per maggiori informazioni su Valerio Bassan: 
http://valeriobassan.wordpress.com/il-mitte/ 

di Daniele Coltrinari
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