La Troika, la marcia e quella voglia di ribellarsi all’austerità

Il Premier portoghese Pedro Passos Coelho

Il Governo di Pedro Passos Coelho ha incontrato oggi Il PS (Partito Socialista Portoghese) e il suo Leader,  António José Seguro. “Non c’è niente di nuovo” ha detto Seguro. Il governo di centro destra, formato dal PSD (Partido Social Democratico) e dal CDS-PP (Centro Democratico Sociale-Partito Popolare) ha espresso invece una disponibilità per dei nuovi incontri, per una soluzione condivisa con il maggior partito d’opposizione. 

Cosa sta succedendo? Riavvolgiamo il nastro, sabato 13 aprile 2013: “Le misure che il governo ha annunciato nella lettera inviata alla Troika (delegazione formata dagli emissari di Banca centrale europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea) negli scorsi giorni dal Primo Ministro Pedro Passos Coelho, affermava Arménio Carlos (Segretario Generale della CGTP) non le accetteremo”

Una marcia contro l’impoverimento del paese, Marcha contra o empobrecimento organizzata dalla CGTP (Confederazione generale dei lavoratori portoghesi) si è svolta lo scorso sabato, davanti all’Assembleia da Repubblica, il parlamento portoghese, con la presenza di alcune migliaia di persone tra lavoratori, operai e studenti. Partite il 6 Aprile, le differenti marce hanno attraversato tutto il Portogallo, isole comprese, dandosi appuntamento per la tappa finale, sabato 13 aprile a Largo de Camões, dove le sezioni regionali del sindacato sono confluite per poi dirigersi compatte sotto il parlamento, dove era stato allestito un palco per l’intervento finale di Arménio Carlos, Segretario Generale della CGTP.  Il Segretario del sindacato è intervenuto parlando delle politiche e delle misure da attuare immediatamente, come l’aumento del salario minimo e della necessità di alimentare il mercato interno, unica strada per far crescere il paese. Arménio Carlos ha ricordato poi come la spesa pubblica per settori come sanità, istruzione e previdenza sociale siano inferiori alla media europea. E poi, alzando la voce dal palco, quasi a incitare i presenti, dichiarava che  “le misure che il governo ha annunciato (lettera inviata alla Troika negli scorsi giorni dal Primo Ministro Pedro Passos Coelho) non le accetteremo”.

Arménio Carlos

Giorni convulsi per il Portogallo che rischiano di farlo precipitare nella spirale greca: Lo scorso 5 aprile, la Corte costituzione nazionale portoghese (Tribunal constitucional) boccia, dichiarandole incostituzionali, alcune misure del governo, come il taglio delle tredicesime e delle quattordicesime agli impiegati statali, la riduzione delle pensioni e dei sussidi di disoccupazione. Decisione che rende impossibile riportare il deficit al 5,5%, come richiesto dalla Troika, per l’anno in corso. Pedro Passos Coelho va allora in televisione, domenica 7 aprile scorsa, affermando che c’è un’emergenza nazionale e attacca il Tribunal constitucional, come fosse un partito d’opposizione che mette a rischio la sopravvivenza del paese. Dimenticandosi però che questo organo è composto da giudici eletti per due terzi dal parlamento. E quindi anche dai partiti di governo. Il primo ministro assicura poi che le tasse non saranno alzate e che bisognerà tagliare la spesa pubblica, in settori quali sanità, istruzione, sicurezza sociale e trasporti pubblici.

Due giorni dopo, il 9 aprile, il ministro delle Finanze Vitor Gaspar firma un decreto che congela le spese ministeriali che non potranno essere effettuate senza la sua previa autorizzazione, escluse quelle legate al personale, ai servizi essenziali come acqua e luce e ai contratti già in vigore. Un sospetto comincia ad aleggiare tra l’opinione pubblica: la Corte costituzionale portoghese aveva già cassato lo scorso anno misure che andavano a intaccare gli impiegati statali e i pensionati. Come è possibile che il governo non sapeva di approvare delle misure economiche a forte rischio di incostituzionalità? Sembra quasi che si voglia scaricare la responsabilità dell’emergenza (le misure bocciate creano un buco di 1,3 miliardi di euro) sulla Corte costituzionale, trovando una valida giustificazione per risanare il debito attraverso delle misure strutturali di smantellamento di interi settori dello stato. Tra le ipotesi dell’esecutivo lusitano, avanzate alla Troika attraverso la lettera inviata lo scorso giovedì 11 aprile da Pedro Passos Coelho, si profila la possibilità di una equiparazione tra i lavoratori dipendenti e privati. Questo meccanismo potrebbe entrare in funzione con l’applicazione di una tabella salariale unica, portando dei risparmi alle casse dello stato.

Siamo ai giorni recenti, arriva la Troika a Lisbona, nel frattempo i ministri della Finanze della zona euro, raggiungono un accordo sulla proroga da cinque a sette anni per il rimborso dei prestiti di emergenza a Irlanda e Portogallo. Tuttavia per l’approvazione definitiva vi sarà bisogno dei dieci ministri dei paesi che non aderiscono alla moneta unica, ma che fanno parte dell’Ue.Ma ora, la Troika, vuole sapere come il governo portoghese troverà le risorse necessarie, dopo la bocciatura della Corte costituzionale, per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il PSD sta quindi cercando un accordo con il PS, per non radicalizzare lo scontro politico nel paese e non rischiare imprevedibili scenari di governo. La sensazione, da qui, mi fa dire che nessuno vuole altre misure di austerità. Anzi, è una certezza.Qualche giorno fa, L’ex presidente ed ex premier portoghese socialista, Mário Soares, ha dichiarato che tutte le forze politiche dovrebbero unirsi per far cadere il governo e respingere le politiche di austerità della troika, dell’Ue e del Fmi.

Testo di Daniele Coltrinari

 
Foto di Luca Onesti
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